La magia di Natale nel mondo, dall’Italia agli Stati Uniti

La magia di Natale nel mondo, dall’Italia agli Stati Uniti

Come si celebra la festa più amata dell'anno nei diversi continenti? Riti e tradizioni prendono sfumature e sapori diversi.
Natale nel mondo

È arrivato il momento – atteso da molti, detestato da qualcuno – in cui sedersi attorno a un tavolo più o meno grande e affollato e dar via alla sequenza di pasti luculliani, scartare i regali sotto l’albero, baciarsi sotto il vischio, scambiarsi auguri e doni, aspettare Babbo Natale o sistemare i Re Magi e il bambinello nel presepe. La celebrazione della Natività accomuna tutto il mondo cristiano, ma prende contorni diversi da Paese a Paese, o anche – almeno in Italia – da regione a regione. Ecco una breve panoramica delle più note e suggestive tradizioni natalizie nel mondo, ognuna capace di rivelare radici, usanze e identità profondamente legate alla cultura locale.

In Italia il Natale è famiglia, tra presepe e albero

Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi“: il noto detto riassume bene lo spirito con cui si festeggia il 25 dicembre in Italia, all’insegna della famiglia e della tradizione e, per molti che vivono in altre regioni e città, del ritorno a casa. E se ormai il panettone – dolce della tradizione “nordica” la cui origine si fa risalire al 1495, presso la corte di Ludovico Maria Sforza, proprio in occasione della Vigilia di Natale, mentre assai più recente è il pandoro veronese – accomuna la penisola dalle Alpi alle isole, non sono solo le ricette tradizionali che si portano in tavola a distinguere i festeggiamenti da Nord a Sud.

Se l’albero, con addobbi e lucine, è presente nel 92% delle case secondo l’indagine AstraRicerche per Il Magico Paese di Natale, evento diffuso nelle Langhe, è soprattutto nelle case del Sud che un posto di riguardo spetta al presepe, tradizione che risale al 1223 con San Francesco d’Assisi e che ogni regione reinterpreta secondo il proprio folklore: dai presepi viventi alle vere e proprie opere d’arte dei presepisti napoletani.

Allo stesso modo, da Roma in su le riunioni di famiglia attorno al tavolo si concentrano nel pranzo del 25 dicembre, tra ricette tramandate di generazione in generazione e giochi di società, mentre da Roma in giù prevale il cenone della Vigilia, rigorosamente a base di pesce, seguito dallo scambio dei doni (o dalla messa) a mezzanotte.

In Germania, dove sono nati i mercatini

Mercatini di Natale in Germania, foto Shutterstock/Irina Wilhauk

Nascono in epoca medievale in Germania (e Austria) i famosi Weihnachtsmärkte, i mercatini oggi diventati simbolo del Natale in tutto il mondo: luoghi ideali dove trovare tante idee per i regali ma anche per incontrarsi e trascorrere del tempo insieme. Già dall’inizio del mese di dicembre, tanti centri storici si popolano di casette di legno illuminate, profumo di vin brulé e biscotti speziati, perfetti per contrastare il freddo.

La Vigilia tedesca, invece, è intima e raccolta: il 24 sera ci si ritrova davanti all’albero illuminato, tra canti tradizionali e l’apertura dei regali portati dal Christkind (Gesù Bambino), e non da Babbo Natale – che è in realtà una “invenzione” americana piuttosto recente e prende spunto dalla figura di San Nicola, o Nikolaus.

Nel Regno Unito, tra vischio e Christmas pudding

Albero di Natale “patriottico”, foto Shutterstock/Maria Kraynova

Vi siete mai chiesti dove nasce l’usanza di scambiarsi un bacio sotto al vischio? “Importata” dal Regno Unito, dove nelle case non manca mai un ramoscello posizionato sopra le porte, si dice che porti fortuna in amore: chissà se era così già per i druidi celtici, che la raccoglievano con una falce d’oro durante il solstizio d’inverno, con dei riti dedicati, e la consideravano sacra e divina poiché cresce tra cielo e terra, sugli alberi; di certo la consideravano simbolo di vitalità, fertilità e protezione.

Per quanto riguarda il cibo, a Londra e dintorni, il menu del pranzo del 25 non può prescindere dal tacchino arrosto – solitamente servito con “all the trimmings”, vale a dire accompagnato da gravy (salsa densa), stuffing (il ripieno del tacchino stesso, servito anche a parte, e patate o rape al forno – e dal tradizionale Christmas pudding preparato con settimane d’anticipo. Ma a tavola compaiono anche i Christmas crackers che, scoppiettando, rivelano piccoli doni e indovinelli.

Mentre qui – e in tutti i Paesi del Commonwealth, come Canada, Nuova Zelanda e Australia, Guatemala – i regali si scartano il 26 dicembre, detto appunto Boxing Day: in origine legato all’usanza dioffrire alla servitù scatole contenenti doni, è diventata anche la giornata dedicata ai saldi.

