Formentera: carattere autentico da scoprire in bicicletta, passando per calette e chiringuitos

Formentera: carattere autentico da scoprire in bicicletta, passando per calette e chiringuitos

Il lato selvaggio del Mediterraneo, un'isola considerata, sin dagli anni Sessanta e Settanta, approdo per spiriti anticonformisti.
Il ristorante di Hannah Formentera, affacciato sulla spiaggia di Es Arenals, lungo la costa meridionale dell’isola

L’orologio segna le due di notte e in consolle c’è David Guetta che incendia la pista del Pacha: non ho orari, solo la voglia di ballare fino all’ultima nota. Era l’estate del 2006 e, vent’anni dopo, torno a Ibiza. Stavolta però è soltanto una tappa intermedia: se un tempo inseguivo la movida, oggi mi lascio guidare dalla luce del giorno. Il volo da Roma è breve ma movimentato, condiviso con giovani elettrizzati all’idea di sbarcare sulla Isla Blanca: il loro entusiasmo mi strappa un sorriso, in fondo sono stata anche io una di loro. Appena atterrata, accolta da un sole caldo e luminoso, mi lascio il caos alle spalle e raggiungo il porto, pronta a salpare verso Formentera.

Dopo 45 minuti di navigazione approdo a destinazione e, attraversando distese verdi e campi coltivati, mi dirigo verso la costa meridionale fino a Es Arenals. Il mare si apre davanti a me quasi senza preavviso e mi coglie di sorpresa con le sue sfumature intense. Accanto si trova il mio hotel: Hannah Formentera si distingue dai grandi complessi delle Baleari per un’architettura essenziale, fatta di volumi contenuti e tonalità sabbiose, che si inserisce con naturalezza nel contesto circostante. «Visitare Formentera significa staccare completamente dalla routine quotidiana e soprattutto dai social, imparando a vivere in modo più semplice e spontaneo: uscire senza programmi rigidi, leggere un libro, fare una passeggiata, fermarsi a bere qualcosa ascoltando musica, oppure incontrare nuove persone senza la mediazione del digitale», spiega l’hotel manager María Buendía.

Il Faro di La Mola, arroccato su una scogliera di 120 metri

Nata lo scorso anno dall’evoluzione di quella che era Casa Pacha prima e successivamente Casa Formentera, Hannah Formentera incarna il senso di ospitalità di Víctor Agudo e Óscar Romero, rispettivamente business partner e general manager. Il boutique hotel propone uno stile di vita autentico e creativo, fatto di sapori genuini, momenti condivisi e una libertà che si ritrova nelle piccole cose. Questa visione prende forma negli spazi: le 18 camere dal design minimalista sono pensate come luoghi di quiete mentre gli ambienti comuni adottano un linguaggio cromatico e sensoriale più audace e irriverente. Il contrasto racconta un doppio livello dell’abitare: ciò che si esprime all’esterno può essere più immediato e scenografico, mentre nella dimensione privata emerge il bisogno di calma, semplicità e connessione con la natura.

La stessa attenzione si ritrova anche in cucina, dove lo chef Alberto Pacheco valorizza materie prime a filiera corta e il pescato del giorno, consegnato ogni mattina dai pescatori locali. Il menu celebra il Mediterraneo con piatti come aragosta, paccheri al pesto rosso, gamberi di Motril bolliti, scampi in pastella e ventresca di tonno di Barbate. Il mio pasto preferito rimane però la colazione: tutto è fatto in casa, dalle marmellate alle spremute fino alla granola, e mentre sorseggio il caffè, il suono delle onde accompagna la vista dalla terrazza affacciata sul mare. La curiosità prende il sopravvento e, dopo pochi passi, sembra di essere in paradiso: il litorale di Migjorn è un mosaico di spiagge, calette e tratti rocciosi collegati da passerelle di legno.

Durante la mia passeggiata esplorativa il vento continua a scompigliarmi i capelli. Poi, all’improvviso, si placa e la felpa lascia il posto al costume. Sulla spiaggia di Es Copinar scopro Bartolo Formentera, un delizioso chiringuito che mi conquista subito per la sua posizione privilegiata. Dietro questo piccolo chiosco con pochi tavoli si cela una storia di famiglia iniziata nel 1976 e portata avanti con orgoglio da Bartolo Escandell insieme alla moglie e ai figli. Nel corso degli anni hanno assistito da vicino all’evoluzione turistica di Formentera, scegliendo però di preservare la propria identità. Bastano poche parole per percepire il calore e l’autenticità di questo luogo, perfettamente integrato nel paesaggio e rinnovato nel 2024 secondo principi di sostenibilità ambientale.

L’ingresso principale di Hannah Formentera

Qui si viene per una birra, un hamburger o una tortilla, ma si torna soprattutto per l’atmosfera genuina, fatta di convivialità, leggerezza e vista sul mare. I gestori hanno molto a cuore il territorio che li ha accolti e, oltre a occuparsi personalmente della pulizia della spiaggia, coinvolgono anche gli ospiti invitandoli a prendere parte alle iniziative organizzate insieme a realtà come Plastic Free Formentera, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza dell’impatto dei rifiuti sull’ambiente marino. Mi godo il tramonto, una cena veloce e cedo alla stanchezza. Al risveglio la sete di scoperta prende il sopravvento e, munita di bicicletta, inizio a pedalare.

