Parto spesso per andare a fare escursioni a piedi o in bici, o uscite di surf e snowboard, e l’obbiettivo è sfuggire al bagliore degli schermi – non certo tenerci lo sguardo attaccato. Ma dopo essermi decisa a rinnovare le mie attrezzature Apple, ho dovuto ammettere che la giusta tecnologia può migliorare le esperienze outdoor, anziché essere una fonte di distrazione.
A stupirmi è stato soprattutto l’Apple Watch Ultra 3 che, con il suo spessore di soli 49 millimetri, è molto meno ingombrante di altri orologi sportivi e si adatta perfettamente al mio polso. Apple ha aumentato la luminosità dello schermo, il che rende più semplice controllare informazioni come il battito cardiaco senza rallentare. L’orologio si sincronizza con diverse app tra cui Strava, che registra percorsi e allenamenti di corsa e bici, e monitora dati legati alla salute come la qualità del sonno e la saturazione di ossigeno nel sangue. La facilità di attivazione della modalità Flashlight significa che non ho più bisogno di una torcia frontale nelle mie escursioni antelucane, e le nuove funzionalità offline – inclusi l’invio di messaggi e la condivisione della posizione tramite satellite, per non parlare la durata della batteria fino a 42 ore – lo rendono prezioso anche nelle zone isolate.
Ho abbinato l’Ultra all’iPhone 17 Pro, dotato di una delle più avanzate fotocamere da smartphone. Infatti, ha tre fotocamere posteriori, che lavorano in modo congiunto per offrire l’equivalente di otto obiettivi professionali. Notevole, come anche gli AirPods Pro. Ho orecchie piccole, e ho sempre avuto difficoltà a inserire gli auricolari, ma questi sono forniti di cinque misure di gommini. Sono stata felicissima di trovarne una perfetta per me. Hanno anche una fantastica cancellazione del rumore, che trovo molto utile quando faccio meditazione all’aperto. Altrettanto pratica è la modalità Trasparenza, che lascia trapelare qualche suono: è perfet che lascia trapelare qualche suono: è perfetta quando sono in bici o sullo snowboard – e non sto guardando lo schermo.
Parla con me: i software di traduzione in aiuto dei viaggiatori
Non so come, ma avevo dimenticato di portare con me la protezione solare in Egitto. Così, mi trovavo in una farmacia del Cairo, dove nessuno dello staff parlava in inglese. Per fortuna, avevo una sorta di arma segreta in tasca: prima di partire, avevo scaricato (gratuitamente) l’ultima versione alimentata da AI di Google Translate, incluso il pacchetto di lingue arabe.
Ho digitato la mia richiesta, e in breve tempo, un amichevole inserviente mi ha mostrato la precisa crema SPF 50 che cercavo. Se i sistemi di traduzione online non sono certo una novità, di recente hanno avuto una notevole evoluzione: l’Intelligenza Artificiale e SIM card sempre più potenti hanno reso possibile avere conversazioni fluide e istantanee in oltre 70 lingue, incluse quelle più ostiche come arabo, hindi, mandarino e turco. L’app non è senza pecche: in una tomba della Valle dei Re, l’assenza di segnale non mi ha consentito di “chiacchierare” con un guardiano delle pitture murali raffiguranti antichi dèi egizi come Anubi o Osiride.
Ma in superficie, l’ho trovata estremamente utile: dalla traduzione dei menu (usando la modalità telecamera) alle conversazioni con gli autisti sul leggendario traffico di Giza, fino all’ordinazione di un caffè in un affollato bar del Cairo, esattamente come lo volevo. – Paul Brady
