California, Napa Valley e i suoi dintorni: scoprire il meglio della regione con un esperto

California, Napa Valley e i suoi dintorni: scoprire il meglio della regione con un esperto

I suggerimenti per vivere appieno la contea americana più famosa al mondo per la produzione vitivinicola.
Steve e Jill Klein Matthiasson nell’azienda vinicola che porta il loro nome - Fotografie di Soraya Matos

Trenta chilometri da nord a sud, circa otto chilometri nel punto più ampio: la Napa Valley è sicuramente la regione vinicola più famosa degli Stati Uniti e del mondo intero. È gremita di aziende vinicole: 475 secondo l’ultimo censimento. Ed è spesso affollata di persone che visitano quelle aziende, circa tre milioni all’anno. In effetti è una delle attrazioni turistiche più popolari della California. La zona produce di certo alcuni dei migliori Cabernet al mondo, ed è ricca di ottimi ristoranti, negozi di vini e hotel. È senza dubbio un luogo incantevole da visitare. Il trucco è farlo in modo da non sentirsi il turista numero 3.000.001.

Visito la Napa Valley e ne scrivo da oltre vent’anni e, se dovessi dare un consiglio a chiunque desideri andarci, gli direi di pianificare il viaggio con largo anticipo. Sono sempre più numerose le cantine che richiedono la prenotazione per le degustazioni, e i migliori ristoranti e hotel sono al completo con settimane, spesso mesi, di anticipo. L’altro suggerimento è semplificare. Programmate di visitare al massimo quattro cantine al giorno; forse è anche più sensato prevederne solo tre o due. Invece del classico pranzo seduti a tavola, optate per una degustazione di vini che includa abbinamenti con i cibi, una cosa che ora sempre più realtà offrono, e riservate i pasti abbondanti per la cena.

Un Oyster Shooter al Chispa

Può anche essere utile suddividere la valle in sezioni, come ho fatto io in queste pagine. Alcuni tratti della Highway 29, in particolare, possono essere un incubo per il traffico; meno tempo si passa percorrendola avanti e indietro, meglio è. Scegliete un giorno per esplorare la parte inferiore della valle, intorno a Yountville; un altro per la zona intorno a St. Helena e fino a Calistoga; un altro ancora per visitare alcune delle denominazioni in montagna. E non trascurate la città di Napa, che negli ultimi dieci anni circa si è trasformata da località monotona a meta entusiasmante. Infine, quando pianificate le visite, puntate sulla varietà. Trovate un equilibrio tra nomi classici e novità. Per ogni grande azienda, visitatene una più piccola; dopo una tenuta di cui conoscete e amate i vini, puntate verso una con etichette che non avete mai assaggiato. La valuta del regno è sicuramente il Cabernet, ma ci sono molti più vini da provare di quanto si creda comunemente.

Napa città

Quando ho iniziato a visitare la Napa Valley, la città era solo un posto da attraversare velocemente per raggiungere le cantine. C’era un semaforo all’incrocio tra la Highway 29 – che oggi invece vi passa sotto – e Trancas Boulevard e spesso trovavi il semaforo rosso, il che ti dava il tempo di pensare se servisse qualcosa di ciò che la città aveva da offrire all’epoca: un sacco di pacciame, per esempio, o del liquido tergicristalli. Le cose sono cambiate, e anche parecchio. Probabilmente tutto è iniziato con l’apertura dell’Oxbow Public Market alla fine del 2007, con i suoi ristoranti e negozi e l’atmosfera animata. Napa ha iniziato a sembrare un posto dove veniva voglia di fermarsi. Un altro momento cruciale è stata l’inaugurazione dell’elegante Archer Hotel nel 2017. Oggi l’Oxbow riscuote ancora grande successo. L’ultima novità è il Moro Napa, un delizioso locale di street food marocchino del celebre chef di San Francisco Mourad Lahlou, che ha fatto il suo primo ingresso nella regione vinicola. Un altro grande cambiamento è stata la diffusione delle sale degustazione, molte delle quali affiliate alle aziende vinicole situate nella parte superiore della valle. Visitate Arch & Tower, sede temporanea della Robert Mondavi Winery mentre ci sono i lavori di ristrutturazione della sala degustazione originale di Oakville, in particolare durante la “Golden Hour” dalle 16 alle 19. Nella tasting room di Mayacamas Vineyards su First Street potrete assaggiare i loro Cabernet ultra–classici senza dover affrontare la strada lunga, tortuosa e piuttosto accidentata che porta all’azienda sul Mount Veeder.

