Questo quartiere di Roma è al decimo posto tra i più “cool” del mondo secondo Time Out

Questo quartiere di Roma è al decimo posto tra i più “cool” del mondo secondo Time Out

Da Roma a Seoul, passando per Rabat, Atene e Los Angeles: la classifica 2026 che tiene conto di gastronomia, creatività e vita notturna.
Sulla sommità del colle Esquilino, si erge la maestosa Basilica di Santa Maria Maggiore

Per capire dove stanno cambiando davvero le città, forse non basta guardare ai loro monumenti più celebri o ai quartieri che da anni compaiono nelle guide turistiche. È spesso nelle strade più piccole, nei mercati rionali, nei locali indipendenti e negli spazi culturali appena aperti che si intercettano le trasformazioni più interessanti. Sono proprio i quartieri, con la loro capacità di mescolare abitanti storici e nuove attività, a raccontare il modo in cui una città evolve.

È da questa idea che si è sviluppata la classifica 2026 dei 40 quartieri più cool del mondo realizzata da Time Out. La testata ha coinvolto la propria rete internazionale di redattori ed esperti locali, chiamati a individuare le zone più interessanti delle rispettive città. Le segnalazioni sono state poi valutate da un panel di editor sulla base di diversi elementi: qualità dell’offerta gastronomica e dei locali, vita notturna, presenza di attività indipendenti, vivibilità e senso di comunità. Il risultato è una graduatoria che attraversa 26 Paesi e mette insieme aree storiche tornate a nuova vita, distretti creativi, quartieri multiculturali e zone un tempo marginali oggi al centro della scena urbana.

A conquistare il primo posto è Jongno 3-ga, a Seoul, seguito da L’Ocean District di Rabat e da Neos Kosmos ad Atene. La top five è completata da Chinatown a Los Angeles e Govanhill a Glasgow. Un risultato che racconta bene lo spirito della graduatoria: accanto a quartieri ormai conosciuti a livello internazionale, compaiono zone che stanno vivendo una fase di trasformazione e che proprio in questo momento riescono a esprimere una particolare energia creativa.

Jongno 3-ga, Seoul

È Jongno 3-ga il quartiere che Time Out invita a tenere d’occhio nel 2026. Nel cuore di Seoul, l’area mette insieme una storia antica e una nuova vitalità urbana. Tra i vicoli si incontrano le tradizionali hanok, le abitazioni coreane in legno, soprattutto nella zona di Ikseon-dong, accanto a caffè, piccoli ristoranti e locali. Ma è soprattutto la sera che il quartiere cambia atmosfera: le strade si animano di pocha, le tradizionali bancarelle dove mangiare e bere a prezzi accessibili, mentre lungo Seosulla-gil si concentrano laboratori artigianali, studi di gioielleria, bar e attività indipendenti. Il risultato è un quartiere in cui la componente storica non è stata sostituita dalla nuova scena urbana, ma ne è diventata parte.

L’Ocean District, Rabat

Al secondo posto arriva L’Ocean, quartiere costiero di Rabat che negli ultimi anni ha attirato una nuova generazione di abitanti e visitatori. La zona, affacciata sull’Atlantico, combina la dimensione residenziale con una crescente offerta di caffè, ristoranti e piccoli locali. È un volto meno scontato della capitale marocchina, spesso oscurata nell’immaginario turistico da Marrakech. Proprio questa trasformazione, insieme al carattere ancora fortemente locale del quartiere, ha portato Time Out a inserirlo al secondo posto della graduatoria mondiale.

Neos Kosmos, Atene

Il terzo posto è occupato da Neos Kosmos, ad Atene, un quartiere in cui archeologia, cultura contemporanea e vita quotidiana convivono a pochi passi di distanza. Uno dei suoi punti di riferimento è l’Onassis Stegi, centro culturale dedicato alle arti contemporanee, ma il fascino della zona sta anche nella sua capacità di mescolare epoche e influenze: antichi resti romani si trovano vicino a ristoranti internazionali, mentre locali indipendenti e indirizzi gastronomici hanno contribuito a costruire una scena particolarmente vivace. Durante la bella stagione, il quartiere si anima ulteriormente con appuntamenti culturali e serate all’aperto.

Chinatown, Los Angeles

Chinatown, a Los Angeles

Al quarto posto c’è Chinatown, a Los Angeles, una delle aree più riconoscibili della città ma anche una realtà in continua evoluzione. Accanto alla componente storica e commerciale della comunità cinese si sono sviluppati negli anni nuovi ristoranti, bar, gallerie e spazi dedicati all’arte e alla cultura. Il quartiere è così diventato uno dei luoghi in cui osservare meglio la stratificazione della città californiana, tra tradizione, nuove attività indipendenti e una scena creativa sempre più presente.

Govanhill, Glasgow

La quinta posizione porta a Govanhill, nel sud di Glasgow. Il quartiere si distingue soprattutto per la forte identità comunitaria e per la sua grande varietà culturale. Negozi indipendenti, ristoranti e iniziative locali convivono con una scena artistica in crescita, mentre il patrimonio architettonico vittoriano contribuisce a definirne l’identità. È uno degli esempi più interessanti della classifica di Time Out perché mostra come il concetto di quartiere “cool” non coincida necessariamente con quello di zona di lusso o di nuova costruzione: può nascere anche dalla capacità di una comunità di mantenere vivo e trasformare il proprio territorio.

