Sutrio, ingegno alpino: itinerario dal cuore del borgo carnico alla cima dello Zoncolan

Sutrio, ingegno alpino: itinerario dal cuore del borgo carnico alla cima dello Zoncolan

Qui ogni visitatore può scoprire come la montagna e l’artigianato ispirino libertà e creatività.
Un gruppo di case del paese carnico ai piedi dello Zoncolan

Paolo e Marianna sono due arzilli ottantenni di Udine. Da circa dieci anni frequentano le creste delle montagne carniche, da quando lui, per festeggiare i settant’anni, organizzò una gita a sorpresa con una ventina di amici, senza svelare a nessuno la destinazione. Prima di scoprire questo angolo del Friuli-Venezia Giulia, i due coniugi erano soliti trascorrere le vacanze in Alto Adige: natura addomesticata, valli ordinate, pendii pettinati come un giardino alpino. A far cambiare loro meta fu Sutrio, borgo di poco più di mille abitanti dove si conoscono praticamente tutti. Ad attrarre il signor Paolo fu la pavimentazione: «Sono un costruttore di case – racconta, usando il presente, forse per non arrendersi alla pensione –. Faccio caso a questi dettagli, deformazione professionale. Ho costruito una cinquantina di condomini a Udine. La bellezza di Sutrio? La sua posizione. In un’ora si arriva al mare o nel Collio, e l’Austria e la Slovenia sono vicinissime».

Il presepe artistico permanente ospitato in Vaticano nel 2022

Quando li si incontra, è facile lasciarsi contagiare dal loro entusiasmo. Alla vigilia di Ferragosto della scorsa estate – la mia trentaduesima trascorsa a Rivo di Paluzza, piccola realtà dirimpettaia di Sutrio, e paese d’origine dei miei nonni paterni – la coppia stava già prenotando le vacanze invernali del 2026, con la precisione di chi vive ogni stagione come una promessa di ritorno. Quassù, molti dei mobili che arredano le abitazioni arrivano dai laboratori locali: il legno, a Sutrio, è ciò che il vetro rappresenta per Murano e il marmo per Carrara. Nonostante molte grandi falegnamerie abbiano chiuso, c’è chi ha saputo reinventarsi con ingegno e stile.

Come il giovane Nicola Marsilio, che ha fondato Woonik, un marchio di borse di lusso in legno – il noce, soprattutto – realizzate interamente a mano. Gli appassionati di questa arte non mancano di visitare “La Magia del Legno”, evento che ogni prima domenica di settembre trasforma Sutrio in un laboratorio a cielo aperto, tra esposizioni, intagliatori al lavoro e bancarelle di artigiani locali. Permanente è invece il monumentale presepe ligneo davanti alla Pro Loco: diciotto sculture a grandezza naturale. Se nel 2022 siete stati al Vaticano, lo avrete sicuramente riconosciuto al centro di piazza San Pietro. Ci sono voluti tre anni e undici maestranze provenienti da tutta la regione – e non solo – per completarlo.

Isaia Moro, uno degli artigiani del legno di Sutrio che ha contribuito al presepe artistico

Tra loro, Isaia Moro, autore del personaggio del Cramâr, il venditore ambulante della Carnia, figura già nota nel Seicento che incarna la tenacia di queste valli. Isaia ha imparato l’arte dal padre e oggi suo figlio Thomas, poco più che ventenne, ha deciso di riaprire la bottega di famiglia nella corte accanto alla casa. Il vero capolavoro di ingegneria artigiana del paese resta però il Presepe di Teno, dal soprannome del suo autore, Gaudenzio Straulino. In un mix di usanze e vita quotidiana, Straulino – scomparso nel 1988 – ha unito la Natività e i Re Magi ai simboli della Carnia: gerle intrecciate, segherie, mulini, scene di lavoro e gesti antichi. Un microcosmo etnografico visitabile tutto l’anno, compatibilmente con gli orari di apertura della bottega condivisa da Ermanno Di Comun, artigiano del legno, e Daniela Plazzotta, esperta di ricamo, che nella sua sartoria ha persino riadattato un abito carnico per una donna genovese venuta in villeggiatura a rinnovare le promesse di matrimonio.

