Solcare le acque del Nilo significa rinunciare alla velocità per abbandonarsi al battito della corrente. Le crociere di Kel 12 — tour operator italiano specializzato in viaggi culturali — partono da Luxor e arrivano fino ad Aswan, o viceversa, toccando alcuni dei luoghi simbolo dell’Antico Egitto: dalla Valle dei Re al Tempio di Khnum, fino ai colossi di Abu Simbel. La nave, soprannominata Eyaru, è una tipica dahabeya egiziana, lunga circa quaranta metri, costruita in legno e priva di motore. In assenza di vento, viene trainata da un rimorchiatore muto, scivolando sull’acqua come un soffio. A bordo, otto cabine, un ponte arredato come un salotto orientale, e un servizio scrupoloso degno del palazzo di un faraone. Durante la navigazione, il protagonista rimane il Nilo, asse vitale dell’Egitto, che da milioni di anni scava il suo letto tra le catene montuose. Seguendo il corso del fiume, il paesaggio si trasforma. Campi coltivati nella terra piatta lasciano spazio ad alture brune e dorate, fino al deserto. In alto, il disco solare, l’iride dell’occhio di Ra, inonda d’oro le nubi.
L’imbarco su Eyaru
A Luxor, in tarda serata, l’accoglienza è affidata a Ossama Boshra, direttore della crociera e profondo conoscitore della cultura egizia. La Eyaru — il nome della barca richiama il paradiso degli antichi Egizi — si presenta come una suite galleggiante, arredata con tessili, porcellane e artigianato provenienti dai mercati più raffinati del Paese. A bordo, c’è anche una piccola boutique. Io e gli altri ospiti ci accomodiamo su divani verde olivastro, una tinta commissionata da Ossama per evocare la vegetazione del Nilo. Lo staff ci scorta in silenzio: ciascun membro ha un soprannome, pensato per semplificare la pronuncia ai passeggeri stranieri. Appoggio la borsa su un tavolino in legno di mango e sfilo le scarpe. «Camminando scalzi si percepisce meglio l’energia della barca», spiega Ossama, in un italiano perfetto.
«Domani mattina, con la luce, potrete vedere le sfumature del pavimento. È stato ricavato da aste di pino marittimo vecchie oltre un secolo, tagliate a mano». L’arredamento è autentico e profondamente nordafricano: nei colori, nella simbologia, nei motivi floreali e geometrici. La cena inaugurale è allestita con ceramiche del Fayoum, vetro riciclato e decorazioni ispirate alla fauna sacra. In sottofondo, la voce di Umm Kulthum accompagna piatti preparati con ingredienti locali: vellutate vegane con cardamomo, pesce al forno, pollo speziato, crostata di fichi. Ossama illustra la filosofia di bordo: libertà a colazione, puntualità per pranzi e cene, flessibilità per qualsiasi altra esigenza. «Su questa barca facciamo tutto. Chiedete e vi sarà dato». La notte cala sul fiume, visibile dalle cabine — la mia è una camera twin, rivestita di fiori di loto. Nut, dea del cielo, ha ingoiato il sole.

Luxor e la Valle dei Re
All’alba, la necropoli tebana si illumina di riflessi rosati. La colazione è servita su un bancone in granito grigio: melata di abete, marmellate, purea di datteri, formaggi e uova. In lontananza, il fischio del martin pescatore vibra nell’aria, mentre a poppa il pane solare — così chiamato perché lasciato lievitare al sole — cresce lentamente fino a raggiungere la giusta consistenza per essere servito a pranzo. Alle sette, la Valle dei Re è deserta. «Siamo arrivati. Come previsto, non c’è nessuno. Siete i primi a raccogliere l’energia di questo luogo sacro», annuncia Ossama.
Il gruppo si muove tra le oltre sessanta sepolture faraoniche, mentre la guida illustra la simbologia dei geroglifici e la cosmologia egizia. «Scendete, e che la dea Iside sia con voi». Le tombe si aprono come libri incisi nella roccia. In punta di piedi, si entra in una rappresentazione del mondo radicalmente diversa dalla nostra. Per un istante, sembra possibile credere — come gli Egizi — che gli dèi abbiano davvero vissuto. La tomba di Ramses VI è decorata con scene astronomiche e costellazioni che lasciano un’impressione indelebile. Due file di stelle nere circondano dodici dischi rossi: probabilmente le dodici tappe del sole, che rappresentano le dodici ore del giorno. I corpi delle divinità sembrano composti di minerali millenari: oro ramato le carni, argento le ossa, lapislazzuli i capelli — neri con riflessi blu, come l’occhio di Horus, il dio falco. Irradiano luce e splendore. Segue la visita al Tempio di Luxor, dove si erge l’obelisco gemello a quello di place de la Concorde, a Parigi. Da qui, la Eyaru riprende la navigazione: sessanta chilometri verso sud, in direzione Esna.