La commerciante di vini Kerrin Laz

Tra i posti nuovi, per me il più affascinante è il Gentleman Farmer Bungalow. Joey Wołosz e Jeff Durham, soci in affari e compagni nella vita, producono un ottimo vino, ma soprattutto riservano grande attenzione a ogni dettaglio. Il loro bungalow del 1926 in stile Craftsman, ai margini del centro città, sembra incarnare tutto ciò che si può desiderare da una regione vinicola. La si può definire sfrontatezza elegante o eleganza sfrontata: nella casa ci sono lampade d’antiquariato, ma anche una pila di Playboy vintage in bagno. La cucina è magnifica, tutta in legno massiccio e piastrelle blu, ma anche funzionale. Wołosz è un cuoco eccezionale, e iniziare la giornata con la prima colazione della casa – una degustazione degli ultimi vini prodotti accompagnata da gougères appena sfornate, pancetta affumicata in proprio, soufflé monoporzione e altre delizie – è un’esperienza da non perdere.

Il Chispa, aperto di recente, è un altro locale da segnalare. Aubrey Bailey e Taylor Kindred, che già gestiscono il Cadet Wine & Beer Bar, uno dei migliori della città, nel 2023 hanno aperto questo bar–ristorante incentrato sul tequila. Perché proprio tequila? Beh, anche i produttori di vino a volte si stancano del vino, ed è per questo che qui si ritrovano molti addetti ai lavori. Ci sono anche ottimi cocktail e piatti, come un’eccezionale bistecca di manzo marinata nel tequila con chimichurri e un imperdibile polpo kung pao. Un altro nuovo arrivo è la luminosa Scala Osteria, di ispirazione mediterranea. Il proprietario Giovanni Scala è anche il fondatore del Bistro Don Giovanni a nord della città, un locale molto apprezzato dalla gente del posto: qui la cucina guarda alla costa del Sud Italia utilizzando il pesce fresco della California. È un posto eccellente per trascorrere la serata dopo una giornata a degustare vini. Il mio consiglio? Ordinate la pasta con calamari, salsiccia piccante e fagioli bianchi, un cioppino e un bicchiere di fresco Annia bianco di Massican.

Yountville e Lower valley

Yountville, 15 chilometri a nord di Napa, è il fulcro delle denominazioni Oak Knoll, Oakville, Stags Leap e Yountville. Non si può certo dire che sia una città molto grande (ristoranti, sale degustazione, hotel e negozi di vino sembrano essere più numerosi delle abitazioni), ma ciò non significa che non sia incantevole. Tra i vari indirizzi, il nome più famoso è ovviamente lo storico The French Laundry. È sempre straordinario, ma bisogna prenotare con mesi di anticipo e i prezzi dei menu degustazione (che partono da 390 dollari) non includono vino, tasse e mancia. Se una spesa del genere vi spaventa (per me è così), vi consiglio di andare da Ciccio. Lo chef Christopher Kostow e sua moglie Martina hanno preso le redini di questo bistrot italiano informale e semplicemente fantastico nel 2023, e da allora il locale è sempre pieno. Kostow ha raggiunto la fama al Restaurant at Meadowood (tre stelle Michelin), che purtroppo è andato distrutto, insieme a gran parte del Meadowood Resort, nel grande incendio del 2020 noto come Glass Fire. Ciccio sfoggia le sue doti in piatti come gli gnudi con pepe in grani e formaggio della Pennyroyal Farm; pizze dalla pasta molto croccante come quella con patate, porri confit, fontina e salsa verde ai capperi; e una milanese di maiale talmente buona che vi chiederete perché mai farla con la carne di vitello.

