Una striscia azzurra appare all’improvviso, tra una pedalata e l’altra, tra una curva e un rettilineo, lungo strade sterrate e tratturi che profumano di macchia mediterranea. In punta di pedale, si entra nel cuore del Salento più autentico, mentre il paesaggio si svela lentamente. Tutto intorno scorrono muretti a secco che sembrano binari disegnati nella pietra, ulivi contorti dal vento e torri costiere che emergono all’orizzonte come sentinelle di pietra di un tempo lontano.
A guidare molti cicloturisti e appassionati è la filosofia della “cicloesplorazione”, un modo di muoversi che unisce sport, curiosità e scoperta del territorio. Roberto Guido, giornalista pugliese e appassionato cicloesploratore, ha trasformato questa idea nel progetto Salento Bike, portale dedicato agli itinerari in bicicletta nel tacco d’Italia, con fini esclusivamente divulgativi. Tanti i percorsi possibili sulle due ruote: uno dei più affascinanti – “acqua e terra” – parte da Nardò, nell’entroterra ionico a pochi chilometri da Lecce, va fino a Santa Maria di Leuca (circa 71 chilometri) e poi fa ritorno nell’elegante città barocca.
Nardò non è affacciata direttamente sul mare e proprio per questo, lontana dal frastuono delle località balneari, mantiene ritmi lenti, una vita culturale sorprendentemente vivace e una bellezza che si rivela solo a chi sa osservare con sguardo di stupore. Già il nome racconta una storia. Nar, in illirico, significa acqua: la stessa che nei secoli ha nutrito gli orti dei Messapi (i fondatori, prima dell’arrivo di Greci, Romani e Normanni) e alimentato narrazioni tramandate da generazioni.

Una leggenda racconta di un toro che, colpendo il terreno con lo zoccolo, fece sgorgare una sorgente dal sottosuolo. A ricordare l’episodio è la Fontana del Toro, realizzata nel 1930 dallo scultore neritino Michele Gaballo per celebrare il collegamento con l’Acquedotto Pugliese e che ha come simbolo il toro, ripreso anche nello stemma comunale. È una tappa d’obbligo prima o dopo qualsiasi escursione nei dintorni. Siamo nel cuore della città, in piazza Salandra, considerata la più bella piazza barocca del Sud, che abbaglia con il carparo dorato (pietra calcarenitica). In mezzo spicca la Guglia dell’Immacolata, alta diciannove metri, costruita dagli abitanti come ex voto dopo il terremoto del 1743, mentre intorno si affacciano la Torre dell’Orologio, il Palazzo della Pretura e il Sedile, l’antico seggio civico: oggi ospita l’infopoint, ma una volta qui si decideva il destino dei cittadini.
Passo dopo passo su basole lucenti, tra le viuzze che pullulano di botteghe di artigianato e sapori tipici, oltre che di laboratori di design, si arriva alla Cattedrale di Santa Maria Assunta, fatta costruire dal conte normanno Goffredo nel 1080. Custodisce affreschi bizantini e gotici e il crocifisso ligneo del XIII secolo, detto Cristo Nero per la particolare colorazione scura del legno di cedro. Si narra che il dito, conservato nella teca a sinistra della cappella, fu spezzato nell’urto contro lo stipite della porta laterale mentre veniva portato fuori dai saraceni, mandati a saccheggiare la zona.
Ne uscì del sangue e così i saccheggiatori fuggirono, impauriti. Poco distante, vale una visita il Castello Acquaviva, l’attuale sede del Comune, e lì a fianco l’Orto Botanico, uno dei giardini botanici più antichi del sud Italia, con specie rare e autoctone. Il Museo della Preistoria, ospitato nell’ex Convento dei Francescani, è un altro indirizzo da segnare. Conserva importanti testimonianze della presenza dell’Homo sapiens in Europa, oltre a una collezione di pesci fossili risalenti alle ultime fasi del Cretaceo (circa 80 milioni di anni fa). Ma Nardò non è solo storia e pietra barocca.

