Obiettivo Fiordi

La Norvegia in inverno? Folle, ma follemente magnifica. Per esaudire il desiderio della sua famiglia, Akash Kapur scopre un gelido mondo incantato.
L’Aurlandsfjord, un fiordo lungo circa 20 chilometri sulla costa occidentale della Norvegia.
L’Aurlandsfjord, un fiordo lungo circa 20 chilometri sulla costa occidentale della Norvegia. Foto di Øivind Haug

Sono un figlio dei tropici, cresciuto sulla costa meridionale dell’India – appena sopra l’equatore – tra rigogliose risaie e sotto un sole cocente. Indossavo magliette, pantaloncini e sandali tutto l’anno; le scarpe chiuse erano un’imposizione scomoda. Allora che ci facevo su una gelida montagna burrascosa in dicembre, con la neve fino alle ginocchia, avvolto in quattro strati di indumenti caldi e con scarponi pesanti ai piedi? Come sono finito in Norvegia a Natale, a fare escursioni con le racchette da neve a 800 metri di altitudine, ammirando giù in fondo un fiordo gelido scolpito da antichi ghiacciai?

Il percorso che ha portato me e la mia famiglia su quella montagna innevata era alquanto insolito: tutto è iniziato con un gioco online chiamato GeoGuessr, in cui bisogna identificare i luoghi mostrati sullo schermo attraverso immagini di Google Street View. Mio figlio, 15 anni, ci ha giocato per ore, troppe, e quindi ha sviluppato una conoscenza approfondita, un po’ bizzarra, di luoghi geografici poco conosciuti. Una delle sue specialità è la Scandinavia. Una sera tardi ha insistito perché prenotassimo i biglietti per il prossimo dicembre. «La Norvegia in inverno è il sogno della mia vita», ha detto con tono lamentoso. Quale genitore che si rispetti potrebbe negare a suo figlio un desiderio così profondo?

E così ci siamo ritrovati a Oslo due giorni prima di Natale, con la città deserta per le vacanze e la maggior parte dei negozi e dei ristoranti chiusi. Abbiamo passeggiato per i suoi ampi viali, orlati da cumuli di neve compatta, e i suoi eleganti parchi, ricoperti da uno strato di ghiaccio. Vicino al centro, nella zona del vecchio porto, una via pedonale deserta correva tra panorami gelidi e imponenti musei ed edifici culturali. L’iconica terrazza spiovente sul tetto dell’Opera di Oslo, che nei mesi caldi pullula di turisti, era chiusa ai visitatori. Nel porto le navi da crociera avevano un’aria di abbandono, senza passeggeri né equipaggio.

Il porto di Tromsø. Foto di Øivind Haug

Tuttavia, un angolo della baia pareva piuttosto animato. Sul bordo di un molo, accanto a un elegante edificio in legno e vetro simile a un bunker galleggiante, c’era un gruppo di uomini e donne mezzi nudi. Si sono avvicinati all’acqua e, con mio grande stupore, si sono tuffati. L’edificio era una sauna galleggiante; tutte le persone con cui ho parlato mi hanno assicurato che il rapido passaggio dal caldo al fred- do apporta notevoli benefici fisici e psicologici. Vedere per la prima volta questa pratica mi ha fatto venire il batticuore. Sembrava un rituale riservato alla gente del posto, certa- mente non adatto a un visitatore proveniente dai tropici.

Dopo tre giorni a Oslo, abbiamo raggiunto il villaggio di Flåm, circa 320 chilometri a nord-ovest, in una regione montuosa rinomata per i suoi fiordi patrimonio Unesco. Prima di arrivare in Norvegia, mio figlio mi aveva parlato del viaggio in treno da Flåm a Myrdal, considerato uno dei più panoramici al mondo, e mi aveva mostrato alcune recensioni che lo descrivevano come “mozzafiato”, “spettacolare” ed “epico”. Ho scoperto ben presto che non si trattava affatto di esagerazioni.