Kitakagaya, Osaka

Al sesto posto si trova Kitakagaya, a Osaka, un ex distretto industriale che negli ultimi anni ha attirato artisti, creativi e nuove attività. Vecchi magazzini e strutture industriali sono stati reinterpretati come studi, atelier e spazi culturali, dando vita a una scena alternativa rispetto alle zone più conosciute della città. È proprio il rapporto tra architettura industriale e produzione contemporanea a rappresentare uno degli elementi più interessanti del quartiere.

Chapinero Alto, Bogotá

Il settimo posto è di Chapinero Alto, a Bogotá. Qui la scena gastronomica e culturale si sviluppa tra strade verdi, ristoranti, caffè e attività indipendenti, in una zona che negli ultimi anni ha acquisito una forte identità creativa. Il quartiere rappresenta anche uno dei volti più dinamici della capitale colombiana, dove la dimensione residenziale si intreccia con una nuova generazione di attività dedicate a cibo, design e cultura.

Koenji, Tokyo

Koenji, all’ottavo posto, è il quartiere di Tokyo per chi cerca un volto più indipendente della metropoli. È noto per i negozi vintage, la cultura punk, i piccoli izakaya e una scena musicale alternativa che ha contribuito a costruirne l’identità. Qui il fascino sta soprattutto nella scala: lontano dalle grandi arterie commerciali della capitale giapponese, il quartiere è fatto di strade più piccole, locali raccolti e attività indipendenti. Un’atmosfera che continua ad attirare giovani creativi e appassionati di moda e musica.

Downtown, St. Catharines

Una delle sorprese della classifica è Downtown St. Catharines, in Canada, al nono posto. La città si trova sulle rive del lago Ontario, non lontano dalle celebri cascate del Niagara, ma il suo centro sta costruendo una propria identità culturale. Boutique vintage, negozi di dischi, attività artistiche e una scena gastronomica in crescita convivono con la vicinanza alle aziende agricole e alle cantine della regione del Niagara. È un esempio di come la classifica di Time Out guardi anche a destinazioni meno conosciute dal turismo internazionale.

Esquilino, Roma

E poi c’è Roma, con l’Esquilino che conquista il decimo posto assoluto e diventa il quartiere italiano più alto in classifica. È una posizione particolarmente significativa perché racconta un’area della capitale lontana dall’immagine monumentale del centro storico. Intorno a Piazza Vittorio e alle strade che si sviluppano verso Termini si incontrano comunità provenienti da molte parti del mondo, ristoranti internazionali, mercati, negozi indipendenti, spazi culturali e una nuova generazione di locali. Il quartiere conserva inoltre un patrimonio storico importante, dalle Mura Serviane alla Basilica di Santa Maria Maggiore, ma è soprattutto la sua dimensione multiculturale e in trasformazione ad aver attirato l’attenzione degli esperti di Time Out.

Gli altri quartieri da tenere d’occhio

Talat Noi a Bangkok, Thailandia

La classifica continua con Russafa a Valencia, Tân Định a Ho Chi Minh City, São Bento a Lisbona, Talat Noi a Bangkok e Slakthusområdet a Stoccolma, rispettivamente dall’undicesimo al quindicesimo posto. Talat Noi, in particolare, rappresenta bene la filosofia della graduatoria: un antico quartiere portuale che ha cambiato più volte vocazione e che oggi affianca botteghe e attività tradizionali a caffè, bar e studi creativi.

Tra il sedicesimo e il ventesimo posto compaiono Humayunpur a Delhi, Laranjeiras a Rio de Janeiro, West Town a Chicago, Rákóczi tér a Budapest e Jalan Besar a Singapore. Quest’ultimo, in particolare, viene descritto come un quartiere capace di conservare un forte carattere locale mentre sviluppa una nuova scena creativa: moda circolare, negozi vintage, gallerie, caffè e ristoranti si inseriscono in un tessuto urbano segnato dalla storia industriale e dalle tradizionali shophouse.

La seconda metà della graduatoria conferma la varietà del fenomeno: Cathedral Quarter a Belfast, Oost ad Amsterdam, Quartier d’Aligre a Parigi, Kalk Bay a Città del Capo, North Hobart in Tasmania, Newington Green a Londra, Yulin a Chengdu, Mount Pleasant a Vancouver, Centro Histórico a Lima, Boavista a Porto, Starstreet Precinct a Hong Kong, South Melbourne e Distillery District a Lexington completano i quaranta indirizzi scelti da Time Out.

Più che una classifica dei quartieri più belli, quella di Time Out è quindi una fotografia di dove la vita urbana sembra più interessante in questo momento. A emergere non sono soltanto le grandi attrazioni, ma la combinazione di elementi che rende riconoscibile un quartiere: luoghi dove mangiare e bere, attività indipendenti, creatività, cultura, spazi di socialità e una comunità capace di mantenere un’identità propria mentre la zona cambia.

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