L’anno scorso, mio figlio di 11 anni è tornato a casa da scuola un giorno dicendomi di aver compilato la lista delle destinazioni che desiderava visitare. Ha iniziato a snocciolarle una dopo l’altra: il deserto di Atacama in Cile, le montagne di Guilin in Cina, l’Antelope Canyon in Arizona e Whitehaven Beach in Australia. Dopo avermi chiesto il permesso di usare il computer, ha aperto il browser e in pochi istanti ha visualizzato una serie di paesaggi: scogliere bianche, laghi di un azzurro abbagliante e deserti aridi.
Le fotografie erano così incredibili da sembrare irreali. Ho capito subito perché mio figlio desiderava vedere questi luoghi. Non era per scopi intellettuali, come conoscere un’altra cultura o visitare siti storici, e certamente non per la cucina, lo shopping o i musei – criteri che in precedenza avevano influito sulla pianificazione dei nostri viaggi. Non credo nemmeno che fosse per il desiderio di trovarsi nella natura o in un posto magnifico. Gli scenari che aveva scelto parevano sovrannaturali, portali verso un’altra realtà.
In queste foto le potenzialità del mondo si ampliavano – non solo il suo aspetto, ma le stesse regole secondo cui sembrava operare. Tra le immagini c’era un paesaggio montuoso impervio, quasi lunare nella sua aridità. In cielo fluttuavano decine di mongolfiere dai colori vivaci. Sembrava uscita da un romanzo di Jules Verne, o forse da Star Wars. «Dov’è questo posto?», gli ho chiesto. «In Cappadocia, nella Turchia centrale», mi ha risposto. Tra i luoghi che mi ha mostrato, è stato questo a restarmi impresso, e alcuni mesi dopo, quando abbiamo iniziato a pianificare una vacanza in famiglia, ho proposto la Turchia.

Le idee non mancavano – mio marito era stato a Istanbul diverse volte, un amico mi aveva consigliato una crociera Blue Voyage lungo la riviera turca – ma io continuavo a pensare alla Cappadocia. Proprio come mio figlio, desideravo vedere quel paesaggio. Non eravamo gli unici. Negli ultimi anni il turismo ha trasformato la regione, famosa da tempo non solo per le pittoresche mongolfiere, ma anche per le millenarie abitazioni rupestri. Oltre a queste attrazioni, ora ci sono hotel di lusso, spa e ristoranti (alcuni dei quali ubicati proprio in quelle grotte). Tenendo a mente gli interessi dei nostri figli (abbiamo anche una bambina di otto anni), io e mio marito abbiamo creato un itinerario con l’aiuto di Engin Kadaster di Turkey at Its Best, un’agenzia di viaggi di lusso.
Avremmo iniziato con alcuni giorni a Istanbul, per poi spostarci in Cappadocia e concludere con un paio di giorni a Smirne, sulla costa egea, nostra base per la visita alle rovine di Efeso e Pergamo. Un viaggio di poco più di una settimana tra antico e moderno, tra città e campagna. Siamo arrivati a Istanbul ancora un po’ annebbiati dal volo notturno e siamo stati subito accolti nella serenità avvolgente del Four Seasons Hotel Istanbul Bosphorus. L’albergo è situato sulla riva dello stretto, che potevamo vedere dalla nostra spaziosa camera. La città è famosa per essere il punto d’incontro tra Europa e Asia, ma ben presto mi sono resa conto che una cosa è saperlo e un’altra è viverlo in prima persona.