È anche una città viva e creativa che, dalla primavera e per tutta l’estate, si anima in ogni angolo. Dal 3 al 12 luglio, il centro storico si trasforma in un teatro a cielo aperto con Circonauta, festival internazionale del Circo Contemporaneo, giunto alla dodicesima edizione: artisti provenienti da tutta Europa invadono strade e cortili, mescolando acrobazie e musica. Nelle stesse giornate prende il via il festival letterario Insolita Rassegna, curato dalla scrittrice Mirella Borgocroce, sulla terrazza Susu. Il primo incontro, il 9 luglio, è dedicato al tema “terra” – lo stesso di Circonauta (nel 2027 sarà invece l’Acqua) – in un dialogo tra parole, paesaggi e identità del territorio.
Scendendo di un livello, si trova Sutta, un laboratorio creativo e spazio espositivo per mostre permanenti, caratterizzato da antiche volte. Quest’anno, esporrà Giovanni De Milito, giovane artista che dipinge dal vivo grandi tessuti. Negli anni Settanta fu utilizzato come sala prove musicale e si racconta che tra queste pareti abbiano provato anche Rita Pavone ed Edoardo Vianello. Nel mezzo di questo palazzo antico apre le sue porte Insolita Comune, una vera e propria casa delle arti, dove Alessandra Martino e Silvia Priore fondono spirito creativo e ricerca estetica.
Qui il piacere della scoperta passa anche dallo shopping: pezzi di modernariato, oggetti di design e capi di moda selezionati con cura. Proprio di fronte, si può fare una sosta golosa. All’Antica Trattoria Salandra, a gestione familiare, il giovane Salvatore Dell’Anna, propone piatti locali, dalle orecchiette al purè di fave e cicoria, dai fiori di zucca ripieni e fritti al pesce. A fine pasto, da non perdere un assaggio dell’amaro del Salento Amarissimo, elisir artigianale dal gusto deciso preparato con erbe mediterranee come tarassaco, aspraggine e asperella.

Per chi cerca qualcosa di più ricercato, invece, il posto giusto è Petricore, all’interno di una struttura Liberty, con una proposta di cucina mediterranea rivisitata. Lasciata alle spalle la piazza, la città sfuma lentamente nella campagna. La nuova rete di piste ciclabili conduce verso via Marinai d’Italia e poi su strade secondarie che attraversano uliveti, campi coltivati e case rurali. Dopo qualche chilometro appare la costa ionica con uno degli angoli più sorprendenti del Salento: il Parco naturale di Porto Selvaggio e Palude del Capitano, un mosaico di pinete, sentieri e piccole baie di acqua limpidissima. Qui la natura è protagonista. La Palude del Capitano è uno specchio d’acqua nato probabilmente dal crollo di un’antica cavità carsica, dove convivono correnti marine e sorgenti dolci sotterranee.
Un ecosistema delicato e affascinante, dove tra la vegetazione si muovono ramarri, gheppi e capinere mentre i sentieri si prestano tanto alla bicicletta quanto alle passeggiate a piedi. In cima, le Torri dell’Alto e di Uluzzo vigilano sul paesaggio incontaminato come baluardi solitari. Poco più avanti appare Santa Maria al Bagno, frazione marina di Nardò: una raccolta baia sabbiosa incorniciata da scogliere basse e da un mare trasparente. È uno di quei luoghi in cui la pedalata rallenta da sola, perché lo sguardo resta catturato dal blu dello Ionio.

Una caletta intima è Torre Squillace: pare abbia ispirato Mogol per i testi della canzone Acqua azzurra, acqua chiara cantata da Lucio Battisti. Quando poi si torna verso l’interno, con il sole che scende dietro gli ulivi, Nardò riappare come un approdo naturale. Dal rooftop panoramico del Palazzo Tafuri Boutique Hotel, di proprietà del Conte e della Contessa d’Espous, si ammirano tramonti che accendono di rosa i tetti delle case. Le ampie camere e suite combinano storia e design contemporaneo, mentre al piano terra ci si rilassa nella piscina interna o esterna, oltre a bagno turco e sauna.
Si fanno sogni beati all’elegante Monastero di Santa Teresa all’interno di quello che era il monastero dell’ex Carmelitane Scalze. Tra le altre proposte, il Relais Il Mignano, un hotel medievale il cui nome deriva dal tipico balcone situato sopra il portico principale che in passato permetteva alle donne di assistere alle processioni senza essere viste. Chi preferisce un’atmosfera più domestica può scegliere Casa Vico Moline: un rifugio dal sapore un po’ vintage e arredi originali, con un’ampia e soleggiata terrazza affacciata sulla guglia dell’Immacolata. E mentre la luce del mattino illumina le chiare pietre, il profumo del caffè arriva dalle cucine e i locali riaprono, s’intuisce che quest’angolo meno noto del Salento ha ancora tanto da raccontare.
