Partire in compagnia significa condividere un’esperienza ma, a volte, vale la pena considerare l’idea che la persona con cui trascorrere del tempo di qualità corrisponda a sé stessi. Un viaggio in solitaria non è una sconfitta ma una conquista. Detto fatto: con i biglietti del treno in tasca, parto in direzione di Firenze, una città che ha molto da offrire oltre ai classici itinerari turistici. Lasciati da parte i poli museali, mi concentro sulla ricerca del bello in tutte le sue forme, scegliendo tra le esperienze proposte da The Mall Firenze e, con il supporto di una guida, ogni visita si trasforma in un racconto unico dei diversi capitoli della sua storia. A partire dell’artigianato artistico, una tradizione fatta di passione e antichi saperi che si racconta di bottega in bottega.
La pittura di pietra
Prima tappa in via Ricasoli, dove la bottega artigiana Scarpelli Mosaici custodisce l’antica arte del commesso fiorentino. Una tradizione che affonda le sue radici nel 1588, quando il granduca Ferdinando I de’ Medici fondò l’Opificio delle Pietre Dure, laboratorio di corte dedicato alla raffinata tecnica degli intarsi in pietre dure semipreziose. Ed è così che al posto delle pennellate, a dare colore ai quadri sono le pietre stesse, sia locali come il Diaspro d’Arno, sia importate come la Malachite.
La loro unicità è spesso nelle venature interne, in grado di sprigionare sfumature impensabili che arricchiscono la tavolozza dell’artigiano. Sagomate e assemblate con precisione millimetrica, trasformano ogni disegno, dai paesaggi ai ritratti umani, in una vera e propria opera d’arte. Varcata la soglia dell’atelier fondato da Renzo Scarpelli e oggi guidato dai figli Catia e Leonardo, si entra in un mondo di eccellenza artigiana, testimone di un lavoro certosino che richiede una straordinaria sintonia tra occhio e mano.

La famiglia Scarpelli attribuisce grande importanza alla trasmissione del mestiere, come dimostra il progetto che ha coinvolto gli studenti del liceo artistico Alberti-Dante in un percorso formativo, teorico e pratico. Un esempio virtuoso di collaborazione tra scuola, botteghe e istituzioni che dimostra come sia possibile preservare, in maniera partecipata, un patrimonio culturale storico che rischia di cadere nell’oblio. Riconosciuto anche oltre i confini nazionali, Scarpelli Mosaici ha in cantiere un progetto ambizioso con il museo di Houston: nel 2027 realizzerà un’opera bidimensionale unica nel suo genere, combinando pietre come Larimar e Turchese per ricreare le sfumature e la trasparenza tipiche dei cristalli di Acquamarina.
I sapori della tradizione
Dopo una passeggiata lungo Ponte Vecchio, popolato dai grandi nomi dell’alta gioielleria, arrivo all’Osteria delle Tre Panche. Il ristorante è ospitato negli spazi dell’Hotel Hermitage: a colpirmi è lo stile eclettico degli interni, arricchito da suggestioni esotiche che evocano luoghi lontani. Mi fanno accomodare in una saletta intima con camino e ampie vetrate affacciate sul Corridoio Vasariano dove assaporo piatti del territorio a base di eccellenze come il tartufo, seguite da un finale in dolcezza con i bocconcini Dai-Dai e un’insolita cheesecake di crema e cacio cotti.
Dalla marmorizzazione della carta all’oro
Passeggiando verso Palazzo Pitti, mi imbatto ne Il Papiro, negozio-laboratorio che dal 1976 si dedica alla decorazione della carta attraverso tecniche tradizionali come la marmorizzazione. Metto alla prova la mia abilità artigianale e mi cimento personalmente nell’iter creativo che trasforma un foglio bianco e anonimo in un oggetto con una propria identità. I colori, versati in una vaschetta d’acqua addensata, vengono modellati con bastoncini o pettini per creare onde leggere e venature irregolari, che ricordano il marmo o il motivo a “coda di pavone”. Il disegno finale si trasferisce sulla carta per immersione e, una volta asciutto, decora agende, diari, cornici ma anche cappelli e foulard.

Si cambia supporto, ma la manualità resta un’eccellenza nell’oreficeria Paolo Penko di via delle Oche: è proprio qui che nascono opere realizzate secondo la tradizione orafa fiorentina. Una creatività profondamente radicata nella storia che ha conquistato anche il regista Edward Berger, il quale ha commissionato alla maison anelli, croci e catene per il film Conclave, oltre che per La Ballata di un piccolo giocatore. Non semplici accessori ma elementi dal grande valore narrativo. All’interno della bottega, tra teche e un bancone colmo di strumenti, il fiorino si trasforma passando da antica moneta di scambio a gioiello contemporaneo.
L’arte del profumo

Con lo stupore negli occhi, approdo in uno spazio che, tra opificio e laboratorio, supera l’idea tradizionale di negozio: varcare la soglia di AquaFlor significa entrare nel cuore della profumeria artigianale fiorentina. Ospitato nell’antico Palazzo rinascimentale Corsini Antinori Serristori, l’atelier — nato 17 anni fa — crea fragranze interamente concepite a mano che prescindono da mode e tendenze. Oltre alla parte dedicata alla vendita, si apre un mondo magico. Raggiunto lo studiolo del profumiere, un ambiente caldo e intimo, mi lascio guidare dalla professionalità di Zisis Kapsalis, specialista di fragranze, e metto alla prova il mio naso esplorando — una alla volta — le diverse note (testa, cuore e fondo) selezionate dall’organo olfattivo per poi combinarle e assistere con grande curiosità alla nascita del mio sillage. Prima di rivelarsi sulla pelle, la fragranza deve riposare circa un mese per la macerazione.