Quando ci siamo seduti davanti alla finestra e abbiamo guardato dall’altra parte dello stretto, stavamo vedendo un altro continente. Quella realtà geografica sembrava fantastica quasi quanto i paesaggi che mio figlio mi aveva mostrato. Avendo solo pochi giorni per visitare Istanbul, volevamo vedere le attrazioni più famose: il Topkapı, la Moschea di Sultan Ahmet o Moschea Blu e Hagia Sophia. Per fortuna sono luoghi vicini tra loro e siamo riusciti a visitarli tutti, oltre al Gran Bazar e alla Cisterna Basilica. Eravamo a novembre, quindi c’era poca gente e non abbiamo trovato lunghe code. È stato proprio a Hagia Sophia che ho iniziato a capire che la metafora spaziale più appropriata per descrivere la città, e in effetti l’intero Paese, non è tanto quella di punto d’incontro tra due culture, quanto piuttosto di un palinsesto storico.
Le diverse destinazioni d’uso dell’edificio riflettono la storia della Turchia, segnata dall’ascesa e dalla caduta di imperi. Costruita in origine come chiesa nel VI secolo, Hagia Sophia fu convertita in moschea nel 1453, dopo la caduta di Costantinopoli per mano dell’Impero ottomano. Più di un decennio dopo la fondazione della Repubblica laica di Turchia nel 1923, Atatürk, il primo presidente, dispose che diventasse un museo. Nel 2020 l’attuale presidente, Recep Tayyip Erdoğan, ha riconvertito Hagia Sophia in moschea, e ora solo il piano superiore è accessibile ai non musulmani.
La nostra guida ci ha indicato un mosaico con quattro enormi serafini, creato quando questa era ancora una chiesa. Quando l’edificio venne adibito a moschea, i loro volti furono coperti da stelle dorate; quando la moschea divenne un museo, una delle stelle fu rimossa e fu rivelato il volto di un solo serafino. Dopo esserci rifocillati con un semplice pranzo a base di kebab, zuppa e un piatto di riso e fagioli incredibilmente delizioso, ci siamo diretti verso la Cisterna Basilica, la più grande delle cisterne sotterranee di Istanbul. Costruita nel VI secolo dall’imperatore bizantino Giustiniano I, fornì acqua alla città per secoli.
Oggi l’immenso spazio sotterraneo è dotato di passerelle installate sopra il sottile strato d’acqua che ricopre il pavimento e presenta centinaia di colonne, molte delle quali recuperate da rovine romane e contrassegnate da stravaganti incisioni in una sorprendente varietà di stili. A colpirci particolarmente sono stati gli sguardi vacui di due gigantesche teste di Medusa riutilizzate come basi per le colonne, una capovolta e la seconda di lato. Un’altra meraviglia architettonica definita dalle stratificazioni del tempo.

Ancora emozionati dalle scoperte fatte in città, abbiamo preparato a malincuore i bagagli per spostarci in Cappadocia e ci siamo imbarcati su un aereo per Kayseri. Se il paesaggio brullo intorno all’aeroporto non era particolarmente invitante, si è trasformato intorno a noi mentre raggiungevamo la meta finale, tra gole e valli spettacolari che apparivano alla nostra vista e formazioni rocciose che si protendevano verso il cielo. Questa scenografica conformazione è il risultato dell’erosione sui diversi strati di roccia. Il tufo morbido e poroso che si forma dalla cenere vulcanica è ricoperto dal basalto, più duro e meno permeabile.
Il tufo si erode più rapidamente, mentre l’erosione del basalto è più lenta; la contrapposizione di questi due fenomeni crea un paesaggio irreale di torri sottili sormontate da cappelli a forma di fungo. La consistenza tenera del tufo consentì ai primi abitanti della regione di scavare interi insediamenti, o città rupestri, nelle pareti rocciose e sotto di esse. Oggi i visitatori possono soggiornare in hotel scavati nella roccia, l’utilizzo più recente di queste millenarie case rupestri. La Cappadocia è piena di alberghi di questo tipo, alcuni molto basic e altri decisamente lussuosi.
Arrivati al Taşkonaklar Hotel Cappadocia, nel villaggio di Uçhisar, ai margini del Parco Nazionale di Göreme, siamo stati accolti da tè, biscotti e un gruppo di gatti amichevoli. La nostra suite scavata nella roccia si affacciava su una gola spettacolare. Non appena hanno visto la camera, i nostri figli hanno chiesto una “giornata di relax”, cioè senza visite a musei o siti storici. Abbiamo ceduto, in parte perché l’hotel stesso sembrava un’attrazione; e poi, una volta che i bambini hanno scoperto la vasca idromassaggio sul balcone, era chiaro che non ci saremmo mossi presto. Abbiamo quindi trascorso il pomeriggio immersi nell’acqua calda, ammirando i crinali della Cappadocia.
La mattina seguente ci siamo alzati prima dell’alba per fare un volo in mongolfiera al sorgere del sole, l’avventura che aveva ispirato il nostro viaggio. Rinvigoriti da tazze di caffè forte, a bordo di un Suv abbiamo raggiunto il luogo della partenza. Non ero mai stata su una mongolfiera né mi ero mai avvicinata a una, quindi sono rimasta sorpresa dalle dimensioni e dall’effetto spettacolare del lento processo di gonfiaggio. Quando siamo saliti nella cesta (che, con mio grande sollievo, arrivava a me all’altezza del petto e ai bambini al mento) eravamo tutti carichi di adrenalina.