L’hotel Sommerro a Oslo. Foto di Øivind Haug

Siamo partiti la mattina presto, viaggiando attraverso paesaggi bianchi che si allungavano fino a un orizzonte arancione dove il sole si posava delicatamente, come una palla di burro. C’era una rassicurante prevedibilità in questo scenario, in cui la monotonia dei campi innevati e delle betulle e degli abeti radi scorreva come un balsamo, interrotta ogni tanto da un villaggio isolato o da una casa che pareva intrappolata nel ghiaccio. Mi sono chiesto come facciano gli abitanti a entrare e uscire; forse, ho pensato, vanno in letargo durante l’inverno.

Alla stazione di Myrdal, affollata di norvegesi vestiti con coloratissimi completi da sci, abbiamo cambiato e siamo saliti su un treno più piccolo, più lento e affollato per lo più di turisti. Abbiamo proseguito su un binario stretto attraverso un paesaggio molto diverso fatto di scoscese rocce grigie e stalattiti di ghiaccio, con qualche torrente occasionale che riusciva a scorrere, in modo apparentemente impossibile, attraverso il ghiaccio. Il treno è sceso in una valle su quella che ho poi scoperto essere una delle linee ferroviarie a scartamento standard più ripide al mondo.

Un tuffo dalla piattaforma della Fjordsauna a Flåm. Foto di Øivind Haug

Circa sei ore dopo aver lasciato Oslo, siamo arrivati a Flåm e abbiamo raggiunto a piedi un capanno basso vicino all’Aurlandsfjord, dove abbiamo incontrato Julie Aksnes Williams, una studentessa della vicina città di Bergen che fa la guida part-time per Fjordsafari e ci ha accolti con un marcato accento americano. Pur essendo cresciuta nei dintorni di Flåm, suo padre era originario delle Barbados. Mi è sembrato appropriato che mi fosse stata assegnata una guida che conosceva bene sia la neve sia i tropici.

Una camera al Bergen Børs Hotel. Foto di Øivind Haug

«Qualcuno di voi ha mai fatto un’escursione con le racchette da neve?» ci ha chiesto sorridendo. L’abbiamo guardata con aria perplessa. Ci ha fatto salire sulla sua auto e abbiamo percorso un tortuoso tracciato di montagna. Arrivati praticamente alla fine della strada, ha scaricato cinque paia di racchette da neve, ci ha aiutato a indossarle e ci ha condotto sui pendii innevati, sotto alberi ghiacciati che si ergevano come sentinelle. La neve era alta circa un metro e mezzo, soffice e leggera, e le ciaspole ci impedivano a malapena di sprofondare.

Abbiamo risalito un ripido pendio, ansimando e sbuffando – ho scoperto che camminare con le racchette è molto più faticoso di un’escursione tradizionale – e poi, dopo circa mezz’ora, ci siamo ritrovati in una radura sopra le nuvole. Sotto di noi, come una rivelazione improvvisa, si apriva uno scenario di montagne avvolte dalla nebbia e fiordi scuri. Williams ha aperto un thermos e ci ha servito una bevanda calda e molto dolce a base di sciroppo di ribes nero. Il mondo pareva lontano e, a parte alcune luci scintillanti, deserto; sembrava che avessimo i fiordi tutti per noi.

Il Parco nazionale dell’Hardangervidda visto dal treno tra Oslo e Bergen. Foto di Øivind Haug

Il giorno dopo, però, mi sono ricreduto quando abbiamo incontrato di nuovo Williams, questa volta per un giro lungo i fiordi su un gommone rigido. Ci siamo presentati con i nostri indumenti invernali più caldi, ma il personale di Fjordsafari ci ha detto che avremmo avuto bisogno di qualcosa di più pesante per le temperature sull’acqua, che potevano essere 15 gradi più basse. Così siamo stati avvolti da spessi strati di indumenti termici, tute di galleggiamento dai colori fluo, occhiali protettivi colorati e robusti stivali di gomma. Sembravamo astronauti.

Il paesaggio, in effetti, aveva un che di lunare: montagne rocciose punteggiate da cascate ghiacciate e chiazze bianche. Man mano che ci allontanavamo dalla riva, con il vento che ci sferzava brutalmente le guance, ho iniziato però a vedere tracce di insediamenti umani in mezzo a quello scenario ultraterreno: fienili rossi, moli di legno e persino un hotel in cima a una montagna (che, secondo quanto ci ha detto Williams, era raggiungibile solo camminando per 45 minuti).