A Lisbona domina il culto del Bolo-Rei

La ruota panoramica di Wonderland Lisboa

Tra i tanti dolci natalizi, come i sonhos (soffici frittelle ricoperte di zucchero), i rabanadas (fette di pane dorate dal passaggio nell’uovo e poi fritte) e i coscorões (croccanti sfoglie della tradizione conventuale), il vero protagonista del Natale lisboeta – ma anche oltre il periodo delle feste, ed è diffuso pure nel resto del Portogallo – è il Bolo-Rei. L’origine è francese: nacque infatti alla corte di Luigi XIV dove, per celebrare l’Epifania e l’arrivo dei re Magi, si preparava il “gateau des rois”, una soffice brioche arricchita da frutta candita.

Si deve alla storica Confeitaria Nacional, tuttora attiva con la casa madre in Praça da Figueira a Lisbona e altre sedi, se la ricetta arrivò in Portogallo, nel XIX secolo, diventando presto un simbolo della capitale: non troppo dissimile dal nostro Panettone, è un lievitato ricoperto di frutta secca, frutta candita e zucchero, che richiamano simbolicamente oro, incenso e mirra portati in dono dai dei Re Magi. Come spesso accade, ci sono oggi diverse interpretazioni di questo dolce: la Confetaria Nacional continua a proporre la formula importata da Parigi circa 150 anni fa, ma non mancano interessanti varianti come il Bolo-Rei con frutta secca e frutta candita di stagione macerata nel vino Porto, sfornato dal Panificio Gleba in omaggio ai prodotti locali.

E se fino al 4 gennaio si può visitare Wonderland Lisboa, una “città natalizia” con pista di pattinaggio e bancarelle dominate dalla grande ruota panoramica illuminata, nella vicina Cascais fino alla stessa data c’è un celebre e grazioso Villaggio di Natale, con tanto di renne, casa di Babbo Natale e laboratorio degli elfi.

Nei Paesi scandinavi ci si ritrova per il Julbord

Una tavola allestita per il Julbord in Svezia, foto Shutterstock/Natalia Bohren

La tradizione scandinava del Julbord (la tavola di Natale), diffusa soprattutto in Svezia e Norvegia, prevede lunghi banchetti – che si tratti di riunioni in famiglia o anche aziendali – con tavole imbandite di piatti tradizionali freddi e caldi. Di solito, non mancano mai il salmone marinato, le polpette, l’arrosto di maiale e il risgrynsgröt, un budino di riso in cui viene nascosta una mandorla: chi la trova avrà fortuna tutto l’anno.

In Islanda, invece, è diffusa una bella usanza che per una volta non vede il cibo come protagonista: lo Jólabókaflóð – letteralmente, “l’inondazione di libri di Natale” – prevede di regalare libri per la Vigilia e trascorrere la serata leggendo.

In Spagna e in America Latina, la festa è lunga

La tradizione natalizia spagnola, sotto molti aspetti “importata” anche dai numerosi Paesi dell’America Latina, prevede un periodo di festeggiamenti particolarmente lungo. Nella penisola iberica si comincia già dal 22 dicembre con l’estrazione di El Gordo, l’ambitissimo premio principale della Lotería de Navidad.

Il Tió de Nadal, foto Shutterstock/Edu Mangas

Per la Vigilia (che qui diventa la Nochebuena) ci si siede a tavola tutti insieme per mangiare piatti a base di pesce fresco e frutti di mare, mentre il 25 è un’occasione più raccolta. E, mentre in Catalogna è in questo giorno che arrivano i regali – consegnati però non da Babbo Natale, ma dal cosiddetto Tió de Nadal, un tronco con occhi e bocca sorridente – nel resto della Spagna arrivano nella notte tra il 5 e il 6 gennaio con i Re Magi: un momento di festa da celebrare con il Roscón de Reyes, gustosa ciambella decorata e ripiena.

Negli Stati Uniti arriva Santa Claus

L’albero di Natale del Rockfeller Center

Dalla figura di Babbo Natale e la sua rappresentazione (da barba e baffi ai colori, legati a uno spot pubblicitario degli anni Trenta) fino alle immagini iconiche dell’albero del Rockfeller Center con la pista di pattinaggio, gli Stati Uniti hanno contribuito a plasmare l’immaginario natalizio di tutto il mondo. E se ormai conosciamo bene, grazie a film e serie televisive, l’abitudine di addobbare le facciate delle case con vere installazioni luminose così come quella di lasciare latte e biscotti per Santa Claus e carote per le sue renne prima di andare a dormire la sera del 24, per ritrovare i regali che ha lasciato al mattino seguente, i diversi Stati offrono molti spunti natalizi, anche di viaggio.

Ad esempio, in Pennsylvania si trova la città di Bethlehem: soprannominata Christmas City, fu fondata la Vigilia di Natale del 1741 e ospita ogni anno il Christmas City Village e i mercatini del Christkindlmarkt. Ma ci sono anche il Calendario dell’Avvento Vivente e una stella alta 28 metri, visibile con un tour serale.

In Indiana, invece, si può visitare la cittadina di Santa Claus, dove nel periodo natalizio vengono allestiti il Santa’s Candy Castle dove arrostire castagne sul fuoco e assaggiare dolcetti, fermarsi per lo shopping di stagione nel negozio di Santa Claus, e persino sedersi a tavola per una cena natalizia in compagnia di Babbo Natale.

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