Mentre il sole saliva a poco a poco sopra l’orizzonte, tingendo il cielo con fasce di colore, ci siamo sollevati lentamente da terra di alcune centinaia di metri. Sono rimasta colpita dal grande silenzio che ci avvolgeva – niente vento né canto degli uccelli o versi di animali, solo il rumore occasionale del bruciatore – mentre venivamo trasportati sopra il paesaggio spettrale e poi riportati dolcemente a terra. Non potevamo immaginare che questa avventura sarebbe stata solo il secondo o terzo evento più spettacolare della giornata. Abbiamo avuto giusto il tempo di fare colazione in hotel – un delizioso buffet di verdure, formaggi, vari tipi di pane e dolci, con uova cucinate su ordinazione, oltre a fette di torta che i bambini hanno furtivamente avvolto nei tovaglioli “per dopo” – prima di essere accompagnati a Kaymaklı, una delle “città sotterranee” meglio conservate della Cappadocia.
Il termine non riesce a rendere l’idea delle dimensioni e della meraviglia di Kaymaklı, capolavoro di ingegneria risalente alla tarda Età del Bronzo e ampliato tra l’VIII e il VII secolo a.C. dai frigi, una delle principali civiltà dell’Età del Ferro. Il complesso si sviluppa su otto livelli, un labirinto di stanze costruite con straordinaria raffinatezza, dotate di ventilazione, cucina e zone notte, e persino di spazi per la pigiatura dell’uva e la produzione del vino.
Proprio come Hagia Sophia, Kaymaklı mostra fisicamente le stratificazioni storiche attraverso le vicende dei suoi abitanti. Come molti insediamenti rupestri, era usata come rifugio sicuro, un luogo dove nascondersi dalle forze ostili. Mentre camminavamo attraverso le grotte, lungo stretti passaggi e attraverso decine di stanze, abbiamo potuto vedere grandi aree dove veniva immagazzinato il cibo, stalle per il bestiame e un masso che poteva essere rotolato in posizione per proteggere un ingresso.
Dopo i frigi, la città fu occupata dai primi cristiani durante le guerre arabo-bizantine, poi di nuovo durante le incursioni mongole del XIV secolo e ancora sotto l’Impero ottomano. Il retaggio di questi abitanti cristiani è ancora più evidente nel vicino Parco Nazionale di Göreme, i cui imponenti monasteri e chiese sono scavati nella roccia e decorati con splendidi affreschi bizantini. Abbiamo visitato Göreme il giorno seguente, e questa volta i bambini sono rimasti ammaliati dai gradini che conducono agli ingressi posti in alto sulla parete rocciosa e dai lunghi tavoli e panche scolpiti nella pietra.

La valle è costellata di piccole chiese, molte delle quali decorate con affreschi dell’VIII secolo. Le pareti presentano vivaci croci rosse e affreschi del periodo medio bizantino, affascinanti per la loro maestria rappresentativa e tecnica. Quel pomeriggio ci siamo trasferiti all’Argos in Cappadocia, un altro hotel rupestre a pochi passi dal Taşkonaklar. Con la sua elegante estetica minimalista, soddisfa ogni possibile standard di lusso, pur rimanendo completamente unico: oltre a due eccellenti ristoranti, una ricca cantina e una attrezzatissima palestra, dispone di un tunnel sotterraneo e di una cappella scavata nella roccia. In alcune camere le pareti recano ancora i segni lasciati dallo scavo manuale delle grotte.
L’Argos è dotato anche di una spa dove io e mia figlia abbiamo deciso di riscaldarci con un tradizionale hammam turco, mentre mio figlio e mio marito si arrampicavano fino in cima al castello di Uçhisar. La neve ha reso la loro escursione un po’ pericolosa, ma la nostra esperienza alla spa ancora più piacevole. Dopo un accurato scrub, siamo state abbondantemente sciacquate con acqua calda, poi abbiamo bevuto succhi verdi e ammirato la valle innevata. Quando ci siamo ritrovati per la cena, eravamo tutti euforici, anche se per motivi diversi.
Ci restavano solo un paio di giorni in Turchia, che abbiamo deciso di dedicare alla visita di due siti antichi nella zona occidentale del Paese. I bambini erano riluttanti a lasciare la Cappadocia, nonostante avessimo cercato più volte di convincerli che sarebbe stato emozionante visitare Pergamo, dove secondo la tradizione fu inventata la pergamena. Erano più affascinati dall’idea di visitare il Santuario di Asclepio, antico centro terapeutico romano con piscine di acqua calda e fredda, bagni di fango e uno spazio dedicato all’interpretazione dei sogni. Leggendo le descrizioni dei trattamenti, abbiamo scoperto un intero stile di vita e sistema di credenze che, con la sua sensibilità e spettacolarità quasi New Age (c’era persino un teatro per intrattenere i pazienti), ci è sembrato incredibilmente accessibile.

