Rinascere a San Casciano dei Bagni tra terme e ayurveda

Rinascere a San Casciano dei Bagni tra terme e ayurveda

A Fonteverde Lifestyle and Thermal Retreat, la filosofia medica indiana incontra le acque termali del Monte Amiata per restituire equilibrio e armonia ad anima e corpo.
Fonteverde Thermal Pool
Fonteverde Thermal Pool

Oriente chiama, Occidente risponde. Scoprire nuove culture è anche un modo per ritrovare se stessi. L’Ayurveda – il cui nome dal sanscrito significa “scienza della vita” – è una disciplina medica olistica con oltre cinquemila anni di storia, che insegna come il vero benessere nasca dall’armonia tra corpo, mente e spirito. Per rivedere il proprio stile di vita non serve volare lontano: a San Casciano dei Bagni, celebre per le sue acque termo-minerali, il Fonteverde Lifestyle & Thermal Retreat — ospitato in un palazzo rinascimentale intriso di storia, un tempo rifugio termale di Ferdinando I de’ Medici — propone il Percorso Equilibrium, un’esperienza ayurvedica che, tenendo conto dell’ascolto dei dosha (Kapha, Pitta e Vata) e delle loro variazioni nel corso della vita, guida verso una remise en forme consapevole.

Bioaquam Thermal Circuit

Il mio viaggio multisensoriale inizia a colazione, con un tè verde kukicha bio accompagnato da uno sfizioso tortino di miglio creato dal pasticcere Ciro Apuzzo, arricchito da salsa di mela verde, limone, zenzero bio, vaniglia, cannella, chicchi di melagrana e lamelle di mandorle tostate. Dopo aver coccolato il palato, la giornata prosegue con trattamenti olistici, a cominciare dallo scrub, con l’applicazione di un olio di sesamo ricco e nutriente (più di quello di mandorle) su tutto il corpo, seguito da un’esfoliazione delicata con granuli molto fini, non invasivi, ricavati dai semi di albicocca che purificano la pelle senza aggredirla.

A differenza della classica tecnica occidentale, in questo trattamento l’olio viene applicato per primo, favorendone la penetrazione e l’apertura dei pori. I movimenti rapidi, come spiega la terapista, stimolano la circolazione sanguignea e linfatica, regalando un immediato senso di leggerezza e vitalità. Dopo una doccia, si passa allo scrub sul viso, seguito dall’applicazione di una crema scelta in base al proprio dosha. Questo passaggio aiuta a ridistendere la muscolatura, restituendo vigore, compattezza e luminosità all’incarnato.

L’incontro con Dipu

Finalmente arriva il momento di incontrare il maestro indiano Kuldeepak Kathait, meglio conosciuto come Dipu, esperto in osteopatia con alle spalle quasi trent’anni di esperienza in struttura: la fama lo precede. Ascoltare i racconti altrui non rende l’idea, perché i suoi trattamenti sono completamente cuciti su misura. Una volta terminata la parte di ascolto della persona, ai fini della valutazione energetica e posturale, si passa alla pratica. Tra le opzioni disponibili c’è il massaggio Jet, dall’effetto drenante, decontratturante e detossinante, eseguito in una vasca dove il getto d’acqua a 7 atmosfere scorre dalla pianta dei piedi fino alla testa. Il tutto avviene grazie all’assenza di gravità, simulando l’equivalente di 25 linfodrenaggi. In alternativa, c’è il trattamento manuale eseguito personalmente da Dipu. Una volta sdraiati sul lettino, inizia l’esperienza che può essere paragonata a una montagna russa: le sensazioni che si provano sono molteplici e contrastanti.

Il maestro Kuldeepak Kathait (in arte Dipu)

Non aspettatevi il classico massaggio: non c’è un sottofondo musicale oppure un olio profumato che scivola sulla pelle. Nessuna barriera, niente distrazioni. Qui ci si mette letteralmente a nudo, affidandosi completamente alle mani del professionista. Una volta individuata la problematica, inizia il lavoro di riequilibrio attraverso manovre vigorose, a tratti dolorose. Il tocco sapiente permette di riallineare il corpo, alternando la digitopressione alle vibrazioni delle campane tibetane. Il segreto per beneficiare appieno di questa esperienza e raggiungere l’autoconsapevolezza? Lasciarsi andare e respirare. Sollievo e leggerezza sono le sensazioni che accompagnano il momento in cui ci si alza dal lettino. 