Bissau: un villaggio tra le acque
Esna, prime luci. Il Tempio di Khnum, consacrato al dio dalla testa d’ariete, è incastonato in una fossa dieci metri sotto la strada principale. Una visione caleidoscopica nella conca. Per Ossama, le rappresentazioni astrologiche e astronomiche del soffitto non hanno pari in Egitto. Sul terzo colonnato centrale, il sole appare allo zenit, raffigurato come un falco. A rompere la monotonia dei volti identici delle divinità, ci sono le figure animali: forme più riconoscibili, abitate dagli dèi. I capitelli, tutti diversi, brillano come trame cesellate nella luce. «Andiamo. Dobbiamo arrivare al villaggio prima del tramonto».
Ossama ha già voltato le spalle. Nel pomeriggio, la barca attracca a Bissau, un isolotto abitato da agricoltori e pescatori, in uno scorcio di Nilo che sembra un acquerello. La maggior parte delle case è azzurra, con grandi divani fuori dall’uscio, per il tè e le chiacchiere con i vicini. Ovunque, banani e alberi di mango. Sayed, chiamato Hajj perché ha compiuto il pellegrinaggio alla Mecca, ci accompagna verso casa sua e ci presenta lo zio, settantun anni, capo del consiglio degli anziani del villaggio: un gruppo composto da due donne e otto uomini che si riunisce per decidere su questioni collettive importanti — l’ultima riguardava l’istruzione e le scuole miste. Entriamo accompagnati dai figli e dalla moglie di Sayed. Poche stanze, ma spaziose, con pareti verniciate in turchese e blu, colori simbolo di raffinatezza. Nella camera dei coniugi, sul comodino, si trovano un dizionario d’inglese e un quaderno: dentro, calcoli di matematica ed esercizi di lingua. È tempo di rientrare.
Portiamo con noi una dozzina di uova fresche color avorio, da mangiare all’occhio di bue con il ghee, e un mazzo di erba molokhia — l’“ortaggio dei re” che cresce nel delta del fiume. Gli egiziani la consumano in zuppa: le foglie, lavate e asciugate, vengono tritate con un coltello a mezzaluna fino a diventare minuscole, poi cotte nel brodo di pollo e insaporite con soffritto d’aglio. «Tra cinque mesi al massimo, dove navighiamo ci sarà terra ferma», dice Ossama, una volta tornati a bordo. Sopra di noi, il cielo dorato preannuncia il tramonto. Cala il disco solare, pronto a scomparire nella terra come una monetina nel salvadanaio.

