Genesis, quando le radici della montagna sono più profonde di qualsiasi altezza

Genesis, quando le radici della montagna sono più profonde di qualsiasi altezza

Siamo stati alla versione invernale dell'evento organizzato dal ristorante stellato SanBrite di Cortina d’Ampezzo.
Cammino per lago d’Ajal. Foto di ChantalArnts
Cammino verso il lago d’Ajal. Foto di ChantalArnts

Per cogliere il significato più profondo di genesi non è necessario essere appassionati di montagna. Basta trovarsela di fronte per percepire, in un attimo, il legame straordinario che la terra e gli elementi hanno con la vita. Compresa la tua. Non è una questione di sci, ciaspole o scarpe da trekking: si tratta di una magnetica attrazione verso le origini. Ed è proprio questa forza che ha ispirato Genesis, progetto ideato dai fondatori del SanBrite di Cortina (ristorante due stelle Michelin, una rossa e una verde), Riccardo Gaspari e Ludovica Rubbini.

Un evento articolato dal grande valore esperienziale pensato per condividere, insieme ad altri 35 ragazzi circa che vivono con la montagna addosso, anzi dentro, la stessa passione: l’amore e il rispetto per la natura. Genesis è un’occasione di dialogo e confronto, con sé stessi e con gli altri, in cui si condividono idee e visioni e si prende parte a workshop, escursioni in montagna e degustazioni.

SanBrite, una grande famiglia

Chef Sebastián Jimené e Fernanda Hernandez. Foto di ChantalArnts

Dal 14 al 16 marzo, siamo stati invitati all’edizione invernale di Genesis per trascorrere due giorni tra Cortina e Borca di Cadore, facendo base all’Hotel Boite, cuore pulsante dell’Ex Villaggio Eni. Due serate e un pranzo in quota nel mezzo, che raccontano il territorio in modo originale, attraverso esperienze dove al centro ci sono persone in grado di trasmettere dei valori autentici. Così, la prima sera, ti trovi intorno al fuoco di una piccola casa in pietra a mangiare una tartara di scampo norvegese con agnello fermentato, preparata dagli chef del ristorante Ræst delle Isole Faroe, Sebastián Jimené e Fernanda Hernandez.

Fare colazione con le uove cotte sul fuoco di un grande camino, regala l’entusiasmo e l’energia utile al percorso alpino previsto quella mattina. Un’ora di camminata facile sotto la neve che scende leggera, per arrivare al lago d’Ajal. Immersi nel bianco, ci siamo solo noi e dei germani reali che giocano sullo specchio d’acqua ghiacciato, accompagnati dal suono della legna che arde e dal tintinnio dei bicchieri di un rifugio che Alberto Alverà custodisce come una casa degli elfi.

Baita. Foto di ChantalArnts

La guida alpina ti spiega come funzionano le frane e gli strati di neve, Silvia racconta emozionata i suoi vini trevigiani del Borgo Dus e il tempo sembra fermarsi. Si parla del giorno successivo, quando andremo in visita all’opera architettonica più visionaria nella storia del welfare italiano: il Villaggio Eni.

Il villaggio Eni

Voluto da Enrico Mattei e disegnato da Edoardo Gellner, è un’area di diciotto ettari tra i boschi di Cadore dove un insieme di residenze geometriche tra pietra, legno e cemento hanno rappresentato e tuttora descrivono il sogno nazionale di una rivoluzione industriale centrata sugli uomini. Nei primi anni Cinquanta, l’ex titolare dell’azienda petrolifera, commissionò quest’opera nel verde incontaminato di Borca di Cadore, animato dal desiderio di offrire ai suoi dipendenti la possibilità di trascorrere le vacanze con la propria famiglia a spese dell’Eni, senza alcuna distinzione di ruoli nell’assegnazione degli alloggi. Oggi quest’area è di proprietà della società Minoter e se le ville rappresentano un’incantevole realtà residenziale, insieme all’hotel Boite, la vecchia colonia – che un tempo accoglieva quasi mille bambini in un enorme stabile privo scale – potrebbe in futuro ospitare un polo universitario.

