Aldo Melpignano: elogio dell’identità e del fattore umano

Aldo Melpignano: elogio dell’identità e del fattore umano

L’hotelier pugliese condivide le chiavi del successo dell’ospitalità italiana indipendente e la visione della sua management company.
Aldo Melpignano, proprietario di Borgo Egnazia e fondatore della società di gestione Egnazia Ospitalità Italiana

C’è un modello di ospitalità che non si accontenta di incantare con la bellezza, ma vuole anche proteggerla, coltivarla e raccontarla al mondo con nuove parole. Aldo Melpignano è il volto di questa visione. È cresciuto tra gli ulivi e le masserie della Puglia, ha studiato finanza a Londra, hospitality a New York, ma ha scelto di tornare.

Dal suo rientro nel 2007, con la nascita di Borgo Egnazia, ha contribuito a riscrivere le regole dell’accoglienza di lusso in Italia. Oltre al resort di Savelletri di Fasano – che ha festeggiato i suoi 15 anni di vita – oggi Melpignano gestisce l’Ostuni a Mare, il Santavenere a Maratea, l’Ancora e l’Hotel de Len a Cortina d’Ampezzo, La Tiara di Cervo a Porto Cervo e Castel Badia, nei pressi di Brunico, un ambizioso progetto di recupero che inaugurerà il prossimo 18 dicembre.

Senza contare la Masseria San Domenico e la Masseria Le Carrube, gestite da Marisa Melpignano, la madre di Aldo. E altre due aperture sono in programma: l’Hotel Diana a Milano e Borgo Lavinium alle porte di Roma. Con la sua management company Egnazia Ospitalità Italiana, guarda infatti oltre il singolo albergo: immagina un sistema, una rete, una risposta italiana all’ingresso dei grandi gruppi internazionali. Il suo obiettivo? Far sì che l’ospitalità indipendente non solo resista, ma evolva, faccia squadra e continui a essere un simbolo di identità e cultura.

La Tiara di Cervo: un progetto ideato da Alfonso Dolce e gestito da Aldo Melpignano che comprende trenta case indipendenti affacciate sulla Marina di Porto Cervo, in Costa Smeralda

Da dove nasce l’idea di Egnazia Ospitalità Italiana?

È una riflessione che porto avanti da anni. Sono cresciuto nel mondo dell’ospitalità, collaborando con mia madre quando ha aperto Masseria San Domenico, e ho visto da vicino quanto gli albergatori indipendenti abbiano ambizione, visione e strutture meravigliose, ma anche quante difficoltà incontrino a competere sul mercato globale. La mia società di gestione nasce per rispondere a questo: creare un sistema italiano che metta insieme il meglio dell’accoglienza indipendente.

Come funziona esattamente? Quali servizi offre?

Siamo partiti dagli hotel di proprietà, poi siamo cresciuti con formule di gestione e partnership. Ora mettiamo a disposizione una rete di servizi: dalla distribuzione alla comunicazione, dalla formazione alla gestione delle risorse umane. L’idea è che anche le realtà più piccole possano accedere a strumenti e competenze normalmente riservati ai grandi gruppi.

Veduta di Borgo Egnazia, il resort a Savelletri di Fasano, in Puglia

Lei vuole essere quell’alternativa?

Sì. Con la mia società di gestione voglio aiutare gli hotel indipendenti a crescere, a restare sé stessi, ma con strumenti nuovi. È un modo per proteggere il nostro patrimonio. I grandi brand internazionali portano standardizzazione, anche quando parlano di “sense of place”.

Penso a strutture come il Cristallo di Cortina: bellissimo che sia diventato un Mandarin, ma non sarà mai più il Cristallo com’era. Io voglio difendere l’unicità di ogni luogo, creare una collezione che rappresenti davvero il meglio dell’Italia, lasciando ogni struttura libera di esprimere il proprio carattere. L’ospitalità deve avere radici, valorizzare la cultura e raccontare un territorio, con lo sguardo sempre rivolto al futuro. Competenza, artigianalità e attenzione al dettaglio sono la nostra firma distintiva.

E in questo modello, qual è il ruolo del capitale umano?

Centrale. Coltiviamo la felicità dei nostri collaboratori e li facciamo sentire parte di una famiglia, perché solo persone soddisfatte possono rendere speciali i luoghi in cui lavoriamo. Abbiamo team molto numerosi – a Borgo Egnazia in estate siamo 900 persone – e ci impegniamo a creare percorsi di crescita. Anche per questo stiamo costruendo una rete: un ragazzo valido che non ha sbocchi in un piccolo hotel deve avere la possibilità di sviluppare il suo talento altrove, se lo desidera. L’attitudine è più importante del curriculum.

Prendiamo ispirazione da modelli come quelli del film Moneyball: quando facciamo i colloqui ci interessa capire cosa rende una persona capace di crescere, di avere successo, di fare la differenza. Vogliamo che il nostro team sia un elogio della diversità. Chi lavora con noi può essere sé stesso, accogliere in modo genuino, senza indossare una maschera.

Un salotto dell’Hotel de Len a Cortina d’Ampezzo

Borgo Egnazia è stato un punto di svolta: qual è il segreto del suo successo?

Oltre a dare valore alle persone, abbiamo sempre puntato sull’italianità e sull’autenticità. Tutto è nato con l’idea di restituire qualcosa al territorio, di creare connessioni vere. Quando porti qualità, le cose cambiano: è successo in Puglia, sta succedendo anche a Cortina.

Siete molto attenti anche alla responsabilità sociale e alla sostenibilità.

È così. Abbiamo un piano di welfare per i nostri dipendenti che comprende, tra le altre cose, uno sportello psicologico gratuito, programmi benessere, una mensa aziendale che segue i principi della dieta mediterranea e un bonus per neo-genitori. Abbiamo ottenuto la certificazione GPTW (Great Place to Work) e la Top Employer.

Per quel che riguarda la sostenibilità, posso fare l’esempio della Casa delle Sementi a Borgo Egnazia, un progetto che ha già recuperato 250 varietà antiche e dimenticate. Siamo la prima realtà alberghiera a integrare un ciclo completo che parte dal recupero dei semi, ne cura la moltiplicazione e li restituisce alla comunità.

Ci sono nuovi progetti in cantiere in Puglia?

Stiamo recuperando un sito industriale tra Savelletri e Torre Canne, davanti alla Masseria San Domenico, che diventerà uno spazio culturale dedicato all’arte contemporanea.

Come definirebbe l’ospitalità di lusso oggi?

Un’esperienza profondamente personalizzata, fuori dai canoni predefiniti. Ogni ospite deve sentirsi visto, ascoltato, compreso. Deve andare via arricchito, a livello emotivo e culturale. È questo il nostro lavoro: sorprendere, far scoprire cose nuove, enrich life.

Articoli Correlati

Iscriviti alla newsletter