Le 6 piste di atterraggio più pericolose del mondo

Le 6 piste di atterraggio più pericolose del mondo

Nonostante i grandi progressi dell’aviazione moderna, la natura può ancora rappresentare una sfida significativa (anche per i piloti più esperti).
L'aeroporto di Lukla, Nepal

L’aereo è uno dei mezzi di trasporto più sicuri al mondo, ma non tutti gli aeroporti sono uguali. In alcune parti del pianeta, condizioni geografiche estreme, piste di lunghezze esigue, venti imprevedibili e montagne a ridosso degli scali rendono atterraggi e decolli particolarmente complessi. Vi portiamo a scoprire le sei piste di atterraggio più pericolose del mondo, dove l’abilità dei piloti è messa davvero alla prova.

Aeroporto di Paro, Bhutan

Circondata da montagne che superano i 5.000 metri d’altitudine, la pista di atterraggio dell’aeroporto di Paro – l’unico scalo internazionale del Bhutan – richiede manovre manuali molto precise, rese particolarmente complicate dalle forti turbolenze. Solo pochi piloti al mondo (circa una ventina), dopo aver ricevuto un addestramento specifico, sono certificati per atterrare qui. L’avvicinamento prevede virate strette tra le valli himalayane, senza il supporto di sistemi di atterraggio automatici.

Aeroporto di Lukla, Nepal

Situato a quasi 3.000 metri di altitudine, l’aeroporto di Lukla (Nepal) è considerato uno dei più pericolosi del mondo. Questo perché la sua pista è lunga poco più di 500 metri, con un significativo dislivello, stretta tra una montagna, da un lato, e da un precipizio, dall’altro. Oltre all’aria più rarefatta che riduce la portanza dei motori, si aggiungono condizioni meteo che cambiano rapidamente non consentendo alcun margine di errore. La manovra di atterraggio deve essere quindi completata al primo tentativo.

Aeroporto di Courchevel, Francia

Nel cuore delle Alpi francesi, l’aeroporto di Courchevel è famoso per la sua pista molto corta (circa 520 metri) e inclinata. Non è dotato di illuminazione notturna e può essere utilizzato solo in condizioni meteo ottimali. La pendenza aiuta la frenata in atterraggio, ma rende impossibile una riattaccata, aumentando la complessità delle operazioni. Solo i piloti con uno specifico addestramento, e relativa certificazione, sono autorizzati a operare in questo scalo (apparso anche nel film di James Bond Il domani non muore mai). 

Aeroporto Princess Juliana, Saint Martin

Celebre sui social per le foto degli aerei che volano bassissimi sopra la spiaggia di Maho Beach, l’aeroporto Princess Juliana di Saint Martin, ai Caraibi, si contraddistingue per una pista corta che inizia praticamente sul mare. I piloti devono gestire con precisione velocità e quota, mentre il vento e la vicinanza alla costa rendono l’atterraggio particolarmente delicato. Uno scalo che è diventato ormai una vera e propria attrazione, pericoloso non solo per i passeggeri: nel 2017 una turista originaria della Nuova Zelanda rimase uccisa dal forte spostamento d’aria provocato da un aereo in fase di decollo che la scaraventò in terra violentemente provocandole lesioni mortali.

Aeroporto di Madeira, Portogallo

L’aeroporto di Madeira, intitolato a Cristiano Ronaldo, è famoso tra i piloti per i suoi venti laterali estremamente imprevedibili, causati dalla posizione dell’isola nell’Atlantico e dalla vicinanza delle montagne alla pista. L’avvicinamento richiede manovre molto precise, spesso con correzioni improvvise all’ultimo momento. In passato la pista era considerata troppo corta, tanto da essere allungata con una spettacolare struttura su piloni sospesi sul mare, un’opera ingegneristica unica ma che non elimina del tutto i rischi. Le turbolenze e i wind shear possono rendere instabile l’aereo nelle fasi finali dell’atterraggio, motivo per cui solo piloti appositamente addestrati sono autorizzati a operare su questo scalo.

Aeroporto di Barra, Scozia

L’aeroporto di Barra è uno dei casi più singolari al mondo: le sue piste non sono in asfalto, ma di sabbia, perché si trova direttamente su una spiaggia dell’isola di Barra, nelle Ebridi Esterne. Le operazioni sono possibili solo durante la bassa marea, poiché diversamente la pista viene completamente sommersa dal mare. Inoltre, le condizioni meteorologiche della zona — vento forte, pioggia improvvisa e scarsa visibilità — possono cambiare rapidamente, rendendo complessi sia l’atterraggio che il decollo. L’assenza di illuminazione costringe a operare solo di giorno, aumentando ulteriormente le limitazioni e il livello di rischio operativo.

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