Non ho una meta precisa: la pista ciclabile che parte da La Savina e costeggia la strada principale in direzione El Pilar de la Mola, ben segnalata fino a Es Caló de Sant Agustí, si presta a molteplici soste lungo il tragitto. Niente navigatore, mi lascio guidare dall’istinto. Il profumo dei fichi e i colori della macchia mediterranea mi accompagnano lungo il percorso fino a Sant Ferran de ses Roques, il cui centro custodisce Fonda Pepe, storica taverna ancora in attività. Aperta negli anni Cinquanta, è diventata nel tempo un punto di ritrovo per residenti, artisti e viaggiatori. Oggi, pur essendosi rinnovata, resta fedele a un’idea di ospitalità fatta di gesti semplici, come ordinare un chupito al bancone e condividere una paella a tavola.

Proseguo poi fino a Sant Francesc Xavier, il principale nucleo abitato dell’isola, curato e piacevole da esplorare a piedi. Tra pittoresche stradine e candide architetture, si susseguono piccole boutique dove trovare souvenir, capi di abbigliamento e oggetti di interior design, insieme a ristoranti e caffè. Una vetrina in particolare cattura il mio sguardo: Sabi Simona Colzi, uno spazio che incarna l’essenza del wabi-sabi, la filosofia giapponese che celebra la bellezza dell’imperfezione negli oggetti vissuti e nei segni che il tempo imprime sulle cose. Tra pareti rivestite di calce, pigmenti naturali, sonorità rilassanti e aromi avvolgenti, convivono abiti, accessori e arazzi, dando forma al mondo a colori di Simona Colzi, artista toscana che, dopo gli studi di arte tessile alla Escola Massana di Barcellona e una parentesi a Ibiza, dal 2004 ha trovato la sua dimensione a Formentera.

Un tratto della Ruta n.2, uno dei percorsi verdi dell’isola che collega La Savina a Es Pujols costeggiando l’Estany Pudent

È però solo nel 2018 che si appassiona alla stampa botanica, individuando nella ricchezza vegetale dell’isola una nuova direzione creativa destinata a diventare la sua cifra distintiva. Con il passare degli anni, Simona affina sempre più la tecnica, arrivando a imprimere sulla seta i pigmenti e le forme delle piante del territorio, con una definizione quasi fotografica. Finocchio selvatico, eucalipto, lentisco, falso pepe ed edril — pianta endemica di Ibiza e Formentera — vengono raccolti personalmente dall’artista e trasformati in impronte naturali, con un processo creativo che riflette il suo desiderio di vivere in armonia con l’ambiente. Un lavoro certosino che richiede tra i cinque e i sei giorni, ad esempio, per la realizzazione di un kimono.

«Quando si indossa, restituisce la sensazione di attraversare un bosco: è come portare addosso un frammento di natura viva, capace di evocare un contatto intimo e autentico con il paesaggio», racconta Simona. Il brontolio dello stomaco mi ricorda che è arrivata l’ora di pranzo e così risalgo in sella. Mi immetto nella Ruta n. 2, uno degli oltre trenta percorsi verdi dell’isola, costeggio l’Estany Pudent e raggiungo Es Pujols, località balneare tra le più frequentate della costa nord, dove mi fermo nell’unico ristorante vegetariano e vegano dell’isola: Integral Formentera. Situato in Calle Espalmador, è gestito da 25 anni da Elena, expat italiana che vive sull’isola da ben 36. Un localino dallo stile informale, dotato anche di un dehors con pochi tavoli raccolti all’ombra di un grande pino.

Il riso all’astice di Hannah Formentera

In cucina domina la voglia di sperimentare: accanto al menu tradizionale, ogni giorno sulla lavagnetta vengono presentati piatti del giorno dal respiro internazionale. A Formentera l’eredità hippie è ancora percepibile, seppure più sommessa rispetto al passato: a El Pilar de la Mola, la domenica (come il mercoledì), è giorno di mercato. Nel pomeriggio, da maggio a ottobre, artisti e artigiani si riuniscono per esporre le proprie creazioni in vivaci bancarelle dove curiosare tra capi d’abbigliamento, gioielli in argento, oggetti in ceramica e lavorazioni in legno, il tutto accompagnato da esibizioni musicali. T

erminato lo shopping, vale la pena spingersi fino al Faro di La Mola, arroccato sull’omonimo altopiano e affacciato su una scogliera alta circa 120 metri. Un luogo suggestivo non solo per l’atmosfera che regala al tramonto, ma anche per il percorso espositivo ospitato al suo interno, dedicato al profondo legame tra Formentera e il mare. Al rientro, una tappa imperdibile è Es Caló de Sant Agustí, antico villaggio di pescatori dove il litorale alterna tratti sabbiosi a formazioni rocciose che si tuffano in acque cristalline, regalando scorci di rara bellezza.

A fine soggiorno accuso i chilometri macinati, ma mi sento appagata dopo aver vissuto un’esperienza che per me è stata una vera avventura in solitaria. Nessun obbligo, nessun orario, nessun compromesso. E forse è proprio questo che intendeva María quando parlava della possibilità di riconnettersi con il presente, con lo spazio e con le persone senza dipendere dai dispositivi digitali. Molte realtà commerciali scelgono infatti di restare volutamente fuori dai social, per proteggere la propria unicità e favorire un’esperienza diretta, non mediata da immagini o video condivisi online. Non saranno più le hit scatenate dei miei vent’anni, ma ci sono luoghi in cui la musica segue ancora il ritmo delle onde del mare, nel loro primordiale battere e levare.

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