Cosa resta delle città quando l’idea di progresso comincia a incrinarsi? È attorno a questa domanda che si sviluppa I giardini di Piranesi, la nuova mostra personale di Carlos Garaicoa presentata da Galleria Continua presso il The St. Regis Rome. Un progetto espotivo che intreccia arte, architettura e riflessione politica attraverso una serie di opere inedite capaci di trasportare gli spettatori in una dimensione sospesa tra realtà e immaginazione.
Disegni, acquerelli, pittura e installazioni costruiscono un universo visivo in cui la natura invade gli scenari urbani e gli edifici sembrano perdere progressivamente la propria solidità. Le città raccontate da Garaicoa non sono mai semplici paesaggi: diventano simboli di tensioni sociali, fragilità collettive e possibilità ancora aperte.
L’ispirazione nasce dal dialogo ideale con Giovanni Battista Piranesi, figura centrale nella ricerca dell’artista. Non un omaggio nostalgico, ma un confronto contemporaneo con il modo in cui il maestro veneziano rappresentava lo spazio urbano: monumentale, teatrale, spesso inquietante. “Volevo fare un omaggio a Piranesi”, ha raccontato Garaicoa all’anteprima della mostra.

Il cuore dell’esposizione (in scena fino al prossimo 8 agosto) è composto da una nuova serie di lavori dove piante carnivore e specie velenose si espandono accanto alle architetture decadenti dell’Avana. La vegetazione cresce fino a dominare gli edifici, ribaltando completamente le proporzioni e alterando l’equilibrio visivo delle scene. La natura smette così di avere un ruolo ornamentale e diventa presenza attiva, quasi una forza politica capace di sfidare lo spazio costruito dall’uomo.
“Dal 2020 mi sono concentrato molto sulla presenza della natura nello spazio urbano”, ha spiegato l’artista che vive tra l’Avana e Madrid. Una riflessione nata osservando la sua città, ma che oggi riguarda molte metropoli del mondo, sempre più attraversate da contraddizioni ambientali, sociali ed economiche. Nelle opere di Garaicoa, infatti, la capitale cubana diventa metafora universale: una città fragile, attraversata dalla memoria e dalla trasformazione continua.
Anche la tecnica contribuisce a creare questa dimensione sospesa. Le immagini nascono da fotografie trasferite sul legno e successivamente dipinte a olio, in un processo che mescola documentazione e interpretazione pittorica. Il risultato sono opere stratificate, dense di dettagli, dove la realtà sembra lentamente dissolversi in una visione onirica.

Tra le installazioni più scenografiche spicca Contrapeso (Ciudad Plomada), una grande composizione che richiama una città immaginaria in equilibrio precario: piccoli pesi ancorati al suolo dialogano con forme sospese in ottone, creando un gioco di tensioni e geometrie che cattura immediatamente lo sguardo. L’opera evoca le celebri prigioni visionarie di Piranesi, ma allo stesso tempo riflette sulle instabilità della contemporaneità: politiche, urbane, esistenziali.
La mostra consolida inoltre il prolifico rapporto tra Galleria Continua e il St. Regis Rome, una collaborazione che negli anni ha portato l’arte contemporanea all’interno di uno dei luoghi simbolo dell’alta ospitalità romana. Dal 2020 gli spazi dell’hotel hanno accolto artisti internazionali come Ai Weiwei, Hans Op De Beeck e Loris Cecchini, contribuendo a costruire un percorso che unisce cultura contemporanea e nuove forme di fruizione artistica.
