India sogno a due facce: itinerario alla scoperta del Karnataka, dove l’innovazione danza con la tradizione

India sogno a due facce: itinerario alla scoperta del Karnataka, dove l’innovazione danza con la tradizione

Un viaggio tra la metropoli hi-tech di Bangalore, i trekking nelle piantagioni di caffè e i safari nella giungla.
Ballerini in abiti tradizionali durante uno spettacolo folkloristico

Sono arrivata a Bangalore, chiamata anche Bengaluru, la capitale del Karnataka nel Sud–ovest dell’India. Ritorno qui dopo averla visitata già ventidue anni fa, portando con me sempre un forte magnetismo che ho nei confronti del Paese e soprattutto della sua gente. Oggi la città si è ormai conquistata il titolo di Silicon Valley indiana che testimonia il suo spirito innovativo. È il luogo dove sono nate migliaia di start up e innumerevoli aziende tecnologiche globali. È la sede di Electronics City, il primo parco tecnologico dell’India e anche dell’Indian Space Research Organisation (ISRO) dove sono state concettualizzate le ambiziose missioni spaziali del Paese. La caratteristica di Bangalore è proprio questa: si sente la frenesia della metropoli ma ha ancora anche un’anima tradizionale con un patrimonio artistico, storico e culturale intrinsecamente legato a quello naturale.

Non è solo nota per essere una metà hi–tech ma anche per essere una “Città giardino”. La mia mattinata inizia molto presto a Bangalore: sveglia alle 5 per andare a vedere nel suo momento migliore il mercato dei fiori, conosciuto come KR Market o Krishna Rajendra Market e considerato il più grande dell’Asia. Mi perdo passeggiando tra i banchi, respirando i profumi e ammirando i fiori colorati, dai gigli bianchi ai gelsomini, fino ai garofani. La maggior parte degli abitanti del posto li acquista per le puja mattutine, rituale religioso fondamentale nelle tradizioni induiste.

Skyline di Bangalore

È tutto così caotico e colorato, vivace. Dopo questo piacere sensoriale è il momento di uscire dal mercato e fare colazione per provare il celebre caffè filtro. Bangalore è infatti famosa per questa bevanda che viene prodotta filtrando i chicchi di caffè macinati attraverso un particolare colino metallico. I punti vendita di Indian Coffee House sono sparsi per tutta la città, per questo rituale mattutino provo quello che fanno al Mavalli Tiffin Room. Proseguo la giornata andando a fare una passeggiata nei due parchi più famosi di Bangalore: il Cubbon Park e i Lalbagh Botanical Gardens. Quest’ultimo è un giardino tentacolare situato in un terreno di cento ettari nel cuore della città che ospita la più grande collezione indiana di piante tropicali e subtropicali, tra cui alberi che hanno diversi secoli e vasche di loto. Ad arricchire questa oasi urbana è una torre di guardia, posata in cima a un affioramento roccioso di 3mila milioni di anni costruito da Kempegowda, il fondatore di Bengaluru. Qui l’attrazione principale è Lalbagh Glass House, un gigantesco palazzo ispirato al Crystal Palace dentro Hyde Park di Londra. La ricchezza del Cubbon Park, il polmone verde cittadino, sta invece nella presenza di alberi rari da queste parti. C’è un viale di castagni, una vasta collezione di specie di bambù, querce argentate. È qui che vengono i cittadini per fare yoga, meditazione o semplicemente camminare in questi angoli tranquilli lontano dal traffico.

Un tempo Bangalore era anche la “Città dei laghi”, ma molti sono andati perduti a causa dello sviluppo urbano e dell’inquinamento. Il lago Ulsoor, bacino artificiale creato nel 1537 su un’area di oltre 1,5 chilometri quadrati, è uno dei più antichi e più grandi, un paradiso per jogger e camminatori. Famoso è anche il Sankey Tank, affascinante soprattutto al tramonto per fare un giro intorno al lago con la barca. A poco più di tre chilometri da qui si trova il Palazzo di Bangalore, un capolavoro architettonico fatto di parapetti a torretta, torri fortificate e giardini curati. All’interno ci sono sculture, dipinti e fotografie di viceré e maharaja. Per chi cerca la pace spirituale, merita una visita il Tempio di Iskcon, uno tra i maggiori al mondo dedicati al Signore Krishna. Commercial Street è invece l’indirizzo giusto per lo shopping, dove girovagare tra negozi firmati e souvenir eccentrici.