Ricciola con aguachile all’Auro

Tra le tante aziende vinicole classiche da visitare, un’opzione interessante è Inglenook, che ha alle spalle una storia lunga e complessa. Fondata nel 1879, cadde in declino durante il Proibizionismo per risorgere negli anni Quaranta e Cinquanta sotto la guida del proprietario John Daniel Jr., producendo dei Cabernet tra i più leggendari della Napa Valley. In seguito, cambiò proprietà più volte, finché il marchio finì per languire nel settore dei vini da tavola. Nel 1975 la proprietà fu acquistata da Francis Ford Coppola, che nel 2011 si è ripreso il nome del marchio. Ora vini come il suo fiore all’occhiello, il rosso Inglenook Rubicon, sono di nuovo di alto livello. La sala Athenaeum, dall’ambiente che ricorda una biblioteca, è una cornice incantevole per le degustazioni. Una degli arrivi più recenti nella zona, nella denominazione Oak Knoll a sud di Yountville, è la Ashes & Diamonds Winery.

Si dice che i millennial e la generazione Z non siano interessati al vino, ma il pubblico che frequenta questo posto evidentemente non ha colto il messaggio. Le bottiglie puntano su una visione enologica della Napa Valley meno matura e più sobria – più all’insegna dell’eleganza che della potenza – che si riflette nell’estetica dell’azienda e della sala degustazione. Concepita dal proprietario Kashy Khaledi, è un connubio omogeneo, raffinato e slanciato, che spazia dagli interni bianchi ispirati allo stile Midcentury Modern alle etichette e, in un certo senso, allo stesso contenuto delle bottiglie. Ma la cosa migliore è che il tutto è molto gradevole. I vini A&D sono prodotti da diversi enologi di alto livello, tra cui Steve Matthiasson, che è anche uno dei consulenti vitivinicoli più quotati della California. Lui e la moglie, Jill Klein Matthiasson, sono proprietari della Matthiasson Winery, uno dei posti che più amo visitare nella valle, anche perché è semplice e genuina proprio come loro.

La vigna chiamata Phoenix, coltivata con metodi biologici su terreni scistosi insoliti per la Napa Valley, produce un eccellente Cabernet complesso e aromatico. Le degustazioni si svolgono all’aperto, su un paio di grandi tavoli di legno collocati sulla piattaforma in cemento destinata alla pigiatura, proprio di fronte alle botti e ai serbatoi. Non ci sono campanili pseudo– italiani, né lampadari di cristallo nelle cantine sotterranee, né strani occhi alti tre metri che ti fissano mentre entri in auto (sto pensando a Raymond Vineyards). Solo brave persone e buon vino. Con pochissime eccezioni tutelate da diritti acquisiti, la contea di Napa non consente alle aziende vinicole di avere ristoranti. Tuttavia, le cantine possono servire del cibo insieme al vino se previsto dall’esperienza. Per questo si sono ampiamente diffusi i tasting che io definisco “non proprio un pasto, ma quasi”.