Una casara del Caseificio Sociale Alto But

Durante il periodo natalizio, dal 7 dicembre al 6 gennaio, Sutrio si trasforma in un presepe diffuso. Le vie del borgo si illuminano per “Borghi e Presepi”, rassegna en plein air che ogni anno celebra la creatività carnica con decine di originali natività provenienti dall’Italia e dall’estero, esposte sotto i portici, nei cortili e lungo le stradine lastricate. Al tramonto le facciate si animano grazie a videoproiezioni che ripercorrono le edizioni passate, in un viaggio luminoso nella memoria del paese. Quando la sera cala, Sutrio si spegne lentamente. Alle 20 chiude pure Bondai, la tap room del birrificio artigianale aperto cinque anni fa da Luca Dalla Torre e Arianna Matiz. Un orario insolito per un brew pub, ma in linea con i ritmi montani. Questo indirizzo ha aggiunto un tassello importante nel panorama brassicolo regionale (e italiano), offrendo anche agli abitanti della Valle dell’Alto But un punto d’incontro dove gustare birra artigianale accompagnata da uno snack di frico. Il nome unisce l’intercalare friulano “bon dai” (“dai, va bene”) alla celebre spiaggia di Bondi Beach in Australia, dove la proprietà ha vissuto. Il birrificio sorge, non a caso, all’interno di un vecchio mobilificio.

Un affaccio da una delle camere dell’Albergo Diffuso Borgo Soandri

Chi sceglie di fermarsi per la notte può farlo all’Albergo Diffuso Borgo Soandri, un progetto che ha trasformato Sutrio in un unico grande albergo con camere sparse tra corti, fienili e stalle ristrutturate. Gli appartamenti – 35 in tutto, per oltre 150 posti letto – portano i nomi dei fiori che crescono sulle pendici dello Zoncolan. L’idea nacque 25 anni fa, quando alcuni abitanti decisero di recuperare il patrimonio edilizio senza costruire nulla di nuovo. Oggi gli ospiti fanno colazione con i formaggi del Caseificio Sociale Alto But, i dolci del panificio Il Bon Pan e i salumi affumicati della macelleria La Vecje Becjarie, riportata in vita dal trentenne Matteo Nodale. A pranzo, la tappa consigliata è Da Alvise, dove vale la pena ordinare i cjarsòns, pasta ripiena tipica della Carnia che cambia ricetta da casa a casa, e chiudere con un tiramisù che qui si proclama l’originale, seguendo la ricetta dell’Albergo Roma di Tolmezzo – la stessa che, secondo alcuni, avrebbe dato i natali al celebre dessert al cucchiaio (ma la disputa con il Veneto resta aperta).

Strumenti di intaglio del legno

Costeggiando il corso d’acqua But, affluente del fiume Tagliamento, si raggiungono alcuni luoghi simbolo di questa vallata: dall’ossario di Timau che custodisce i resti dei soldati caduti al fronte carnico nel corso della Prima guerra mondiale ad Arta Terme, dove sorge un’apprezzata stazione termale, fino a raggiungere Cabia, altra minuscola località, sede dell’ultima distilleria del territorio, Casato dei Capitani. Da Sutrio bastano pochi tornanti per conquistare la vetta dello Zoncolan, montagna simbolo della Carnia, celebre per le sue salite nel Giro d’Italia ma anche per la sua dimensione silenziosa e autentica. In inverno è il regno dello sci; d’estate, di ciclisti e camminatori in cerca d’aria buona e orizzonti larghi.

Atmosfera tipica del fogolâr, simbolo della cultura friulana

È da qui che, dieci anni fa, Suan Selenati decollò in deltaplano verso il Monte Olimpo, stabilendo un record mondiale. Dal suo Rifugio Tamai si respira ancora quell’idea di libertà che lega la terra al cielo: la stessa che anima artigiani, osti e viaggiatori di queste montagne. Guardando giù, verso Sutrio, si distinguono i tetti in legno e le corti del borgo: minuscolo eppure capace di custodire mondi interi. Perché anche da un piccolo paese di montagna si può spiccare il volo — basta avere radici abbastanza forti da reggere l’aria.

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