L’accoglienza di Riccardo Gaspari e Ludovica Rubbini

Villaggio Eni. Foto di ChantalArnts

Tra il lago d’Ajal e il Villaggio Eni c’è il tempo di una cena dove il fuoco rimane una costante, il legno un elemento distintivo e dove, ancora una volta, le persone si confermano protagoniste. Siamo alla tavola del ristorante SanBrite, dall’offerta gastronomica che rappresenta il senso di accoglienza di Riccardo e sua moglie Ludovica, rispettivamente in cucina e in sala. Ambiente caldo e ricco di dettagli mai invadenti, luci giuste a disegnare spazi contenuti e avvolgenti, sono le sensazioni che ti fanno accomodare.

Tavola al SanBrite. Foto di ChantalArnts

Riccardo Gaspari è un cuoco di tecnica e pensiero, ha una filosofia essenziale nella costruzione del sapore e cerca nel potenziale variegato del suo regno vegetale la chiave di valore degli equilibri che crea nei piatti. Estetico e centrato nel gusto di ogni elemento, gioca elegantemente con parti grasse e spinte acide per ottenere il massimo dalle materie prime della sua terra. Ludovica Rubbini è un’attenta rettrice del proprio senso di raffinatezza, una dote che trasferisce con naturalezza a quanto la circonda. Geometrica e consapevole, gestisce la sala con empatia verso gli altri e coerenza verso il luogo che sa di rappresentare. Entrambi sono fiancheggiati da giovani professionisti, che si muovono in sinergia per dare a tutto un senso complessivo di autentica gentilezza.

Ditalino di farro con burro affumicato e uova di trota. Foto di ChantalArnts

Il piacere della tavola tra gastronomia, ambiente e sostenibilità

A tavola tutto parte da un brodo intenso di funghi e da un burro di panna da sfioro che tratteggiano da subito i confini di un carattere elaborato e garbato insieme. Nei piatti colpisce il Ditalino di farro con burro affumicato e uova di trota, grazie a un notevole fondo di cipolla bruciata e foglie di alloro, così come conquista il cervo servito con barbabietola e cassis. Nota di merito speciale va alla pasticceria del ristorante, una linea che non prevede l’utilizzo di zucchero raffinato. La pastry chef Elena Cristofoli prepara e serve come pre-dessert un sorbetto di senape con olio extravergine e brodo freddo di mele, regalando al palato freschezza assoluta in giochi di acidità su diverse scale di gusto. Il Buchteln finale, tradizionale pan brioche di origine boema, arriva da condividere e mangiare con un cremoso gelato al rum.

Sorbetto di senape con olio extravergine e brodo freddo di mele. Foto di ChantalArnts


Genesis e SanBrite: come partecipare

“Cortina è Cortina” si sente dire spesso. Una frase che potrebbe unire facilmente una serie di luoghi comuni alla ribalta di un tempo che la vedrà protagonista, insieme a Milano, dei XXV Giochi olimpici invernali nel 2026. Eppure, tolti i nomi delle valli e delle cime e spoglia dei racconti di chiunque, questa terra fatta di grandi altezze ha la capacità di farsi vivere profondamente nelle sue radici. L’immaginario collettivo della montagna è fatto di poche cose incredibilmente romantiche che, se proiettate sulle Dolomiti, vengono moltiplicate per un fattore di potenza proporzionale al peso di quella roccia scavata dal vento.

Partecipare a Genesis significa vivere luoghi e persone che sanno raccontarti storie lontane da qualsiasi stereotipo, facendoti scoprire qualcosa di tuo nel mondo degli altri. L’appuntamento estivo è fissato per il 4-7 settembre e la partecipazione è aperta a tutti, per avere le informazioni necessarie e far parte del gruppo basta scrivere una mail a genesis@sanbrite.it. Il perché Ludovica e Riccardo abbiano scelto di fare gruppo col mondo due volte l’anno, con le edizioni estiva e invernale di Genesis (sempre diverse tra loro), lo capisci mentre fai la valigia e ti chiedi come sarà la prossima volta.

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