La lobby del Four Seasons

Alcune di queste, ho scoperto, sono davvero eccellenti. Una delle migliori è quella di B Cellars Vineyards & Winery, dove lo chef Derick Kuntz crea menu degustazione fatti di elaborati bocconi da abbinare ai vini: tostada con gamberetti e purè di avocado, cipolla rossa sottaceto e coriandolo (con un vivace rosé del 2021) o ravioli fritti, pesto di rucola e salsa gastrique di pomodoro in agrodolce (con un robusto Blend 24 del 2019). Sappiate però che non troverete mai questi abbinamenti esatti, perché Kuntz cambia tutto il menu ogni tre–cinque settimane e non ripete mai un piatto. È un pranzo? Oh, assolutamente no. Qui non si pranza. Ma non ve ne andrete con la fame. Va segnalato che molte delle aziende vinicole più famose non sono aperte al pubblico. Una soluzione è rivolgersi alla K. Laz Wine Collection, proprio nel cuore di Yountville. Posti come Harlan Estate e Screaming Eagle possono essere inaccessibili ai comuni mortali, ma non a Kerrin Laz, esperta di vini che vanta molte conoscenze nel settore. Se siete alla ricerca dei vini più introvabili, come Abreu, Colgin, Futo, Maybach, Realm e così via, lei è la persona giusta. Inoltre, il suo negozio offre degustazioni in un’ampia gamma di prezzi. In sostanza potete “visitare” quattro o cinque produttori di culto di Cabernet in un unico posto, acquistare qualche bottiglia e avere ancora tempo per mangiare. Basta non commettere l’errore da principianti di lasciare una bottiglia di Cabernet da 400 dollari appena acquistata nel bagagliaio in estate.

St. Helena e Upper valley

Quando il miliardario dell’Arkansas Gaylon Lawrence Jr. ha acquistato la storica azienda vinicola Heitz Cellar nel 2018 che includeva un terreno di oltre 300 ettari situato in posizione appartata sulla Howell Mountain. Dopo aver fornito a lungo le uve per i vini di Heitz, Ink Grade è oggi una tenuta biodinamica a sé stante. Lo svantaggio è che non ha né cantina né sala degustazione, oltre a trovarsi lontano dal fondovalle. È nata così Senses by Ink Grade, una “esperienza di degustazione immersiva” a St. Helena che abbina un assaggio guidato a un’installazione video a 360 gradi per accompagnare il visitatore attraverso le stagioni nel vigneto, il lavoro della vendemmia e il processo di vinificazione. Senses non sostituisce la visita a un vero vigneto, ma con il suo approccio futuristico offre una panoramica straordinaria di come appaia la vigna nel corso dell’anno e illustra in modo ammirevole il duro lavoro manuale richiesto per la vendemmia e la produzione del vino.

Un picnic sotto gli albicocchi da Favia Erickson Winegrowers a Napa

Un’altra visione del futuro della Napa Valley è quella di Newfound Wines, almeno per quanto riguarda le possibilità di affermazione di giovani enologi di talento in una valle rinomata per aziende vinicole di proprietà dell’1% della popolazione. I coniugi Audra Chapman e Matt Naumann producono piccole quantità di molti vini diversi con uve provenienti dai vigneti della Napa Valley, della contea di Sonoma e altre zone. Non possiedono un’azienda vinicola e la loro sala degustazione si trova in una piccola casa in una via secondaria alberata a St. Helena. E non avendo personale, sono Chapman o Naumann a guidare tutte le degustazioni. In altre parole, spese generali basse e vini eccezionali, in particolare quelli prodotti con uva Grenache, su cui la coppia concentra l’attenzione. Perché Grenache nel cuore della regione del Cabernet? «Per il suo potenziale non ancora sfruttato nel clima mediterraneo della California», spiega Chapman. «E perché la nostra Grenache mi sembra puro sole californiano in un calice».

Forse è il passato che in realtà è il futuro, come nel caso della Spottswoode Estate Vineyard & Winery. Pur risalendo all’Ottocento, è stata nel 1985 tra le prime aziende vinicole della Napa Valley a certificare i propri vigneti come biologici; oggi, sotto la guida di Beth Weber Novak, è anche all’avanguardia nella sensibilizzazione sugli effetti del cambiamento climatico nel settore enologico. «Essere buoni gestori della nostra terra, delle persone e del pianeta è stata fin dall’inizio una parte importante di ciò che siamo», ha detto Novak, che fa parte del consiglio di amministrazione dell’organizzazione no profit International Wineries for Climate Change.

