Quando le immagini realizzate durante immersioni e uscite di snorkeling possono diventare strumenti preziosi per gli scienziati 

Quando le immagini realizzate durante immersioni e uscite di snorkeling possono diventare strumenti preziosi per gli scienziati 

Mondi sommersi: l’impegno nella conservazione dei fondali anche in vacanza.
Un subacqueo fotografa una barriera corallina nei pressi di Wakaya Island, alle Fiji

La missione era chiara: immergermi con le bombole a circa cinque metri di profondità nelle acque del Pacifico, al largo delle Poor Knights Islands, in Nuova Zelanda, e scattare una fotografia. Il mare pullulava di vita dai colori straordinari, ma ottenere l’inquadratura perfetta tra il movimento delle onde non era affatto semplice. Del resto, era prevedibile: avevo appena iniziato un corso di due giorni di fotografia subacquea con Dive Tutukaka, operatore specializzato nelle immersioni alle Poor Knights. «Questo è potenzialmente uno degli strumenti più importanti per sviluppare efficaci misure di conservazione marina», mi ha spiegato in seguito Ian Campbell della Aware Foundation, organizzazione legata alla Professional Association of Dive Instructors (PADI).

«Più foto e video raccogliamo, maggiori sono le probabilità di individuare elementi di valore scientifico». Per questo motivo le organizzazioni impegnate nella tutela ambientale fanno sempre più affidamento sulle immagini raccolte dagli appassionati. La Grande Barriera Corallina australiana, per esempio, è talmente estesa da rendere impossibile un monitoraggio affidato ai soli ricercatori. Per ampliare la raccolta dei dati, il progetto Great Reef Census coinvolge direttamente il pubblico, invitandolo a condividere e analizzare fotografie della barriera: dal suo lancio nel 2020 sono state raccolte oltre 110mila immagini.

Nel Queensland, il tour operator eco Passions of Paradise permette inoltre ai partecipanti di caricare le proprie foto direttamente a bordo delle imbarcazioni. In Indonesia, All Star Liveaboards organizza crociere subacquee tra Raja Ampat e Komodo in collaborazione con il Manta Trust. Durante le immersioni, i partecipanti fotografano i caratteristici motivi presenti sul ventre delle mante, una sorta di impronta identificativa che consente ai ricercatori di monitorarne gli spostamenti e studiarne le rotte migratorie. Anche il Global Shark and Ray Census di PADI si affida agli scatti raccolti dai subacquei per supportare la ricerca e le iniziative di conservazione di specie vulnerabili, tra cui lo squalo balena.

Le Poor Knights Islands rappresentano uno degli esempi più efficaci di come la scienza partecipata possa contribuire alla tutela degli ecosistemi marini. Dopo decenni di pesca intensiva nel corso del Novecento, nel 1998 l’arcipelago è stato trasformato in una riserva marina integralmente protetta. Da allora molte specie sono tornate a prosperare, tra cui il maomao blu, uno dei pesci simbolo di queste acque. Sapere che anche le mie fotografie avrebbero potuto contribuire alla tutela di questo straordinario ecosistema è stata una motivazione in più per continuare a scattare.

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