Atterrare a Marrakech significa già cambiare ritmo. Ma varcare le porte monumentali del Royal Mansour Marrakech è come attraversare un portale, letteralmente: varcato il monumentale portone intarsiato, mi lascio alle spalle il rumore, il traffico, la frenesia della Medina. Davanti a me si apre un mondo sospeso, silenzioso e defilato ma incredibilmente vivo. Scegliere Royal Mansour Marrakech vuol dire vivere la città rossa in modo diverso, autentico ma esclusivo e personale, abbracciando un servizio lussuosissimo ma incredibilmente discreto. Un mondo a sé.
Una medina segreta, tutta per me
Il Royal Mansour è una città nella città: sei ettari di tenuta, incastonati tra le mura millenarie della vecchia Marrakech, a due passi – ci si arriva a piedi in cinque minuti – dalla pulsante Jemaa El Fna. Appena oltre il viale fiancheggiato da palme, le porte si aprono su uno scenario da Le Mille e una notte: un patio immenso, mosaici policromi, soffitti in cedro intagliato, veli bianchi che danzano nell’aria, arredi preziosi e opere d’arte contemporanea donano all’ambiente un’energia contemporanea, nonostante il legame forte ala tradizione marocchina. Mi muovo tra viuzze color terracotta, piazzette silenziose, fontane e lanterne. Non ci sono camere, né corridoi, ma 53 strepitosi riad privati, nascosti dietro la privacy assoluta di maestose porte, in un’atmosfera seducente e misteriosa. Dentro, ogni dettaglio racconta la storia del luogo, omaggiando la bellezza dell’artigianato locale: zellige perfetti, tadelakt vellutato, boiserie scolpite, ferri battuti come gioielli. E lo spazio – vero lusso insieme al tempo – abbonda. Sì, ho fatto fatica ad uscire.
Sentirsi a casa in un elegante riad

L’esperienza che fa la differenza? Vivere in un riad. “Benvenuta a casa”, mi accoglie sorridendo il maggiordomo. Il mio riad è su tre livelli, un sogno orientale reinterpretato in chiave moderna con la tipica corte interna e la fontana centrale illuminata da un tetto in vetro, attorno cui si sviluppa l’edificio, dal salotto alla sala da pranzo. Arte e artigianato sono ovunque. Salendo, le camere sono rifugi segreti celati dietro scenografiche porte e tende, legate da una lunga balconata affacciata sulla corte centrale. Ma la vera sorpresa mi aspetta sul tetto, quando scopro la grande terrazza panoramica con una piscina da cui ammirare il tramonto. Impeccabile. Il maggiordomo è una presenza silenziosa e mai invadente, pronto a esaudire ogni richiesta, che si tratti di un tè alla menta con i datteri o di una spiegazione sull’amlou, la deliziosa crema marocchina a base di mandorle, miele e olio d’argan. Scopro il segreto di tanta discrezione: c’è un mondo invisibile in casa, un labirinto di gallerie sotterranee e corridoi nascosti che collega cucine, lavanderie, atelier floreali e servizi tecnici. Così la magia da Le Mille e una Notte resta intatta. L’ospitalità qui è puro lusso, fatto (anche) di piccoli gesti.
Il giardino come opera d’arte

Dietro le mura del XII secolo si nasconde un giardino che è pura poesia. Disegnato dal paesaggista spagnolo Luis Vallejo e ampliato nel 2021, è un invito continuo a rallentare: passeggiando si percorrono viali di rose e ibiscus, palme e ulivi secolari, aranci profumati, prati morbidi come tappeti. C’è anche un orto da cui chef e bartender attingono per piatti e cocktail. Il cuore è la piscina, enorme: appare all’improvviso come un miraggio. Mi sdraio al sole, anche se la tentazione di fare un bagno non manca, vista l’acqua calda fumante. Diverse cabanas offrono privacy e comodità bordo piscina, mentre il bistrot offre snack e drink.
Una spa fuori dal tempo

Ma c’è un’altra piscina in cui tuffarsi, soprattutto d’inverno. Quella della Royal Mansour Spa, che vale la pena visitare anche solo per l’unicità della struttura: un mondo totalmente bianco, traforato come un moucharabieh e inondato di luce, con al centro una fontana colma di rose fresche. Dall’atrium si intravede la spaziosa piscina interna, custodita sotto una gigantesca vetrata, come un’aranciera incantata. Su 2.500 metri quadrati trovo tutto: hammam tradizionali, cabine private, Spa Suite, fitness, hair spa Leonor Greyl, manicure firmata Bastien Gonzalez. Se ne esce rigenerati.
Viaggio nei sapori, senza uscire dal resort

La sera, il Royal Mansour diventa anche una destinazione gastronomica. La Grande Table Marocaine, guidato dalla chef Hélène Darroze assieme all’executive chef Karim Ben Baba e chef Zahira Lasri, e premiato con l’Art of Hospitality Award all’ultimo Middle East & North Africa’s 50 Best Restaurants 2026, celebra i profumi e i sapori più raffinati del Paese. Alla Grande Brasserie viviamo un incontro seducente tra Francia e Marocco: c’è il carrello dei formaggi, il flambage al tavolo, il pescato fresco e le carni pregiate, oltre agli – irresistibili – dessert, che valgono uno strappo. Una cucina generosa, elegante, profondamente confortante. Ma non potete perdere una degustazione da Sesamo, firmato da Massimiliano Alajmo.

In un décor veneziano tra damaschi e lampadari di Murano, assaggio piatti italiani ricercati e creativi, che sanno di casa, creati con ingredienti freschi bio (non sempre semplici da reperire qui). Mentre gusto il risotto ai funghi con spuma di pinoli, il cappuccino “Majorelle”, la glace al pistacchio, spio la brigata in cucina dalla sala privata che ci hanno riservato, con la finestra sullo show cooking. Un’esperienza imperdibile. Al Royal Mansour Marrakech si vive un’idea nuova di lusso: soggettivo, intimo, profondamente legato al Marocco, un posto da cui non vorrei più ripartire. La prossima tappa? I nuovi Royal Mansour Casablanca e Tamuda Bay.