Una crociera di Fjordsafari sull’Aurlandsfjord. Foto di Øivind Haug

Addentrandoci nei fiordi abbiamo iniziato a vedere dei villaggi. Erano abitati da poche persone e alcune capre;
un villaggio aveva un solo abitante. L’esistenza di una vita pastorale su queste montagne è stato forse l’aspetto più sorprendente della nostra escursione nei fiordi. Ero venuto in Norvegia aspettandomi un Paese europeo del XXI secolo con una natura spettacolare, e non sono rimasto deluso. Ma non mi aspettavo una vita vecchia di secoli tenacemente aggrappata ai pendii delle montagne.

Ci siamo fermati a Undredal, un pittoresco villaggio famoso per la popolazione di capre, che supera quella umana in un rapporto di 5 a 1. Il paesino è noto anche per il suo “formaggio” di capra marrone, un dolce norvegese a base di siero di latte più simile al fudge che al formaggio, e ne abbiamo assaggiato un po’, insieme a salsicce di produzione locale, in un ristorante sull’acqua. Ci siamo concessi qualche minuto per passeggiare lungo le stradine ghiacciate del villaggio, passando davanti alla sua chiesa a doghe del XII secolo, che pare sia la più piccola ancora in uso in Scandinavia.

Poi siamo risaliti sui gommoni e siamo tornati a Flåm. Ero d’accordo con Williams di incontrarci più tardi nel pomeriggio; le avevo detto che volevo capire meglio come fossero cambiati la città e i dintorni nel corso degli anni. Prima, però, io e la mia famiglia avevamo un appuntamento che mi aveva assillato per tutta la mattina: una prenotazio- ne in una di quelle saune galleggianti.

Il Parco Frogner a Oslo. Foto di Øivind Haug

Ci siamo fatti coraggio con un pranzo a base di hamburger e pizza al Flåm Marina, un locale accogliente con una splendida vista sul fiordo. Confesso di aver provato una leggera ansia per tutta la durata del pasto, un trepidante monologo interiore nel quale mi chiedevo se mi sarei veramente tuffato. Ci avevano detto che l’acqua era vicina allo zero, una temperatura bassa anche per la stagione. Forse, ho pensato, avrei potuto rinunciare, in una giornata che anche la gente del posto considerava fredda.

Ma poi il pranzo è finito e la mia
famiglia, a quanto pare meno esitante di me, si è avvicinata alla sauna, e io non ho potuto fare altro che seguirla. Un attimo dopo eravamo già in costume da bagno, comodamente sistemati in una calda stanza di legno affacciata sul fiordo. Questa, ovviamente, era la parte facile. Ci siamo sdraiati sulle panche ammirando l’acqua scintillante, con le cime in ombra sullo sfondo. Avrei potuto restare lì tutto il pomeriggio.

È risaputo che gli adolescenti sono abilissimi a turbare le zone di comfort dei propri genitori. Dopo circa un quarto d’ora i miei figli hanno aperto la porta della sauna e sono usciti sulla terrazza. Ho deciso che era irresponsabile – per non parlare del danno alla mia reputazione – lasciare che si tuffassero da soli. Così sono uscito, li ho spinti gentilmente da parte, ho fatto un respiro profondo, sono sceso dalla scaletta e mi sono tenuto a galla freneticamente nell’ac- qua gelida contando fino a 12 (ero determinato ad andare oltre il 10). Poi mi sono trascinato su per la scaletta, tra gli applausi generali della famiglia.

Per noi padri, il rispetto è difficile da conquistare – e spesso di breve durata. Alla nostra destra, su una sauna galleggiante adiacente, un gruppo di norvegesi in costume da bagno rideva fragorosamente, tuffandosi a bomba e sguazzando nel fiordo per lunghi periodi, come se fossero in vacanza primaverile in una sorta di paradiso tropicale. Più tardi, nella luce blu scuro del pomeriggio, Williams e io abbiamo passeggiato lungo le banchine della città, superando un paio di traghetti ancorati per la notte e una fila di edifici in legno dipinti a colori vivaci. Le strutture erano tenute in modo impeccabile e le strade erano quasi deserte. Tutta la scena era decisamente bucolica, quasi troppo pittoresca per essere vera. Ho detto a Williams quanto fossi sorpreso dall’apparente continuità della vita nella zona.

