Josephine Png, alla guida creativa del miglior hotel del mondo

Josephine Png, alla guida creativa del miglior hotel del mondo

Il Capella Bangkok domina la classifica World’s 50 Best Hotels 2024. Abbiamo intervistato la marketing manager, che ci ha svelato i segreti di una gestione di successo.
Josephine Png, executive assistant manager e sales and marketing manager di Capella Bangkok.

Sorseggiare Champagne con lo sguardo che si perde sul Chao Phraya, incorniciato dall’immensa vetrata della suite del Capella Bangkok, è un’esperienza estatica. La vista del fiume accompagna ogni momento: dal grandioso letto, comodo all’inverosimile, ai divani color tortora rivolti ai grattacieli di Bangkok, o stando a piedi nudi sulla moquette in tono con le poltrone, soffice come il migliore dei tappeti. Anche il bagno è all’insegna del bello: al centro, una vasca che guarda il fiume circondata da una doccia a vetrata, tavolini in marmo e dettagli che raccontano attenzione e lusso discreto. Ogni giorno, piccole sorprese accolgono al rientro – come il latte di cocco fresco, perfetto dopo una serata intensa in città.

Il merito va agli architetti di Hamilton International e agli interior designer di Bamo, che hanno firmato una sinfonia di elegante sobrietà. I gusti thailandesi si mescolano con un’eleganza internazionale, dando vita a oasi urbane dolci e silenziose, perfette per ritrovare se stessi. Con un’ospitalità che si distingue per accuratezza e autenticità, l’albergo è stato eletto il migliore al mondo dalla lista World’s 50 Best Hotels 2024. Siamo volati in Thailandia e abbiamo appurato che, effettivamente, qui ogni desiderio viene esaudito e ogni servizio risulta impeccabile. Ad accogliere gli ospiti 101 camere con una superficie minima di 65 metri quadri, 7 ville da 225 metri quadri, un bar, due ristoranti (tra cui il due stelle Michelin Côte, supervisionato dallo chef Mauro Colagreco del Mirazur di Mentone) e una variegata quantità di appaganti attività.

Veduta dall’alto del Capella Bangkok sulla riva orientale del fiume Chao Phraya.

Ma come si fa a diventare il migliore hotel del mondo? Quali mosse, quali artifici e quali scelte bisogna fare per infondere non solo il piacere della visita, bensì ricordi indelebili in chi vi alloggia? Ne abbiamo parlato con Josephine Png, executive assistant manager e sales and marketing manager di Capella Bangkok, la mente e l’organizzazione dietro il successo di questo hotel.

Qual è il percorso che l’ha portata oggi al Capella?

Ci sono due cose che mi contraddistinguono: organizzare fin nei minimi dettagli e una innata, totale, curiosità. L’ospitalità può mettere insieme le mie due anime: ho iniziato in una scuola di hôtellerie in Svizzera per poi diventare assistente restaurant manager all’Holiday Inn di Singapore, dove avevamo moltissimi coperti da gestire. Le persone che ho incontrato durante il mio cammino professionale mi hanno sempre dato delle possibilità e così è stato con Capella, che ha creduto nella mia creatività già nel 2017, prima di aprire a Bangkok. In precedenza ero al Peninsula e al Mandarin Oriental, sempre a Bangkok. Capella mi rappresenta in pieno, con la sua filosofia di autenticità, sorrisi e dettagli che ispirano gli ospiti.

Quest’anno avete conquistato la prima posizione ai World’s 50 Best Hotels nonché, per il secondo anno consecutivo, siete stati nominati the Best Hotel Brand dai lettori di Travel+Leisure. Qual è il segreto per essere sempre al vertice?

Dal lato organizzativo, coltivando contatti con i partner e le persone giuste mentre, sul fronte emotivo, dando un servizio umile ma impeccabile. La prima regola che abbiamo in testa tutti, a Capella Bangkok, è di essere generosi con i nostri ospiti. Bisogna ricordarsi che vengono appositamente, a volte dall’altra parte del mondo. Dobbiamo soddisfare le loro aspettative, creare ricordi indelebili, trattare ognuno allo stesso modo ed essere sempre a disposizione. Molti hanno il mio numero per qualsiasi cosa e il nostro staff, sempre morbido, mette le persone a proprio agio. I servizi e le esperienze che siamo in grado di offrire rappresentano, a mio avviso, la chiave del nostro successo. Oltre a rispettare, valorizzare e riuscire a trasmettere le tradizioni della città e, in generale, della Thailandia. 