La critoterapia: una doccia a -85°C

Il programma prosegue poi con The Longevity Suite dove sperimentare la crioterapia, molto popolare soprattutto tra gli sportivi per il suo effetto antinfiammatorio. Munita di mascherina, copriorecchie, guanti e pantofole chiuse, entro in quella che sembra una classica doccia, con la differenza che la temperatura scende vertiginosamente fino a raggiungere -85°C. Sulle barre laterali scorrono delle linee colorate che indicano il tempo trascorso; le fisso mentre muovo mani e piedi nel tentativo di scaldarmi e, in un attimo, è già ora di uscire. Non posso negare il piacere di lasciarmi avvolgermi da un morbido accappatoio mentre sorseggio una fumante tazza di tè. Perché provarla? La “terapia del freddo” vanta benefici estetici e funzionali: riattiva la sintesi del collagene, accelera il metabolismo, potenzia il sistema immunitario, diminuisce i livelli di stress e migliora la circolazione restituendo energia.

Curarsi mangiando sano

Il ristorante Ferdinando I

Raggiungere il benessere richiede un impegno attivo: l’ospite è supportato da un team multidisciplinare che comprende la cosmetologa Elisa Ciacci e la dottoressa Angela Faralli, ideatrice di un programma alimentare personalizzato. Alla base dei pasti, preparati dall’executive chef Vincenzo Balzano, ci sono ingredienti freschi ed erbe locali, selezionati secondo i principi ayurvedici per potenziarne l’efficacia. «Il segreto del benessere – spiega la dottoressa Faralli – è scegliere verdure di stagione e arricchire i piatti con le spezie, regolando la cottura in base alla consistenza.

I semi vanno aggiunti all’inizio della preparazione, le polveri verso la fine mentre le erbe fresche – come basilico e prezzemolo – andrebbero inserite solo poco prima di portare i piatti in tavola, così da preservarne il sapore». Nessuna restrizione, solo scelte consapevoli che coniugano il gusto con il benessere. All’aperitivo, servito nei salottini del bar Il Falconiere, assaggio sfiziosi tartufini di robiola di capra ricoperti da semi di sesamo nero e bianco, peperone crusco, granella di pistacchio e di mandorle.

A pranzo, invece, il palato viene guidato da piatti come il grano saraceno con verdure, l’hummus di barbabietola e le erbe aromatiche (rosmarino, salvia e scalogno appassito) combinati per offrire equilibrio, sapore e leggerezza in ogni boccone. Si chiude in bellezza con la cena, un’esperienza sensoriale che coinvolge tanto il gusto quanto la vista con piatti come i fagioli Mung alla maggiorana e carciofo ripieno di riso Carmaroli allo Zafferano: ad accogliermi lo scenografico ristorante Ferdinando I, dove lampadari in paglia di Vienna e mobilio d’epoca dialogano con finestre a tutta altezza affacciate sulla Val d’Orcia.

Un tuffo nella storia delle antiche acque sancascianesi

Oltre al corpo è bene nutrire anche la mente: con una bella passeggiata, da Fonteverde Lifestyle & Thermal Retreat si raggiunge il Palazzo Comunale nel cui androne sono esposti numerosi reperti rinvenuti durante gli scavi del Bagno Grande, una delle trentotto sorgenti di acqua calda del territorio di San Casciano dei Bagni, che hanno portato alla luce un santuario etrusco-romano dedicato principalmente a divinità legate alla salute, come Apollo, Esculapio e Igea. Una scoperta frutto di anni di ricerche e scavi, iniziati nel 2019 sotto una piccola proprietà privata adiacente alle vasche in pietra dei bagni liberi che ha fatto riemergere un glorioso passato. Ipoteticamente nel 2026, con l’inaugurazione del Museo Nazionale allestito nel Palazzo Vescovile, l’area intorno allo scavo diventerà un Parco archeologico termale, con visite guidate (su prenotazione) organizzate dal Gruppo Archeologico Euthyche Avidiena del Comune di San Casciano dei Bagni.

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