Eravamo quindi pronti per Efeso, in tutta la sua strabiliante bellezza: una delle città antiche meglio conservate, in grado di evocare in modo immediato la vita in epoca greca e romana, dai grandi spazi pubblici alle schiere di abitazioni più intime (ma ancora grandiose, con i loro opulenti mosaici e affreschi) che appartenevano alle ricche famiglie romane. I bambini ridevano guardando i bagni pubblici, ignorando le nostre lezioni sulle meraviglie dell’ingegneria romana, rincorrevano i numerosi gatti randagi che si aggiravano tra le rovine e sono rimasti di ottimo umore anche quando ha iniziato a piovere, mentre ci dirigevamo verso la Biblioteca di Celso, con la sua facciata imponenti e le statue maestose.
Quando il nostro viaggio stava volgendo al termine, ho chiesto loro quali fossero state le cose che avevano preferito della Turchia. Mia figlia ha risposto: i gatti, la colazione al Taşkonaklar, la vista sul Bosforo dall’hotel di Istanbul e la città sotterranea. Mio figlio ha iniziato la sua lista: sicuramente Efeso e Kaymaklı, e la cisterna sotterranea di Istanbul. Anche la colazione al Taşkonaklar meritava una citazione, e così pure la passeggiata nella Valle di Göreme e le grandi quantità di pide, il pane ripieno che abbiamo mangiato praticamente ovunque.
Mentre aggiungevano sempre più voci alla loro lista, mi sono resa conto che non avevano ancora citato il volo in mongolfiera in Cappadocia, il soggetto della foto che ci aveva affascinato a tal punto da indurci ad andare in Turchia. Forse non era strano che la realtà avesse superato una singola immagine su uno schermo, per quanto vivida. In un certo senso è stato confortante scoprire che il viaggio può ancora cambiare la nostra comprensione di ciò che conosciamo, ma anche di ciò che cerchiamo.

Info di viaggio
DOVE DORMIRE
Argos in Cappadocia
Il più grandioso degli hotel rupestri soddisfa tutti gli standard di un albergo di lusso internazionale, con due piscine, un centro benessere e spa, una palestra e due ristoranti.
Four Seasons Hotel Istanbul Sultanahmet
Situato in un edificio storico nel cuore della città, si trova a pochi passi da Hagia Sophia, dalla Moschea Blu e dalla Cisterna Basilica. L’accogliente ristorante è immerso in un cortile pieno di verde, mentre il bar sul tetto offre una splendida vista.
Four Seasons Hotel Istanbul Bosphorus
In posizione ideale sulla riva del famoso stretto, questo hotel tranquillo e spazioso è allo stesso tempo lussuoso e particolarmente adatto alle famiglie. Con ristoranti affacciati sull’acqua e un’esclusiva spa che offre una vasta gamma di trattamenti, è un rifugio in tutti i sensi.
Swissôtel Büyük Efes
Sul lungomare nella città costiera di Smirne è il punto di partenza ideale per esplorare Pergamo ed Efeso. Oltre ai vasti giardini, vanta una ricca collezione d’arte che include sculture di Fernando Botero e Antony Gormley.
Taşkonaklar Hotel Cappadocia
Tutte le camere e le suite di questo boutique hotel a Uçhisar sono uniche, ma molte dispongono di caminetti in pietra e balconi, mentre alcune hanno vasche idromassaggio all’aperto. Tra i fiori all’occhiello, il ristorante che serve piatti tipici della Cappadocia a base di prodotti locali.
COSA FARE
Royal Balloon
Il modo migliore per ammirare la Cappadocia è da 300 metri di altezza. L’esperienza Royal Queen dura un’ora e si conclude con un brindisi con Champagne.
