Per molti escursionisti rappresenta un traguardo da conquistare almeno una volta nella vita. Non soltanto perché Capanna Margherita è il rifugio più alto d’Europa, ma perché arrivarci significa attraversare uno dei più spettacolari ambienti glaciali delle Alpi, camminando tra crepacci, seracchi e vette oltre i quattromila metri. A quota 4.554 metri, sulla cima della Punta Gnifetti, nel massiccio del Monte Rosa, questo rifugio domina un panorama che nelle giornate limpide spazia fino agli Appennini e al Mar Ligure. Oggi è meta di alpinisti provenienti da tutto il mondo, ma continua anche a svolgere un’importante funzione scientifica, ospitando uno dei più alti osservatori meteorologici permanenti d’Europa.
La storia di Capanna Margherita è legata agli anni pionieristici dell’alpinismo italiano. Fu il Club Alpino Italiano a deciderne la costruzione alla fine dell’Ottocento, con l’obiettivo di creare un punto d’appoggio stabile sulle grandi montagne del Monte Rosa. I materiali furono trasportati prima a dorso di mulo e poi interamente a spalla dagli uomini fino alla vetta, un’impresa che ancora oggi sorprende se si considera la quota e l’assenza di mezzi moderni.
L’inaugurazione avvenne il 18 agosto 1893 alla presenza della regina Margherita di Savoia, grande appassionata di montagna, alla quale il rifugio venne dedicato. L’edificio originario è stato sostituito negli anni Ottanta dall’attuale struttura, più moderna e sicura, ma il fascino di quella straordinaria impresa alpinistica è rimasto immutato. Ancora oggi è considerato uno dei simboli dell’alpinismo italiano.
Ma Capanna Margherita non è soltanto un luogo dove dormire dopo una lunga salita. Da oltre un secolo rappresenta un laboratorio naturale per lo studio dell’atmosfera e dei cambiamenti climatici. Sul tetto del rifugio è installata una stazione meteorologica che raccoglie dati su temperatura, vento, pressione atmosferica e radiazione solare in condizioni estreme, contribuendo alla ricerca scientifica internazionale. Proprio grazie alla sua posizione, il rifugio viene utilizzato da università e centri di ricerca per monitorare l’evoluzione del clima alpino e gli effetti del riscaldamento globale sui ghiacciai del Monte Rosa.
Come si raggiunge con il trekking più classico

Nonostante la presenza degli impianti di risalita, arrivare a Capanna Margherita non è una semplice escursione. Si tratta di una vera ascensione alpinistica che richiede allenamento, acclimatamento, esperienza in ambiente glaciale e l’utilizzo di attrezzatura specifica, come ramponi, picozza e imbrago. Per chi non possiede esperienza, le Guide Alpine raccomandano di affrontare il percorso esclusivamente accompagnati da professionisti.
L’itinerario più frequentato parte da Staffal, in Valle d’Aosta. Da qui gli impianti portano fino a Punta Indren (circa 3.275 metri), riducendo il dislivello iniziale ma non la difficoltà complessiva dell’ascensione. La maggior parte degli escursionisti suddivide il percorso in due giornate: il primo giorno si raggiunge il Rifugio Gnifetti o il Rifugio Mantova, dove si trascorre la notte per favorire l’acclimatamento; il secondo giorno si affronta il ghiacciaio del Lys, si supera il Colle del Lys e infine si raggiunge la Punta Gnifetti con gli ultimi metri che conducono direttamente al rifugio. L’intera salita dal rifugio richiede in media dalle quattro alle sei ore, a seconda delle condizioni della neve e del gruppo.
La stagione ideale coincide generalmente con l’estate alpina, tra la seconda metà di giugno e l’inizio di settembre, quando il rifugio è aperto e le condizioni dei ghiacciai risultano normalmente più favorevoli. Luglio e agosto sono i mesi con maggiore affluenza, mentre giugno e l’inizio di settembre permettono spesso di vivere un’esperienza più tranquilla, sempre subordinata alle condizioni meteorologiche e nivologiche.
Anche in estate il tempo può cambiare rapidamente e le temperature, soprattutto durante la notte, scendono abbondantemente sotto lo zero. L’altitudine rappresenta inoltre la principale difficoltà: a oltre 4.500 metri il rischio di mal di montagna aumenta sensibilmente, motivo per cui è fondamentale salire gradualmente e concedersi una notte di acclimatamento prima dell’ultima parte dell’ascensione.
Entrare a Capanna Margherita significa lasciare fuori il mondo. Le finestre si affacciano direttamente sui quattromila del Monte Rosa, mentre all’alba il sole illumina un mare di ghiaccio che si estende a perdita d’occhio. L’aria rarefatta rende ogni gesto più lento e persino salire una rampa di scale richiede qualche secondo in più.
Proprio questa sensazione rende speciale il pernottamento. Non si tratta del lusso di un hotel, ma del privilegio di trascorrere una notte in uno dei luoghi più estremi d’Europa, condividendo gli spazi con alpinisti provenienti da ogni parte del mondo che il mattino seguente partiranno per conquistare le vette circostanti, dalla Punta Zumstein alla Dufourspitze, la cima più alta del Monte Rosa.
È un’esperienza che va oltre il trekking: è un viaggio nella storia dell’alpinismo italiano, nel cuore dei ghiacciai e in uno dei laboratori naturali più straordinari delle Alpi, dove ogni alba ricorda quanto possa essere potente il rapporto tra uomo e alta montagna.