Vista dall’alto del Krishna Rajendra Market, il più grande mercato dei fiori dell’Asia

È una delle strade commerciali più antiche e affollate della città e arteria principale insieme a Mahatma Gandhi Road — conosciuta anche come MG Road — e alle vicine Brigade Road e Church Street. Proprio in quest’ultima mi fermo a prendere una birra da Kling che, all’interno, ha il suo birrificio. Perché Bangalore ha tra le varie definizioni anche quella di “Pub City” per i numerosi birrifici artigianali – oltre un centinaio – che hanno reso la birra parte integrante della cultura urbana: molti nomadi digitali il sabato sera si ritrovano a lavorare ai loro laptop davanti a un bel boccale al The Bier Library di Koramangala, un luogo incantevole con uno stagno koi, circondato dal verde. Quando visitai la città 22 anni fa, aveva già questa atmosfera giovane e innovativa. Ma ora, passeggiando tra le strade principali, salta ancora più all’occhio l’età anagrafica dei cittadini. Sono tantissimi gli under 30, attratti dalla diffusa cultura tecnologica locale. Quando arriva il momento di andare in giro per provare i sapori locali, riparto a bordo di un tuk-tuk, la versione motorizzata dei rickshaw tradizionali, un mezzo che mi diverte e cerco di prendere sempre quando ne ho l’occasione, soprattutto nel sud–est asiatico dove è più diffuso. Mi faccio portare al The Rameshwaram Cafe in Dr Rajkumar Road. Un luogo tipico, con la cucina open dove poter osservare il personale mentre prepara i piatti. Qui ho provato il leggendario masala dosa e gli idli e vada, serviti con una varietà di chutney e sambhar.

Ottimi anche i succhi di Mosambi e Jamun. Ci sono stata con un gruppo di amici stranieri per festeggiare il compleanno di uno di loro e tutti siamo rimasti entusiasti dall’energia del posto e di aver provato il vero cibo dell’India meridionale. È un viaggio di gusto che va oltre i soliti sentieri turistici. Per un’altra immersione nella cultura gastronomica della città, VV Puram Food Street è la mecca dello street food. I venditori propongono prelibatezze dell’India meridionale e settentrionale e c’è anche un Dosa Corner dove assaporare una varietà di dosa. A poco più di due ore da Bangalore, rinomata per la sua vegetazione lussureggiante e gli splendidi monumenti, Mysore è un favoloso scrigno di architettura, arte e cultura, con diversi luoghi che meritano di essere esplorati.

Chikmagalur, la patria del caffè indiano

Capitale dello Stato per diversi secoli, oggi è considerata il cuore culturale del Karnataka. Nota come la “Città dei Palazzi”, vanta una storia ricca, con ampi giardini e viali alberati. Spicca soprattutto al tramonto quando è illuminato da 97mila luci, il Palazzo di Mysore, residenza ufficiale della dinastia Wadiyar e la sede del Regno di Mysore. Conosciuto per il rinomato Mysore Dussehra Festival, è uno dei più grandiosi palazzi dell’India, un luogo iconico ed emblema della regalità, noto perché combina lo stile architettonico musulmano, gotico, indù e Rajput e l’architettura indo–saracena. Costruito tra il 1897 e il 1912, sostituì l’antico palazzo di legno risalente al XIV secolo, distrutto da un incendio. Gli interni sono sontuosi. Sono rimasta letteralmente a bocca aperta nella sala Durbar, con le splendide colonne e i lampadari.

Un altro dei più bei palazzi è il Jayalakshmi Vilas, costruito per la figlia maggiore del Maharaja Chamaraja Wodeyar. Sulla cima delle colline di Chamundi, a circa tredici chilometri dalla città di Mysore, si trova il Tempio Chamundeshwari, dallo stile dravidiano dedicato alla dea omonima, divinità della famiglia reale di Mysore. Ai piedi di queste colline c’è il secondo edificio più grande della città: il Palazzo Lalitha Mahal. Fu costruito dall’ex Maharaja di Mysore per accogliere il suo ospite più importante, il viceré. Oggi è uno degli hotel più opulenti del Paese. Qui si trova anche una delle più imponenti cattedrali dell’India, Santa Filomena, meraviglioso esempio di architettura gotica ispirata alla Cattedrale di Colonia in Germania. La città è inoltre riconosciuta come la culla dello yoga, dove si pratica soprattutto l’Ashtanga. Sono oltre quattrocento i centri dedicati e la maggior parte si trovano nel quartiere di Gokulam, una vera e propria comunità dove si incontrano yogi che arrivano da ogni parte del mondo. È inoltre famosa anche per essere un hub d’eccellenza per lo shopping nel Sud dell’India, nota soprattutto per la seta fine e soffice e per l’artigianato che spazia da opere d’arte in sandalo e palissandro, a sculture in pietra, dipinti e bastoncini d’incenso.

