Il tour delle grandi abbazie cistercensi lungo la Via Francigena

Il tour delle grandi abbazie cistercensi lungo la Via Francigena

Dalle colline toscane all'Agro Pontino, un percorso tra antichi cenobi, pellegrinaggi medievali, capolavori romanici e architetture cistercensi
Il Duomo di San Miniato visto dall'alto
Il Duomo di San Miniato visto dall'alto. Foto da Shutterstock

Prima ancora di essere un itinerario escursionistico, la Via Francigena è una strada costruita intorno ai luoghi di sosta. Chiese, pievi e monasteri scandivano il percorso dei pellegrini diretti verso Roma e offrivano loro riparo, assistenza e, soprattutto, un riferimento spirituale. Ancora oggi seguire la Francigena significa attraversare un paesaggio nel quale l’architettura religiosa non è separata dalla strada: spesso è proprio il luogo di culto a spiegare perché un determinato borgo sia nato e abbia mantenuto la propria importanza.

Tra Toscana e Lazio, alcune delle testimonianze più interessanti sono le grandi abbazie che sorgono lungo il cammino o nelle sue varianti. Non formano un’unica sequenza appartenente allo stesso ordine monastico e non sono tutte cistercensi: il loro interesse sta proprio nella varietà di esperienze religiose e architettoniche che raccontano.

Potete costruire un itinerario che parte dalle colline intorno a San Gimignano, attraversa la Val d’Elsa e arriva a Monteriggioni, quindi prosegue verso l’Amiata e la Val d’Orcia. Per incontrare Fossanova, invece, bisogna spostarsi nel Lazio e seguire il tratto meridionale della Francigena. È dunque più corretto pensare a questo viaggio come a una serie di tappe collegate dalla storia del pellegrinaggio che come a un percorso stradale unico e lineare.

Monte Oliveto Minore, il monastero tra gli ulivi di San Gimignano

abbazie-via-francigena-monasteri-cistercensi-monte-oliveto-minore
Monte Oliveto Minore visto da lontano. Foto da Shutterstock

Alle porte di San Gimignano, in località Monteoliveto, il paesaggio cambia appena lasciate le torri della città. La strada attraversa colline coltivate, vigneti e uliveti e conduce al Convento di Monte Oliveto Minore a Barbiano, complesso monastico fondato nel XIV secolo.

Il punto più interessante è il chiostro quattrocentesco, dove è conservato l’affresco della Crocifissione, realizzato nel 1466 dalla bottega di Benozzo Gozzoli. È un’opera che da sola giustifica la deviazione, soprattutto perché permette di incontrare il Rinascimento toscano lontano dai luoghi più affollati.

La posizione del monastero contribuisce alla sua importanza nel percorso. La tappa della Francigena che da San Gimignano conduce verso Monteriggioni attraversa infatti proprio questo territorio, prima di scendere nella valle del torrente Foci e proseguire verso Colle Val d’Elsa e Abbadia a Isola.

Santa Maria Assunta a Coneo, la deviazione romanica nella Val d’Elsa

abbazie-via-francigena-monasteri-cistercensi-santa-maria-assunta
La facciata romanica dell’abbazia di Santa Maria Assunta. Foto da Wikimedia

Da San Gimignano potete seguire una variante del percorso verso Colle Val d’Elsa e raggiungere la Badia di Santa Maria Assunta a Coneo. L’abbazia sorge in prossimità dell’antico incrocio tra la Via Francigena e la Via Volterrana ed è documentata intorno all’anno Mille. La sua storia monastica è legata inizialmente alla regola benedettina e successivamente ai Vallombrosani, non ai Cistercensi.

L’edificio attuale è soprattutto un esempio di architettura romanica, costruito in pietra e caratterizzato da una notevole semplicità delle forme. Proprio questa essenzialità lo rende interessante nel contesto del viaggio: dopo il patrimonio artistico di San Gimignano, Coneo riporta l’attenzione verso un’architettura religiosa più antica, legata alla funzione concreta del monastero e al territorio.

La variante ufficiale della Via Francigena toscana passa proprio da qui: dopo il tratto nella valle del torrente Foci, il percorso raggiunge Coneo e attraversa quindi Quartaia e Gracciano, ricongiungendosi con l’itinerario principale nei pressi delle Caldane.

Badia a Isola, l’abbazia che accoglieva i pellegrini

abbazie-via-francigena-monasteri-cistercensi-abbadia-isola
L’esterno del monastero. Foto da Wikimedia

Poco prima di Monteriggioni, la Via Francigena raggiunge Abbadia a Isola, antico borgo fortificato sorto intorno all’abbazia dei Santi Salvatore e Cirino. Ma perché si chiama così se non c’è il mare? Il complesso si trovava un tempo in un’area caratterizzata dalla presenza di acque e zone paludose, tanto che la chiesa sembrava sorgere su una sorta di isola. La fondazione del monastero risale al 1001, quando Ava, appartenente alla famiglia dei Lambardi di Staggia, fece costruire una chiesa e fondò il monastero. La posizione lungo la Francigena ne fece anche un punto di accoglienza per i viandanti.