Il Four Seasons Hotel Firenze è la mia base, un’oasi urbana immersa in uno dei più grandi parchi privati della città, dove arte e natura si intrecciano tra alberi secolari e maestose sculture. Rientro in stanza e finalmente arriva il momento tanto atteso: un bagno nella vasca in marmo della Fresco Executive Suite con lo sguardo rivolto agli affreschi originali del soffitto risalenti al primo insediamento della famiglia Gherardesca, compreso tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento.
Il viaggio dei sensi prosegue al ristorante Onde, una moderna osteria di pesce situata tra gli spazi di Palazzo del Nero. Qui i sapori mediterranei vengono esaltati da ingredienti freschissimi — tra cui i crudi — in ambienti dai colori vibranti che rievocano i paesaggi marini. Oltre alla ricercatezza degli arredi, mi colpiscono la cucina a vista e l’invitante sala dei dolci dove piccole tentazioni sono esposte con altrettanta cura, pronte per essere gustate.
In alto i calici

La Toscana è una regione di eccellenza enologica: mi sposto in località Bargino, nel comune di San Casciano Val di Pesa, per visitare la Cantina Antinori nel Chianti Classico dove si ripercorre la storia della famiglia Antinori, una delle più antiche dinastie vinicole italiane, attiva dal 1385. Oggi la tradizione continua — da 26 generazioni — con il marchese Pieronti e le figlie Albiera, Allegra e Alessia che, con spirito innovativo, reinterpretano l’arte del vino. A colpirmi è l’avveniristica struttura inaugurata nel 2012 e progettata dall’architetto Marco Casamonti, perfettamente armonizzata con il paesaggio chiantigiano. La scenografica scala elicoidale, immersa tra vigneti coltivati principalmente a Sangiovese, collega i tre piani in un dialogo visivo continuo tra il paesaggio circostante e le installazioni artistiche dell’Antinori Art Project, programma culturale che coinvolge curatori e artisti nazionali e internazionali.
Scendendo nella cantina ipogea, definita dal marchese “il tempio del vino”, la sostenibilità guida l’intero processo: vinificazione “per gravità” e affinamento in barrique a temperatura naturale riducono i consumi energetici garantendo una produzione rispettosa della materia prima. La Cantina Antinori offre un’esperienza enoturistica educativa e coinvolgente, con percorsi guidati di vario livello che includono la visita al museo, alla bottaia, la degustazione di etichette come il Chianti Classico Pèppoli e il Chianti Classico Riserva Villa Antinori, precise espressioni del territorio. La visita si conclude tra i vigneti sul tetto dove nasce La Vigna Sul Tetto, un Chianti Classico Riserva in edizione limitata reperibile solo nella tenuta, e il ristorante Rinuccio 1180 con un menu che onora la terra.
Shopping di lusso

Si cambia scenografia, ma il verde resta una presenza costante. A Leccio, a circa 30 km a sud di Firenze, si apre una destinazione d’elezione per ogni shopaholic, ma non solo. The Mall Firenze — parte del brand The Mall Simon Luxury Outlets insieme alla struttura sorella di Sanremo — non è un semplice indirizzo dove rinnovare il guardaroba ma un contenitore di esperienze, un’architettura moderna pensata per dialogare con l’ambiente naturale, dove concedersi del tempo di qualità lontano dalla frenesia cittadina. Tra sali e scendi che ricordano una passerella a cielo aperto, sfilano i grandi nomi dell’alta moda: da Bottega Veneta a Balenciaga, passando per Céline, Tom Ford e Jimmy Choo, ogni vetrina contribuisce ad arricchire la propria wishlist.

Un luogo da vivere e scoprire supportati dai servizi offerti dalla Welcome Lounge, punto di approdo per entrare nel vivo del luogo. Iscrivendosi al programma loyalty The Mall Club servizi, i visitatori possono migliorare l’esperienza d’acquisto rilassandosi nella VIP Lounge, usufruire del deposito bagagli e del ritiro delle shopping bag in negozio o ancora saltare la fila nella propria boutique preferita. Ma non solo. Il concierge non si limita ad assistere l’ospite: grazie alla sua mediazione, è possibile vivere un’autentica immersione nel territorio attraverso la prenotazione di degustazioni guidate, corsi di cucina, tour culturali e numerose altre attività leisure.
Io, ad esempio, negli spazi di ToscaNino – che oltre al Ristorante & Bottega e al Bistrò vanta anche un’Academy – decido di affinare le mie doti culinarie partecipando a una cooking class di pasta fresca (prenotabile online o in loco), dilettandomi tra tagliatelle, ravioli farciti e chiacchiere con lo chef. Passeggiando, curiosando tra negozi o assaggiando specialità locali, la solitudine sparisce: a Firenze (e dintorni), anche da soli, si è sempre in ottima compagnia.