Tipica Masala dosa, una crêpe salata farcita con un ripieno speziato, spesso accompagnata da zuppa di
lenticchie e chutney di cocco

Per un viaggio nei colori e profumi indiani il mercato Devaraja, che ha oltre cento anni, è una festa per tutti i sensi. Vivace e brulicante di vita, qui ho scattato delle bellissime foto alle bancarelle che espongono le montagne di polveri colorate e le spezie. Consiglio di andarci soprattutto nel tardo pomeriggio quando arrivano i fiori freschi, tra cui quelli di loto e i profumatissimi gelsomini. Il Karnataka è conosciuto anche per le sue estese piantagioni di caffè, che rappresentano oltre il 70% della produzione indiana, con i distretti di Coorg e Chikkmagalur rinomati come importanti regioni produttrici. Coorg è conosciuta come la capitale del caffè dell’India: qui è possibile partecipare a dei tour nelle tenute per conoscere come avviene il processo della lavorazione del caffè e gustarlo direttamente sul posto. Ho fatto delle bellissime passeggiate tra le piantagioni del Tamara Resort, e ho soggiornato in uno dei loro magnifici cottage in legno che affacciava proprio su queste. È stata una completa riconnessione con la natura di cui avevo bisogno dopo aver trascorso l’inverno a Roma.

A Coorg consiglio di visitare il Monastero Namdroling, considerato il più grande insediamento tibetano in India. Si tratta di un tempio costruito nel 1963 a Bylakuppe dal santo Lama Penor Rinpoche, subito dopo aver lasciato il Tibet. La facciata, decorata in oro, anticipa la bellezza degli interni, dove si trovano tre imponenti statue dorate del Buddha. Il distretto di Chikkamagaluru è considerato invece il luogo di nascita del caffè nel Paese. La sua coltivazione ha una storia affascinante. Nel 1670 d.C., il caffè Arabica fu introdotto dal santo sufi Baba Budan. Si dice che abbia portato semi dal porto di Mocha nello Yemen e li abbia piantati sulle colline vicino a Dattatreya Peetha. Attraversando in macchina il territorio ci si rende conto che non c’è un pezzo di terra che non sia toccato da questa coltivazione e da quella del tè, quasi altrettanto diffusa. Un must da non perdere è Mullayyanagiri, la vetta più alta del Karnataka, che si raggiunge con un piacevole e breve trekking in salita. In cima c’è un piccolo tempio dedicato al saggio Mullappa Swamy, che si ritiene abbia meditato nella grotta vicino alla vetta e da cui prende il nome. Qui l’aria è più fresca e il panorama sui ghat occidentali, soprattutto al tramonto, merita l’impegno per raggiungerla.

Le statue dorate e gli interni variopinti del monastero Namdroling, tempio buddhista costruito nel 1963 a Bylakuppe

Dopo questa avventura ho trascorso la notte al Java Rain Resort, anch’esso immerso in una piantagione di caffè. La villa dove ho dormito io era bellissima e molto grande, mi sono addormentata con i suoni della foresta e al risveglio mi aspettava una colazione impreziosita da una meravigliosa vista sulle colline di Baba Budan: davanti a me tante scimmiette saltavano da un albero all’altro. È stato un soggiorno di vero lusso nella natura. Il sesto stato più grande dell’India ha anche foreste sempreverdi, giungle di macchia mediterranea, zone umide e altri habitat ricchi di fauna selvatica. Il Parco Nazionale di Bandipur ha la seconda più alta popolazione di tigri in India. Fa parte della riserva della biosfera di Nilgiri, che la rende la più grande area protetta dell’India meridionale e il più grande habitat di elefanti selvatici nell’Asia meridionale.