Un tavolo di degustazione da B Cellars Vineyards & Winer

«Siamo sempre alla ricerca di nuovi modi per difendere l’ambiente e migliorare le nostre comunità, che si tratti di adottare nuove pratiche agricole rigenerative o di incoraggiare altri viticoltori ad aderire all’agricoltura biologica. La questione non riguarda solo la Napa Valley, ma tutto il pianeta». Il Cabernet Spottswoode Estate è un simbolo imperdibile della Napa, col suo equilibrio tra potenza e grazia. Anche sul fronte gastronomico l’innovazione è notevole. Il miglior pasto che abbia mangiato negli ultimi anni da queste parti è stato all’Auro del Four Seasons Resort & Residences Napa Valley, dove lo chef Rogelio Garcia sembra collezionare consensi più velocemente di quanto riesca a contarli. Il suo menu degustazione da sette portate si basa prevalentemente su prodotti locali, con note giapponesi e messicane. È una cucina di alto livello, eseguita in modo impeccabile in piatti come la ricciola giapponese frollata a secco con avocado e aguachile al mandarino. La carta dei vini è eccellente e molto ampia; per fortuna il sommelier, Derek Stevenson, è competente e allo stesso tempo alla mano.

Aree periferiche imperdibili

Una valle è per definizione circondata da montagne, e questo vale sicuramente per Napa. A ovest si ergono le Mayacamas, che ospitano le denominazioni Diamond Mountain District, Mount Veeder e Spring Mountain District; a est si trovano le Vaca Mountains, con Atlas Peak, Howell Mountain e Pritchard Hill, che tecnicamente non è una denominazione, anche se potrebbe benissimo esserlo. L’area vitivinicola americana (AVA) di più recente designazione nella valle è Coombsville, approvata nel 2011. Conta numerosi vigneti ma non molte aziende, ed è questo a rendere Favia Erickson Winegrowers ancora più speciale. I proprietari sono il famoso consulente enologico Andy Erickson, che ha lavorato presso Dalla Valle, Ovid, Screaming Eagle e molte altre aziende, e l’altrettanto rinomata consulente enologica Annie Favia. I loro vini sono prodotti in un edificio in pietra restaurato che risale al 1886.

Il loro rosso Cerro Sur, in prevalenza Cabernet Franc, è uno dei miei preferiti: vivace, aromatico, curato e ancora più buono dopo alcuni anni in cantina. Per concludere in bellezza il vostro viaggio nella Napa Valley, visitate Smith–Madrone, un’azienda vinicola in posizione appartata sopra St. Helena, lungo la Spring Mountain Road. Barba, aspetto rude e modo di fare decisamente diretto, Stu Smith sarebbe perfetto per interpretare il ruolo di un vecchio montanaro al cinema (ma anche suo fratello Charles non è da meno). Per me, visitare Smith–Madrone è stato come fare un viaggio nel tempo nella Napa Valley di una volta. «Quando ho comprato questo terreno nel 1970», racconta Stu, «costava 860 dollari all’ettaro.

In auto tra i vigneti di Cabernet vicino al Four Seasons

Oggi persone normali come me e Charlie non potrebbero mai permetterselo. All’epoca l’unica cosa che c’era era la strada che scendeva a valle. Niente elettricità, niente acqua, niente di niente». Ora ci sono l’elettricità e l’acqua, ma il vino viene ancora prodotto in un vecchio fienile di legno e le degustazioni si svolgono su un tavolo all’aperto. È decisamente un posto senza pretese. Gli Smith sono tra i pochi che ancora producono Riesling nella Napa Valley – ed è eccellente – ma il loro fiore all’occhiello è il Cabernet, elegante, complesso e in stile classico; il Cook’s Flat Reserve dei due fratelli è ancora migliore. «Questo vino è il nostro tentativo di produrre qualcosa che possa competere alla pari con i migliori Bordeaux», spiega Stu. «Loro hanno cinquecento anni di vantaggio, ma da qualche parte bisogna pur cominciare».

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