La Cattedrale Artica di Tromsø, costruita nel 1965. Foto di Øivind Haug

«Questa città sembra immutata», ho detto. «Questi edifici sono reali o sono stati costruiti per un set cinematografico?» Ridendo, mi ha confermato che si trattava effettivamente di originali. Ma ha aggiunto che le cose non sono così statiche come può sembrare. Ha detto che ero fortunato a visitarla in inverno, quando la città non è così affollata e conserva ancora qualcosa del suo fascino originale. In estate, ha continuato, lo stretto molo di Flåm può essere invaso dai turisti sbarcati dalle navi da crociera, che por- tano rumore e inquinamento. Alcuni agricoltori avevano recentemente organizzato una protesta dipingendo sulle balle di fieno la scritta “no cruise ships”.

Come sempre, mi ha spiegato, il turismo è un’arma a doppio taglio: se da un lato l’afflusso di forestieri sconvolge la vita locale, dall’altro fornisce il reddito e l’incentivo necessari a Flåm per proteggere il suo passato «La gente lavora sodo per prendersi cura di questo posto e preservarne l’atmosfera originale», ha aggiunto Williams. Mentre mi raccontava tutto questo, eravamo davanti alla stazione ferroviaria, di fronte a una carrozza che solo poche ore prima sarebbe stata piena di turisti, prima che i trasporti pubblici per Flåm chiudessero per la giornata. Williams mi ha detto che da bambina prendeva questo treno per tornare a casa da scuola. Si sedeva con i controllori e loro la aiutavano a fare i compiti.

Ora i nuovi controllori non la riconoscono più e la sgridano quando non carica correttamente l’attrezzatura invernale. «È così che va», ha aggiunto Williams con una punta di malinconia. «Alcune cose cambiano, altre rimangono uguali. È semplicemente la realtà della vita». I figli dei tropici sono fatti per le spiagge: desideriamo ardentemente acque cristalline e sabbia bianca. Per la nostra ultima tappa in Norvegia abbiamo preso un aereo per Tromsø, 400 chilometri a nord del Circolo Polare Artico. Quando siamo atterrati, le spiagge erano l’ultima cosa che avevo in mente. La temperatura era sotto zero e la città era immersa in una perenne oscurità invernale. Eppure, una notte ci siamo ritrovati su una spiaggia.

L’aurora boreale vista dalla spiaggia di Steinsvika, vicino a Tromsø. Foto di Øivind Haug

Sommaroy è un villaggio a circa 35 chilometri da Troms®, che abbiamo raggiunto insieme a un gruppo nella speranza di ammirare l’aurora boreale. La spiaggia era diversa da tutte quelle che avevo visto prima. Strati di neve ondulata conducevano alle onde dell’Artico che si infrangevano dolcemente sulla riva. Non c’erano dune di sabbia, solo colline di ghiaccio argentato che brillavano come cime alpine in miniatura sotto una luna quasi piena. L’aurora boreale era nella nostra lista dei desideri.

Eravamo determinati a concludere il nostro viaggio con questo spettacolo, ma la serata era iniziata sotto cattivi auspici. Sarah Caufield, la nostra guida canadese, ci ha detto che nelle ultime settimane il fenomeno si era visto poco. L’aurora faceva i capricci, e nessuno sapeva davvero quando o come sarebbe apparsa. Non ci restava che sperare. Siamo rimasti più di un’ora sulla spiaggia gelida, avvicinandoci al falò acceso da un altro gruppo. Abbiamo scrutato il cielo, ammirando le stelle brillanti, a volte credendo di vedere lampi di luce tra i lembi di nuvole. Caufield controllava un’app sul telefono, cercando di valutare le nostre possibilità. Alcune persone hanno rinunciato e sono tornate a sedersi nei veicoli parcheggiati.