Qui trovano rifugio anche leopardi, orsi bradipi, i cervi topi, chital, l’antilope a quattro corna. Partecipo a un safari in jeep a Nagarhole, un’area protetta di 640 chilometri quadrati con una natura selvaggia. Il parco è attraversato da fiumi e torrenti e da diverse cascate. Riusciamo a vedere cervi, scimmie, gaur (bisonti indiani) e molti elefanti che vagano in gruppo: anche un’intera famiglia con i piccoli che si bagnano e bevono nel fiume. Purtroppo però non riesco a incontrare le tigri, ci speravo! Il safari è la mia ultima esperienza in questi luoghi: dopo una settimana nel Karnataka, riparto dall’aeroporto internazionale Kempegowda di Bangalore dove mi accoglie un ricco paesaggio verdeggiante. Il Terminal 2 è un “Terminal giardino” in cui piantagioni interne e spazi verdi esterni si intrecciano con il passaggio dei viaggiatori. I padiglioni sono rivestiti di bambù e ispirati alle tradizionali trame indiane di canna.

Un’oasi di relax che solitamente non si trova all’interno di uno scalo intercontinentale e che mi dà l’impressione di fare una passeggiata in un giardino esotico. È questa l’ultima fotografia che mi ricorda la natura che ho visto in questo viaggio. È stata la mia quarta volta in India, sono cresciuta con lei in questi anni e l’ho vista crescere. E con tutti i suoi contrasti lascia sempre qualcosa nel mio cuore. Forse perché, come diceva Tiziano Terzani: “Chi ama l’India lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. Una volta incontrata non se ne può fare a meno. Si soffre a starne lontani”.

Il Parco Nazionale di Bandipur è il più vasto habitat al mondo per tigri del Bengala ed elefanti selvatici dell’Asia
meridionale

Informazioni di viaggio

DOVE DORMIRE

BANGALORE

Taj Yeshwantpur

Elegante e contemporaneo. Le camere hanno la vista sulla città o sulla piscina. I due ristoranti offrono piatti asiatici e continentali e il bar è il posto dove oziare con ottimi cocktail. C’è anche una lussuosa spa.

Hotel Lalitha Palace

Un hotel da sogno, ai piedi della collina Chamundi di Mysore, che offre un’esperienza di vita principesca in un vero palazzo del Maharaja.

Java Rain Resort

Sulle le colline di Mullayanagiri, nel mezzo di una piantagione di caffè, un resort di lusso dove svegliarsi nella vegetazione lussureggiante e in un’atmosfera di puro relax. Ha venticinque ville con viste spettacolari sulle colline di Baba Budan da un lato e una vista panoramica mozzafiato sulla città di Chikmagalur, dall’altro.

Silver Sky Resort

Tra alberi d’argento e rampicanti di pepe, questo resort offre Coffee cottage e suites molto ampie, adatte anche alle famiglie. Gli ospiti possono fare dei tour gratuiti del percorso del caffè perché la proprietà è in una piantagione.

Tamara Coorg

Splendido ecoresort, da scegliere se si vuole fare una vacanza rigenerante a cinque stelle. 56 ville in stile cottage, con affaccio sulla valle del Coorg. Per gli ospiti c’è la possibilità di fare trekking tra le piantagioni di caffè, cardamomo e pepe e l’offerta gastronomica è molto valida. Una coccola? Lo scrub al caffè nella spa.

The Bungalow 1934

Un luogo di ospitalità ancestrale nel villaggio di Yavakapadi, all’ombra di Thadiyandamol, la vetta più alta di Coorg con sei camere spaziose arredate con artigianato locale. La famiglia propone le prelibatezze dell’autentica cucina Kodava. Il bungalow ha avuto successo per essere stato presente anche nella serie Uncharted di Gordon Ramsay.

Kabini River Lodge

Una vasta tenuta coloniale nel cuore della terra degli elefanti ai margini meridionali del Parco Nazionale di Nagarhole. Il lodge propone un safari mattutino e serale in jeep o anche un giro in barca lungo il fiume Kabini.

Viale alberato di Bangalore

DOVE MANGIARE

BANGALORE

Mavalli Tiffin Rooms 

Un secolo di autentica cucina dell’India. Tra le specialità i Rava Idli, i Masala Dosa e il dessert Chandrahara condito con un liquido denso e dolce a base di khoa.

Rameshwaram Cafe

Luogo vibrante dove provare la cucina dell’India meridionale più autentica. Ottimi i Dosa e Idli e vari juice. Hanno anche il caffè filtro.

Spring

All’interno dell’elegante Radisson Blu Plaza Hotel di Mysore, questo ristorante offre i tipici piatti indiani come il tandoor e qualche proposta internazionale.

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