Da Aswan ai templi di Abu Simbel
La Eyaru raggiunge Aswan, ultima tappa della navigazione. Un airone cenerino, immobile su un ramo, scruta il fiume con il becco teso verso l’acqua, mentre i pescatori si muovono in cerchio attorno alle reti, alla ricerca di tilapie e pesci gatto. La barca si ferma nei pressi di Herdyab, una baia nascosta nel canneto, tra distese di palme e prati. L’acqua del Nilo è limpida, con riflessi bronzei, appena tiepida: la sfioro con i piedi, come per imprimere sulla pelle l’ultima memoria del fiume. All’alba del giorno seguente, si parte per Abu Simbel. Quattro ore di strada nel deserto nubiano, verso sud, conducono al confine con il Sudan. La terra è pianeggiante, polverosa, interrotta solo da qualche torre elettrica, piantagioni di grano e fenditure che sembrano cicatrici nella sabbia. Poi, la montagna.
I due templi, scolpiti nella roccia arenaria sulla riva occidentale del Nilo, si stagliano all’orizzonte come piramidi naturali. Il primo, dedicato a Ramses II, è un monumento alla potenza e alla simmetria: quattro statue colossali, alte venti metri, raffigurano il faraone seduto sul trono, con lo sguardo rivolto al sole nascente. Sopra di loro, quattordici babbuini — simboli del sorgere del sole — coronano la facciata. A cento metri a nord, sorge il tempio minore, dedicato a Hathor — dea della musica — e alla regina Nefertari, moglie prediletta di Ramses II. Qui, la sovrana è raffigurata con la stessa altezza del faraone — un fatto raro nell’arte egizia — a testimonianza del suo ruolo centrale. All’interno, voltando le spalle al santuario e guardando a destra, si scorge una scena emblematica: Nefertari durante l’incoronazione, elegante e snella. La sera, la barca è ferma. Il fiume è appena increspato. Oltre la montagna, una luce bianca, tersa, resta sospesa nell’aria. Non sembra venire né dalla terra né dal cielo, ma dal riflesso che il Nilo lascia negli occhi di chi lo ha attraversato. Come polvere di stelle.
Attrazioni culturali da non perdere
GRANDE MUSEO EGIZIO (GEM)

Il 1° novembre 2025 ha aperto integralmente il Grand Egyptian Museum, destinato a diventare il più grande museo egizio esistente. La struttura, progettata con linee monumentali, sorge appena fuori dal Cairo, a meno di due chilometri dalle Piramidi di Giza, tra le sette meraviglie del mondo antico. Un nuovo polo che promette di ridefinire l’esperienza museale egizia.
MUSEO DI LUXOR
Affacciato sulla riva destra del Nilo, il museo archeologico di Luxor custodisce una collezione raffinata dedicata all’arte faraonica. Tra i pezzi imperdibili, la statua del Re Thutmose III in basalto nero, sorprendente per la tensione muscolare e l’espressività del volto, e la mummia di Ahmose, esposta accanto alle armi del generale.
TEMPIO DI LUXOR
Nel cuore della città, il Tempio di Luxor è uno dei siti più iconici dell’architettura faraonica. Il viale delle sfingi, i colossi monumentali e le statue in granito monolitico del cortile introducono un percorso che riproduce in scala la valle del Nilo. Le colonne a forma di papiro e loto, simboli di fertilità, raccontano il legame con la natura e le divinità.
COMPLESSO TEMPLARE DI KARNAK
Un insieme maestoso di santuari, piloni e obelischi, preceduto da un viale di arieti regali. Il complesso di Karnak, con oltre cento ettari di superficie, è un archivio storico a cielo aperto: secoli di ampliamenti, iscrizioni e rituali si stratificano in un racconto scolpito nella pietra. Un luogo che restituisce l’importanza spirituale e politica dell’antica Tebe.
TEMPIO DI KOM OMBO
Ultimato in epoca romana, il Tempio di Kom Ombo presenta una struttura simmetrica e un doppio santuario dedicato a Sobek, dio coccodrillo, e Horus, dio falco. La dualità sacra si riflette nell’architettura e nelle decorazioni. Tra le rappresentazioni più emblematiche: Cleopatra VII, la stele degli strumenti chirurgici e il nilometro, dove si misurava il livello delle piene del Nilo.
TEMPIO DI PHILAE

Un luogo di pellegrinaggio e culto, dedicato alla dea Iside. Il tempio, salvato dalle acque e ricostruito sull’isola di Agilkia, è noto come “la perla del Nilo” per la sua eleganza e posizione scenografica. Da non perdere il chiosco di Traiano, imperatore romano appassionato di Egitto, inciso di graffiti e circondato da colonne color sabbia che sembrano dissolversi nella luce.