Scampi alla griglia, manzo frollato e stagionato a secco e una selezione di piattini all’Allmuen, bistrò a Bergen. Foto di Øivind Haug

Poi, all’improvviso, abbiamo visto una tenue scia verde, seguita da una linea più pronunciata, che presto è diventata un arco inconfondibile attraverso il cielo. La gente è tornata di corsa dal parcheggio e la spiaggia si è riempita di esclamazioni di stupore e ammirazione. Le luci andavano e venivano, si calmavano per un po’ e poi esplodevano di nuovo, a volte in linee luminose e a volte in spettacolari spirali fluorescenti. Era come assistere ai fuochi d’artificio del 4 luglio, solo che era inverno. Abbiamo osservato lo spettacolo con soggezione, lasciandoci avvolgere dal mistero della notte artica. Dopo un po’ ho chiesto a mio figlio se aveva freddo e gli ho suggerito di tornare in auto al caldo. «Macché, scherzi?», mi ha risposto. «Questo è il mio sogno che si avvera».

Una delle tante sculture di Gustav Vigeland nel Parco Frogner di Oslo. Foto di Øivind Haug

La Norvegia in inverno

Oslo

Sommerro
Un hotel di grande fascino ospitato in un palazzo degli anni Trenta, proprio dietro l’angolo dal Palazzo Reale. L’immensa caffetteria è perfetta per osservare la gente che passa. Da non perdere
la piscina esterna riscaldata all’ultimo piano.

Fukuya
Un accogliente ristorante asiatico di quartiere a due passi dal Parco Frogner, perfetto per il sushi o un curry thailandese in una giornata fredda.

Parco Frogner
Ampi prati costellati da imponenti sculture si estendono a perdita d’occhio fino all’orizzonte. Nei weekend il parco pullula di famiglie con bambini.

Flåm

Fretheim Hotel
Questo hotel coniuga architettura vecchia e nuova e regala magnifiche vedute delle montagne e dei fiordi circostanti. La cena a buffet è perfetta dopo una giornata di escursioni.

Ægir Brewpub
Pub e ristorante in un edificio in legno. Il suo menu a tema vichingo offre una ricca scelta di piatti tradizionali.

Flåm Marina Café
Questo locale a conduzione familiare annesso a un piccolo aparthotel gode di una posizione invidiabile con vista sul fiordo. Il menu include pizze e hamburger.

Fjordsafari
Le cordiali e professionali guide di questa agenzia conducono i visitatori in escursioni con le racchette da neve o in barca lungo i fiordi. La sicurezza è una priorità assoluta, così come la protezione dal freddo.

Fjorena
Mettete alla prova il vostro coraggio passando dal caldo della sauna al gelido fiordo esterno. La sauna offre una vista mozzafiato.

Flåm Railway
Questo trenino percorre una delle linee ferroviarie più ripide al mondo attraverso paesaggi spettacolari. Cercate di sedervi nelle carrozze anteriori per godervi la vista migliore.

Bergen

Bergen Børs Hotel
La seconda città più grande della Norvegia è la porta di accesso ai fiordi. Questo splendido hotel, che un tempo ospitava la borsa valori, si affaccia su una piazza circondata da edifici storici, a pochi isolati dal mare. Il suo ristorante è decorato con meravigliosi affreschi.

Allmuen
In una città famosa per la sua scena gastronomica, Allmuen si distingue per la freschezza e la creatività della sua cucina, utilizzando prodotti locali per menu di ispirazione mediterranea ogni giorno diversi.

TROMSØ

Vervet Apartment Hotel Appartamenti moderni in un quartiere emergente appena fuori dal centro città, con una serie di ristoranti e caffetterie nelle vicinanze.

Bardus
Questo ristorante di lusso nel cuore della città ha un bar annesso più informale e meno affollato.

Bengts Bistro
Un locale senza fronzoli dall’atmosfera autentica. Nel menu spiccano pizze e spiedini alla griglia.

Tromsø Mikrobryggeri & Balthazar Vinbar
Un microbirrificio e wine bar situato in un accogliente edificio del XIX secolo su una delle vie principali.

Museo Polare
Questo piccolo e modesto museo offre un’ottima introduzione alla vita vicino al Circolo polare artico. Presenta la storia della caccia alle foche, reperti delle drammatiche spedizioni al Polo Nord e testimonianze fotografiche
e narrative delle difficoltà affrontate da intere generazioni nel gelido clima locale.

Arctic Guide Services
Questo operatore, uno dei tanti che offrono tour ed escursioni, è affidabile e dispone di guide esperte. Propone esperienze come l’aurora boreale e il sole di mezzanotte, oltre a escursioni sulle montagne circostanti. – A.K.

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