La chiesa attuale è una basilica romanica a tre navate e tre absidi. All’interno merita attenzione il polittico dell’altare maggiore di Sano di Pietro, artista senese del Quattrocento, che probabilmente avete studiato in storia dell’arte al liceo perché era uno degli artisti più quotati e richiesti del primo Rinascimento anche se oggi la sua figura si è leggermente ridimensionata. Intorno all’edificio religioso sono ancora leggibili le tracce del borgo fortificato e degli antichi ambienti monastici, alcuni dei quali sono stati recuperati e destinati all’accoglienza dei pellegrini contemporanei.

È uno dei luoghi in cui la storia della Francigena appare più concreta perché vi trovate in un punto che per secoli ha avuto una funzione precisa: dare ospitalità a chi percorreva la strada verso Roma. A tal proposito segnaliamo anche l’Ospedale di Santa Maria della Scala, edificato nel XIII secolo, offriva cure e assistenze a pellegrini e viandanti che percorrevano la via Francigena; operava sotto la proprietà dell’omonimo ospedale senese, sorto sulla stessa antica via di fronte al Duomo di Siena. È stata la sede del presidio ambulatoriale fino agli anni 60 del secolo scorso, quando l’attività ambulatoriale si è spostata in un altro stabile e i locali sono stati trasformati in appartamenti. Da qui Monteriggioni è vicina e il paesaggio cambia ancora, passando dalle campagne della Val d’Elsa alla celebre cinta fortificata senese.

San Salvatore, l’abbazia dell’Amiata dove compare la Francigena

abbazie-via-francigena-monasteri-cistercensi-amiata
L’interno della chiesa dell’Abbazia di San Salvatore. Foto dal sito ufficiale

Per incontrare l’Abbazia di San Salvatore dovete lasciare per un tratto il percorso principale della Francigena e seguire una delle varianti che attraversano il Monte Amiata. È una deviazione importante non soltanto per il valore dell’abbazia, ma per la storia stessa del cammino: proprio qui è conservato il documento datato 4 maggio 876 che contiene la prima attestazione ufficiale conosciuta della Via Francigena.

Il complesso monastico conserva una storia molto più antica del nome con cui oggi conosciamo il percorso. La sua posizione sull’Amiata lo rendeva una tappa strategica e spirituale per i pellegrini diretti a Roma, che preferivano il tracciato elevato della montagna anche per evitare le zone paludose della valle.

Uno degli ambienti più interessanti è la cripta, sostenuta da 32 colonne differenti tra loro. Nel complesso sono inoltre conservate testimonianze legate alla storia altomedievale dell’abbazia, mentre il museo custodisce una copia della celebre Bibbia Amiatina, il Codex Amiatinus, uno dei più importanti manoscritti della tradizione biblica latina: si tratta della più antica copia manoscritta conservata integralmente della Bibbia nella sua versione latina redatta da San Girolamo, di cui si ritiene sia anche la copia più fedele.

La deviazione richiede più tempo rispetto alle altre tappe, ma è anche quella che permette di comprendere meglio il rapporto tra la Francigena e il paesaggio. Il tratto da San Quirico d’Orcia ad Abbadia San Salvatore misura circa 32 chilometri ed è caratterizzato da una salita impegnativa; in cambio offre boschi di castagni, campi e panorami verso la Val d’Orcia e la fortezza di Radicofani.

Fossanova, il grande capolavoro cistercense della Via Francigena del Sud

abbazie-via-francigena-monasteri-cistercensi-fossanova-priverno
Il bellissimo chiostro. Foto da Shutterstock

L’abbazia si trova nel territorio di Priverno, nell’Agro Pontino, lungo la Via Francigena del Sud, e rappresenta uno dei più importanti complessi cistercensi medievali d’Italia. Qui il termine “cistercense” è pienamente appropriato. L’abbazia venne ricostruita alla fine del XII secolo secondo i principi dell’ordine di Cîteaux e fu consacrata nel 1208. Il risultato è un’architettura fondata sulla semplicità e sul rigore, in linea con la spiritualità promossa da Bernardo di Chiaravalle.

La chiesa di Santa Maria è costruita in travertino e presenta una facciata severa, alleggerita dal rosone e dal portale. All’interno il linguaggio è ancora più netto: pilastri, volte a crociera e superfici prive di una decorazione ridondante costruiscono uno spazio in cui la luce e le proporzioni hanno un ruolo centrale. Il cuore del complesso è il bellissimo chiostro, attorno al quale si organizzano gli altri ambienti monastici: refettorio, dormitorio, sala capitolare, infermeria e foresteria destinata ai pellegrini. Tre lati del chiostro sono romanici, mentre il quarto è di epoca successiva e presenta caratteri gotici.

Fossanova è legata anche a una delle figure più importanti della filosofia e della teologia medievale: Tommaso d’Aquino morì qui nel 1274. Nella chiesa è ancora visibile la sua tomba vuota, poiché il corpo venne trasferito successivamente a Tolosa. La visita permette quindi di chiudere il percorso con un’architettura molto diversa da quella incontrata in Toscana. Se Monte Oliveto, Coneo e Badia a Isola raccontano soprattutto la relazione tra monastero, borgo e paesaggio, Fossanova mostra invece in modo quasi esemplare il progetto architettonico di un grande monastero cistercense.

Articoli Correlati

Iscriviti alla newsletter