Tutto ebbe inizio da un drink mancato. «You don’t like alcohol?» mi domandò perplesso — con un inglese un po’ maccheronico — Deniz, bar manager del Mathilda’s a Kadıköy, quel giorno quando chiesi un mocktail al bancone del bar più rinomato di Istanbul. Risposi che ero semplicemente attenta alla linea. Mi complimentai per la suggestiva playlist anni Settanta e, guardandomi intorno, accesi anche io una sigaretta. Ma far finta di fumare “come un turco” non mi sarebbe bastato a conquistare l’amicizia dei locali: così assicurai a Deniz e al bartender Vedat che sarei tornata l’indomani per un Martini.

Solo 24 ore separavano la mia condizione di astemia dall’universo dell’alcol. In quel lasso di tempo mi avventurai per il distretto di Kadıköy, tra i più antichi di tutta la megalopoli: un affascinante quartiere dove costumi antichi e moderni coesistono in un mosaico di strade e palazzi d’epoca, vicoli e piazze cesellati da secoli di storia; mentre strette torri svettanti fanno capolino tra le case variopinte e i murales. Dai caffè hipster alle boutique e i negozi vintage, ogni elemento concorre a formare un vivace paesaggio multicolore.
Dai Fenici alla rigenerazione contemporanea del centro urbano
Percorrendo la statale che collega l’aeroporto di Istanbul a Kadıköy, il traffico ricorda quello alla periferia di San Paolo. Ma la veduta da cartolina dello skyline rende comunque speciale il tragitto: soprattutto al tramonto, quando il sole tinge d’oro i grattacieli per poi tuffarsi nelle nuvole rosa porpora.
A ovest, il Mar di Marmara separa l’Anatolia dal litorale europeo. L’ex Calcedonia fu il primo insediamento greco a sorgere sullo stretto del Bosforo: nel 685 a.C. prima della fondazione di Bisanzio sulla sponda opposta. Reperti del 2.000 a.C. – tra cui un insediamento portuale della civiltà fenicia – testimoniano l’occupazione preistorica e l’esistenza millenaria del sito.
Mentre edifici ottomani e bizantini, la moschea più antica di Istanbul, sinagoghe e chiese armene e cattoliche attestano i cambiamenti della struttura sociale nei secoli. Fino alla fine del Settecento, il nucleo storico ospitava greci e turchi coinvolti nella produzione agricola e nella pesca; solo con le riforme politiche del XIX secolo l’insediamento passò dall’essere musulmano e greco a una composizione più eterogenea e cosmopolita: con l’arrivo di ebrei e armeni e la costruzione di nuovi teatri all’aperto, abitazioni art déco e la linea del traghetto nel 1846. Il processo di rigenerazione urbana è tuttora in fermento.
Statue, piazze e gli altri luoghi preferiti dai locali
Con la globalizzazione degli anni Ottanta, l’identità urbana di Kadıköy si trasformò parallelamente ai cambiamenti sociali. La vita degli abitanti rimase semplice e piacevole in ogni suo aspetto, senza pretese e ancorata a elementi percepiti come identitari: attrazioni e snodi simbolici che conferiscono un senso di appartenenza, costituendo un ponte tra passato e presente.
È il caso della Statua del Toro davanti alla via commerciale Çilek Street, del mercato Salı Pazarı (ogni martedì e venerdì), della linea tranviaria Moda-Kadıköy del 1934, di Bahariye Street e ancora della via degli artigiani e dell’antico vicolo di Akmar, famoso per i libri di seconda mano. Dalla costa centrale si osserva l’edificio storico del terminal di Haydarpaşa, un tempo cardine del collegamento ferroviario tra Istanbul e l’Anatolia.

Da visitare sono anche piazza İskele, luogo di festival e mostre dove si trovano il teatro Haldun Taner e la stazione dei traghetti Beşiktaş, il teatro dell’opera di Süreyya e la moschea di Osmanağa. E poi la zona di Moda, particolarmente apprezzata dagli amanti della cultura. Moda Coast ospita le migliori caffetterie e un parco verdeggiante vista mare. Moda Pier, invece, è il molo storico dove fino al Novecento attraccavano le barche cariche di legname, nonché uno dei più rilevanti esempi dell’architettura neoclassica ottomana.
Bagdat, fulcro della vita sociale e dello shopping
Pensando al litorale asiatico di Istanbul non si può non menzionare Bagdat Avenue: un viale di sei chilometri che costeggia il lungomare da Kadıköy fino al distretto di Kartal, attraversando una serie ininterrotta di quartieri e fungendo da punto di congiunzione tra terra e acqua, lavoro e svago, tradizioni di strada e nuova imprenditoria. Negli anni Ottanta, la via pedonale vide una transizione verso un’impostazione sempre più liberale e moderna.

Attività urbane contemporanee, negozi di marca e grandi magazzini, caffè sempre aperti e fast food definirono nuovi modi di vivere e fruire la strada. La riconversione degli edifici residenziali per uso commerciale e l’abbellimento strategico resero Bagdat Street un rinomato centro per lo shopping, sulla scia dei boulevards parigini. Dagli anni Novanta, la via divenne il fulcro degli incontri ricreativi e sociali: a cominciare dai raduni dei più fedeli tifosi del Fenerbahce.
Dai ristoranti tradizionali ai cocktail bar futuristici
La scena gastronomica è variegata, con proposte che spaziano dai classici della cultura ottomana alle influenze mediterranee e asiatiche. Le stradine pullulano di street food e ristoranti tradizionali dove assaggiare le specialità della regione anatolica: dai çiğ köfte di bulgur – i migliori si trovano da Marul Handmade Çiğ Köfte – al riso pilav e l’ayran, che sono buonissimi da Pilav Arabasi. Mentre per il kebap autentico turco, l’indirizzo da non perdere è Çiya Sofrasý vicino al mercato del pesce.

Appuntatevi anche Coffee Manifesto e Müsaade per un aperitivo nel bazar. Se la cucina custodisce e racconta la memoria popolare, rimanendo ancorata al passato e alle tradizioni, non si può dire lo stesso del mondo della mixology. Parliamo di un universo in evoluzione, dove locali cosmopoliti e d’autore rompono le convenzioni guardando al nuovo.

Tornare al Mathilda’s per quel drink non si rivelò solo un’esperienza di assaggio distintiva e inebriante, ma un “ritorno al futuro” in una dimensione che costituisce l’avanguardia del buon bere a Istanbul. L’atmosfera contagiosa e vibrante, il savoir faire dietro al bancone e la propensione alla freschezza e all’equilibrio in ciascun bicchiere, ne fanno già un’insegna-leader nella scena cocktail globale.

La prova del nove? Solo un bar eccezionale come quello di Vedat Akar e un quartiere poliedrico quale Kadıköy potevano persuadere una quasi-astemia a tenere per il gambo un Martini – in una città dove le politiche conservatrici scoraggiano il consumo di alcolici.