Modernità e tradizione convivono nell’area di Silom. Foto Georg Roske/Shutterstock

Quali sono gli elementi alla base dell’ospitalità nel migliore hotel del mondo?

Qualità dello staff e formazione sono fondamentali. Quando seleziono le persone per il Capella Bangkok, cerco un matrimonio di idee: voglio che le loro passioni e i loro interessi siano in sintonia con i nostri valori. Osservo come si approcciano agli altri, come sorridono. Non è ingegneria aerospaziale, è un lavoro profondamente umano. Allo stesso tempo, voglio che stiano bene: li formiamo, certo, ma ascoltiamo anche le loro opinioni, incoraggiamo le loro idee. Li facciamo mangiare bene, festeggiamo insieme, trascorriamo momenti di qualità come squadra. Sono la loro manager, ma non mi sento sopra di loro. Lavoriamo tutti per uno stesso obiettivo: anticipare i bisogni degli ospiti e farli sentire accuditi.

Ci può raccontare qualche aneddoto che dia il senso della cura e dell’esperienza bespoke?

Per esempio, abbiamo avuto come guest un rinomato flower designer e, per sorprenderlo, gli abbiamo fatto trovare la camera decorata con una selezione di fiori locali. Un’altra volta, studiando il profilo Instagram di un cliente, abbiamo notato che era molto affezionato al suo cane. Quindi gli abbiamo fatto incorniciare una sua foto che ha trovato sul tavolino all’arrivo. È tutta una questione di dettagli, anticipare le mosse e cercare di fare tutto il possibile. Nel tuo caso ci hai chiesto di trovare una particolare t-shirt come souvenir, non ci siamo riusciti e così ne abbiamo stampata una. Ma lo stesso approccio riguarda anche il personale delle pulizie: è successo che trovassero delle camicie appese e lavate dal cliente, che hanno preso, stirato e rimesso a posto. 

Da qualche anno è chiaro come l’Asia sia la meta del futuro: Hong Kong, Vietnam, Singapore, Indonesia… Perché secondo lei? Come mai, in particolare Bangkok, risulta una meta sempre più ambita?

L’Asia in generale sta vivendo un momento di fascinazione, è vero. La gente sta scoprendo che viaggiare da questa parte del mondo significa vivere tante esperienze, molte delle quali autentiche, e città e Paesi hanno lavorato tanto sul settore dell’ospitalità. Bangkok e la Thailandia hanno un sapore particolare però, va detto. È un Paese sicuro, dove la gente è ospitale e buona per natura, essendo a maggioranza buddista. È un luogo fatto di odori e sapori, molto vario, a suo modo mistico e molto bello. Anche per mantenere questo filo rosso con Bangkok e le sue anime, Capella ha aperto proprio accanto al fiume, nella parte della città vecchia.

Il salotto di una delle Family Suite del Capella Bangkok.

E in un discorso legato all’attaccamento con il territorio, quanto è importante lavorare con le persone del posto? 

Essenziale, per l’esperienza finale e per la sostenibilità della comunità della città e del Paese. Vincono tutti: possiamo e dobbiamo dare voce agli artisti e artigiani del luogo, in ogni campo, dal flower designer a chi fa gli abiti da lavoro. È nostro dovere e piacere mostrare a tutti il talento di chi vive la città. Ad esempio il nostro fotografo ufficiale, Nat Prakobsantisuk, scattava per Vogue Thailandia e ha creduto nel nostro progetto. Così come le divise, che sono uniche, diverse in dettagli per tutto lo staff, sono state create da un designer del posto, Von Sugunnasil. Non pensiamo alle classifiche, pensiamo solo a potenziare l’esperienza di viaggio, mostrando chi siamo, le nostre tradizioni e i nostri valori.

Articoli Correlati

Iscriviti alla newsletter